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Schizofrenia: sintomi, cause e rimedi

30 Gennaio 2020 | Autore:
Schizofrenia: sintomi, cause e rimedi

Cos’è la schizofrenia? Qual è il decorso clinico? In cosa consiste il trattamento? Scoprilo nel mio articolo.

La schizofrenia è tra i disturbi mentali più temuti. Può essere estremamente invalidante e limitare l’autonomia di chi ne soffre tanto nelle relazioni sociali quanto nelle normali attività della vita quotidiana. Alcuni studiosi preferiscono parlare di “spetto schizofrenico”, individuando un gruppo di disturbi correlati tra loro che possono avere basi eziologiche comuni. Si tratta di un disturbo universale che si ritrova tanto nei paesi industrializzati quanto nei paesi in via di sviluppo; tuttavia, risulta più diffuso nelle aree urbane.

In questo articolo, cercherò di fornirti tutte le informazioni sulla schizofrenia: sintomi, cause e rimedi.

La schizofrenia è un disturbo complesso e articolato. La famiglia del paziente si trova spesso ad affrontare un carico gravoso di preoccupazioni. Gli psicologi clinici intervengono nella fase della valutazione; della cura; della riabilitazione e del sostegno familiare.

Quali sono i sintomi della schizofrenia? I sintomi psicotici positivi attenuati sono: le credenze, il linguaggio, i pensieri ed i comportamenti bizzarri;  i disturbi percettivi; l’ideazione paranoide. Altri sintomi sono: il deterioramento cognitivo, scolastico e sociale; la riduzione dell’attenzione; il decadimento neuropsicologico.

Spesso, la fase in cui si manifestano allucinazioni e deliri è preceduta da settimane o mesi di ansia o altre modifiche emozionali; isolamento da amici e parenti; difficoltà di concentrazione nel lavoro e nello studio. E’ difficile distinguere tra l’insorgenza della schizofrenia e la classica crisi giovanile. Ecco perché è importante rivolgersi a personale specializzato. Fortunatamente, le ultime ricerche scientifiche hanno aumentato la possibilità di cura. Ma procediamo con ordine e analizziamo questo disturbo partendo dai sintomi psicotici per antonomasia.

Allucinazioni e deliri

I sintomi psicotici per eccellenza sono le allucinazioni e i deliri. L’allucinazione è una percezione sensoriale che si manifesta in assenza di una stimolazione esterna del relativo organo di senso. Le allucinazioni possono riguardare ciascuna modalità sensoriale ed è per questo che possiamo distinguere le allucinazioni in: gustative; olfattive; somatiche; tattili, visive e uditive. La persona può rendersi conto o meno che sta avendo un’allucinazione. C’è da dire che, spesso, alcune esperienze allucinatorie transitorie possono manifestarsi anche in persone non affette da alcun disturbo mentale.

E’ importante distinguere le allucinazioni dalle illusioni in cui viene mal interpretato e percepito uno stimolo esterno effettivamente presente.

Cosa si intende per delirio? Una falsa convinzione, incentrata su deduzioni sbagliate che riguardano la realtà esterna. Tale convinzione è fermamente sostenuta a dispetto di prove incontrovertibili della sua falsità. Un esempio potrebbe essere la convinzione che un alieno abbia prelevato i propri organi interni sostituendoli con altri, senza lasciare alcuna cicatrice né alcuna traccia. Questo è un chiaro esempio di “delirio bizzarro”, mentre un esempio di “delirio non bizzarro” potrebbe essere l’errata convinzione di essere traditi dal proprio coniuge o spiati dalla polizia.

Non sempre è semplice distinguere un vero e proprio delirio da idee e convinzioni irragionevoli e fortemente radicate. La migliore linea di demarcazione è da rintracciarsi nella rigidità delle convinzioni e nell’indifferenza per le evidenze contrapposte. Si tratta di esagerazioni, distorsioni ed esasperazioni del pensiero deduttivo.

