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Ritorno all’art. 18 ma in discussione il reddito di cittadinanza

9 Gennaio 2020
Ritorno all’art. 18 ma in discussione il reddito di cittadinanza

Il M5S vuole riscrive il JobsAct; per tutta risposta il Pd e Italia Viva chiedono una rivisitazione del Reddito di cittadinanza e del decreto Dignità.

Subito dopo le elezioni regionali, ci saranno una verifica di Governo e un nuovo programma. Tra i punti che saranno sottoposti all’esame c’è la richiesta di reintroduzione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, avanzata da M5S e Leu, così dimostrandosi le forze più “a sinistra” dell’asse. 

Tale richiesta spinge una parte della maggioranza (Pd, Italia Viva) ad estendere il confronto a tutto campo anche al decreto Dignità, al Reddito di cittadinanza e agli ammortizzatori sociali.

Il primo a puntare il dito contro il Jobs Act – che, come si ricorderà, è stato uno dei provvedimenti chiave del Governo Renzi per rilanciare l’occupazione – è stato il ministro degli esteri, Di Maio, che ne chiede la riscrittura. 

Come noto, la riforma ha eliminato la reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo nelle aziende con più di 15 dipendenti, stabilendo invece un risarcimento forfetario. La misura fu poi parzialmente cancellata dalla Corte Costituzionale che ha ritenuto illegittima la predeterminazione di un indennizzo fisso, senza prima valutare alcuni aspetti come l’anzianità di servizio. 

Ora, il leader M5S vuole ripristinare la reintegra nel posto di lavoro. La richiesta non poteva che destare l’aspra critica da parte di Italia Viva che, per voce della ministra Teresa Bellanova (Agricoltura), respinge l’attacco sostenendo che la priorità è «far ripartire il lavoro e l’economia , non gingillarsi con il Jobs Act che il lavoro lo ha creato». La risposta è stata, quindi, quella di mettere in discussione anche il decreto dignità, provvedimento simbolo del M5S.

«Il Jobs act non si tocca – dice il presidente dei senatori Dem, Andrea Marcucci-. Come tutte le leggi, a distanza di qualche anno, può essere giusto valutare gli effetti, ma l’impianto generale del provvedimento continua a funzionare». Per la sottosegretaria al Lavoro Dem, Francesca Puglisi «occorre estendere l’assegno di ricollocazione anche a chi percepisce la Naspi. Anche il decreto dignità e il Reddito di cittadinanza sono da migliorare, puntando su formazione e politiche attive». Il Jobs Act è «un cantiere aperto, va completato – per l’economista dem, Tommaso Nannicini e padre del provvedimento –. Non c’è nessun totem da abbattere o bandierina da difendere».

La rappresenta della Cisl, Annamaria Furlan, scende in favore del Jobs Act: «La discussione sull’articolo 18 ci riporta al secolo scorso – ha detto ai microfoni di 24Mattino su Radio 24 –. Abbiamo 300mila lavoratori coinvolti in crisi aziendali, con l’articolo 18 non ne salviamo nemmeno uno. Non mi interessa un dibattito che riporta a divisioni ideologiche, mi sembra solo un modo per distogliere l’attenzione».

Il M5S preme anche per l’introduzione del salario minimo legale, provvedimento sul quale hanno già annunciato battaglia le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati (che, al momento, allo scettro nella determinazione del reddito minimo).  


1 Commento

  1. Ho visto nascere e crescere i sindacati, controparte allo schiavismo dettato dagli imprenditori nel dopoguerra che fu causa di emigrazioni di massa e scontri violenti nelle strade italiane, oggi ritroviamo gli accomodati sindacati schierati palesemente con i manager dell’industria, magari ricordare alle rappresentanze sindacali il loro ruolo, credo che sia necessario, l’art. 18 dello statuto dei lavoratori emanato nel 1970 fu creato allo scopo di creare una parità contrattuale tra le parti, purtroppo il vampirismo capitalistico cresciuto negli ultimi dieci lustri, ha fatto strada alla corruzione ed alla concussione, dice bene la Furlan scende in favore del Jobs Act e l’abolizione del citato art. 18, dicendo: “ci riporta al secolo scorso” ma non ha specificato se si riferiva alle prime decadi del secolo scorso.

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