Come si suddividono i deliri?

Individuiamo i deliri più comuni, distinguendoli in deliri:

  • di grandiosità: il soggetto è convinto di essere dotato di uno straordinario talento non riconosciuto, di avere una missione da portare a termine assegnatagli da una qualche divinità, di aver fatto una grande scoperta, di aver realizzato una geniale invenzione;
  • di gelosia: il soggetto pensa che il proprio partner o coniuge sia infedele e per dimostrare la veridicità delle sue convinzioni sottopone all’attenzione dell’altro/a prove insulse, indizi insussistenti. Talvolta, può arrivare a spiare o seguire il partner o il coniuge;
  • di persecuzione: il soggetto ritiene di essere spiato; ingannato; danneggiato; molestato; avvelenato. Può succedere che metta in atto alcuni sistemi di autodifesa e protezione (ad esempio, rivolgendosi alle forze dell’ordine) oppure ricorra alla violenza;
  • di tipo somatico: il soggetto pensa di avere dei parassiti interni, insetti sulla pelle, emanare cattivo odore (insomma, tutto ciò che riguarda l’aspetto o il funzionamento del suo corpo);
  • di controllo: il soggetto è convinto che i suoi comportamenti ed i suoi pensieri siano controllati da una forza esterna;
  • di trasmissione del pensiero: il soggetto pensa che i suoi pensieri siano letti dagli altri;
  • di inserzione del pensiero: il soggetto ritiene che i pensieri formulati, in realtà, non sono propri, ma sono il risultato di ragionamenti inseriti nella sua mente da altre persone, da altre forze, da altre entità.

Diagnosi di schizofrenia

Per diagnosticare la schizofrenia occorre analizzare due categorie di sintomi psicotici che si distinguono in: sintomi positivi (i quali riflettono una distorsione o un eccesso di funzioni normali) e sintomi negativi (che riflettono una diminuzione o una perdita delle funzioni normali).

I sintomi positivi comprendono:

  • deliri;
  • allucinazioni;
  • eloquio disorganizzato: disorganizzazione del linguaggio e della comunicazione in cui si riflette la disorganizzazione del pensiero (ad esempio, il soggetto perde costantemente il filo del discorso);
  • comportamento disorganizzato, cioè distorsioni del controllo del comportamento; difficoltà nel compimento delle normali attività della vita quotidiana; improvvisa agitazione in assenza di stimoli esterni; anomalie motorie, le cosiddette posture catatoniche (cioè bizzarre o inappropriate); ripetizione a eco di una parola o di una frase pronunciata da un’altra persona (ecolalia); ripetizione dei movimenti di un’altra persona in maniera quasi automatica e involontaria (ecoprassia).

I sintomi negativi riguardano:

  • l’abulia: l’incapacità di iniziare o completare comportamenti finalizzati ad una meta, cioè una persona schizofrenica può restare seduta a lungo senza mostrare alcun interesse per le altre attività;
  • l’appiattimento dell’affettività: le espressioni emotive sono ristrette. Ad esempio, il paziente schizofrenico mostra uno scarso contatto visivo, un linguaggio del corpo ridotto, un viso non comunicativo (sembra immobile e non reattivo);
  • l’alogia: la riduzione nella fluidità del pensiero e dell’eloquio, l’impoverimento dei contenuti.

Affinché si possa parlare di schizofrenia, occorre la presenza di almeno due tra i sintomi positivi e negativi che ti ho appena indicato. Questo disturbo incide sulla cura si sé, sul lavoro e sulle relazioni interpersonali.

Quali sono le fasi della schizofrenia?

L’esordio della schizofrenia, considerata il disturbo mentale più grave, è tra i 15 ed i 35 anni e, proprio per questo, Kraepelin, brillante psichiatra e psicologo tedesco, la definì dementia praecox.

E’ possibile distinguere la schizofrenia in tre fasi:

  • una fase prodromica (nei casi più rari l’esordio è improvviso, spesso dura settimane, mesi o anni);
  • una fase attiva: caratterizzata dalla fase acuta tipicamente psicotica;
  • una fase residuale: in cui non compaiono più i sintomi precedenti, ma si osserva un appiattimento dell’emotività, una scarsa motivazione e una drastica riduzione delle attività.

Schizofrenia: quanto pesa il fattore genetico?

Il fattore di rischio per l’insorgenza di un disturbo mentale, in tal caso della schizofrenia, è la familiarità. Le evidenze scientifiche a sostegno di un rischio genetico provengono da: studi sui gemelli; studi sulle adozioni; studi sulla frequenza di schizofrenia tra i familiari di pazienti schizofrenici.

Se un familiare soffre di schizofrenia, gli altri parenti hanno un’alta probabilità di sviluppare il medesimo disturbo mentale: quanto più il legame è stretto tanto più aumenta la probabilità di insorgenza della schizofrenia. Tuttavia, occorre precisare che i fattori genetici sono predisponenti: è necessario l’intervento dei fattori ambientali sociali e culturali affinché possa insorgere e manifestarsi il disturbo.

Schizofrenia: il trattamento

Il trattamento della schizofrenia richiede l’intervento di figure professionali che possano coordinarsi tra loro. Nelle fasi acute, spesso, il ricovero è indispensabile. Il ricovero non si protrae per un lungo periodo. Una volta dimesso, il paziente proseguirà il trattamento presso strutture come ambulatori d’igiene mentale, servizi di riabilitazione, centri diurni.

Per coloro che vivono in famiglia, sono utili gli interventi di psicoeducazione, in cui prevale il contenuto informativo.

L’intervento riabilitativo consiste spesso in un day hospital. E’ fondamentale l’intervento del personale paraprofessionale e della sua formazione.

Schizofrenia: giurisprudenza

Sono numerose le pronunce della Suprema Corte che riguardano i pazienti che soffrono di schizofrenia. A seguire, ti parlerò della responsabilità dello psichiatra e dell’indennità di accompagnamento riconosciuta in caso di incapacità mentale, dovuta appunto alla schizofrenia.

Responsabilità del medico psichiatra

Lo psichiatra è titolare di una posizione di garanzia: ha l’obbligo di controllo e di protezione del paziente ed è tenuto a prevenire il pericolo di commissione di atti lesivi ai danni di terzi e di comportamenti pregiudizievoli per se stesso.

La Corte di Cassazione [1] è stata chiamata a pronunciarsi sul suicidio di una paziente affetta da schizofrenia paranoide cronica. La Suprema Corte ha ritenuto immune da censure l’affermazione di responsabilità per il reato di omicidio colposo di un medico del reparto di psichiatria di un ospedale pubblico per il suicidio della paziente, avvenuto qualche ora dopo essersi presentata in ospedale per aver ingerito un intero flacone di Serenase. Dopodiché, il medico l’aveva dimessa senza attivare alcuna terapia né alcun meccanismo di controllo.

Schizofrenia: spetta l’indennità di accompagnamento?

L’indennità di accompagnamento spetta nel caso in cui il malato presenti incapacità fisiche che non gli consentano di compiere i normali atti della quotidianità (come l’impossibilità di deambulare) e/o psichiche.

La Cassazione [2] ha ritenuto legittima la richiesta di indennità di accompagnamento in caso di schizofrenia. La Suprema Corte ha precisato che l’indennità di accompagnamento deve essere riconosciuta anche a coloro che, pur essendo capaci di compiere gli atti elementari della vita quotidiana, hanno bisogno della presenza costante di un accompagnatore, in quanto non sono in grado di compiere tali atti nei tempi e nei modi più appropriati per salvaguardare la propria salute e tutelare la propria dignità personale senza mettere a rischio sé stessi e gli altri.


note

[1] Cass. pen. sez. IV, 18/05/2017, n.43476

[2] Cass. sent. n. 1069/15 del 21.01.2015.


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