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Cosa fare coi soldi contanti?

9 Gennaio 2020
Cosa fare coi soldi contanti?

Come usare i soldi in modo che non siano tracciabili e controllabili: metodi di impiego del denaro senza destare sospetti.

In tutti questi anni, hai racimolato un discreto gruzzoletto di contanti, frutto di regali, vincite al gioco, scommesse e lavoretti occasionali che non hai mai denunciato al Fisco. Ora, però, che l’importo è diventato troppo elevato per restare a casa ed è potenzialmente aggregabile dai ladri, ti chiedi cosa fare coi soldi contanti. Quali spese o investimenti puoi sostenere senza che il Fisco te ne chieda ragione?

Il rischio di avere problemi con i contanti non si presenta solo quando li versi sul conto corrente, ma anche quando fai determinati acquisti per i quali ti viene richiesto il codice fiscale. In tali ipotesi, infatti, l’Agenzia delle Entrate viene a sapere della spesa e, se questa dovesse essere superiore alle tue capacità economiche – almeno rispetto a quelle dichiarate nel 730 – potrebbe avviare nei tuoi confronti un’indagine. 

Anche gli investimenti in attività produttive o in ricchezza mobiliare (azioni, obbligazioni, titoli di Stato) possono presentare lo stesso problema, essendo spese tracciabili.

Ecco che allora, in tutti questi casi, è bene porsi in anticipo la domanda: cosa fare coi soldi contanti? Non c’è bisogno di essere evasori per porsi tale quesito. Anche il denaro di provenienza lecita ed esentasse, come quello derivante da una donazione non imponibile (ad esempio, quella ricevuta da un genitore, un nonno o dal coniuge), se non si riesce a dimostrarne la provenienza, può costituire un problema nei confronti del Fisco. L’ufficio delle imposte, infatti, crede a ciò che gli dici solo se hai prove documentali certe. 

Risultato: tutti i contanti non giustificabili – siano essi leciti o illeciti – possono comportare il rischio di accertamento fiscale. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione e di capire dove nascondere i contanti.

Come rendere trasparenti i contanti

In generale, nessuno ti vieta di tenere contanti a casa. Difficile che possa intervenire un’ispezione della Finanza se non ha in mano dei gravi indizi di evasione o di reati tributari nei tuoi riguardi. Peraltro, anche in questi casi, dovrebbe prima intervenire un’autorizzazione del pubblico ministero. Insomma, le Fiamme Gialle non verranno a casa tua solo per qualche migliaio di euro detenuto in contanti. Ciò nonostante, se vuoi allontanare il rischio di furti e rapine, è bene che tu decida di spostare i soldi in un posto più sicuro rispetto alla tua abitazione. Sicuramente, quello più tutelato è la banca. Non sei però obbligato a far transitare il denaro sul conto corrente. Molte persone, infatti, detengono i contanti in cassette di sicurezza che garantiscono la segretezza. Segretezza, ma non anonimato: l’Agenzia delle Entrate può, infatti, sapere dell’esistenza di un contratto di questo tipo con l’istituto di credito ma, salvo fare una verifica sul posto (che potrebbe essere giustificata solo in presenza di prove di reato), non ne conosce il contenuto.

C’è chi si fa rilasciare dalla banca uno o più assegni circolari intestati a un familiare che poi custodisce in casa senza provvedere all’incasso. L’assegno circolare ha il vantaggio di consentire l’accredito di una somma in un deposito a parte rispetto al conto corrente personale. Tuttavia, resta un’operazione tracciabile. La Finanza potrebbe sempre chiederti perché hai chiesto l’emissione dell’assegno e a fronte di quale debito. Se poi non dovesse trovare un corrispondente accredito sul c/c del beneficiario potrebbe sospettare un’operazione fraudolenta.

C’è chi si apre un conto Paypal o N26. Si tratta di banche estere che non sono tenute a comunicare all’Anagrafe tributaria (nello specifico, il Registro dei rapporti finanziari) i contratti intrattenuti coi clienti italiani. Resta, però, l’eventualità (piuttosto remota) che il Fisco faccia un’indagine coinvolgendo anche gli intermediari esteri. Ma è difficile che le autorità si muovano per piccole somme.

Il versamento sul conto altrui

Se non vuoi rischiare che il Fisco ti sottoponga al controllo, puoi sempre dare i contanti a un’altra persona affinché li depositi sul proprio conto, ma così facendo traslerai lo stesso rischio su quest’ultimo. L’atto che compi comunque si configura come donazione e lo puoi fare solo se l’importo è inferiore al limite imposto dalle leggi sull’antiriciclaggio (dal 2020 pari a 2mila euro). Chi ti garantisce che i soldi ti verranno, però, restituiti? Solo una scrittura privata che devi farti firmare dal beneficiario con la quale questi ammette la natura simulata della donazione. 

Potresti, a tal fine, anche fingere un prestito non fruttifero, ossia un mutuo non produttivo di interessi, formalizzando la consegna del denaro e l’obbligo di restituzione dello stesso entro un certo periodo di tempo. 

Come spendere i contanti 

Altro modo per nascondere i contanti è ovviamente spenderli. Ma, come ti ho detto in apertura, si deve trattare di un utilizzo non tracciabile. Sono tracciabili tutti gli acquisti di beni: 

  • iscritti in pubblici registri immobiliari (ad esempio, le automobili che sono iscritte nel Pra, gli immobili che sono iscritti nei pubblici registri immobiliari detenuti dall’Ufficio del territorio presso l’Agenzia delle Entrate);
  • oppure per i quali viene emessa una fattura;
  • oppure per i quali viene richiesto il codice fiscale del contribuente (si pensi a un contratto di mutuo, a un contratto di affitto, ai viaggi aerei, alle polizze assicurative, ecc.).

Restano anonimi tutti gli acquisti per i quali, invece, viene rimesso lo scontrino fiscale in quanto anonimo. Non c’è, quindi, bisogno di essere una «partita Iva» per essere sottoposti ai controlli delle spese: molti acquisti che fai quotidianamente richiedono il codice fiscale. Vuoi qualche esempio? Le spese mediche: quando dai la tessera sanitaria in farmacia stai dando il tuo codice fiscale.

Un altro esempio è l’assicurazione auto o il contratto di locazione: guai a stipulare una locazione per mille euro al mese se dichiari uno stipendio di 800 euro. Invece, non subisci alcun controllo quando non dai il codice fiscale; con l’emissione dello scontrino, difatti, non vieni identificato e puoi vivere sonni tranquilli. Parliamo del caffè, della spesa al supermercato (a meno che non la paghi con carta di credito ovviamente), dell’oggetto tecnologico per il quale non richiedi la fattura. Anche la cena con gli amici: qualche furbetto, per scaricarla dalle tasse e recuperare poche decine di euro, chiede la fattura non sapendo che, in questo modo, rischia grosso.

Sono, infine, tracciabili tutti gli acquisti che avvengono con strumenti elettronici di pagamento, come carte di credito, carte bancomat, carte prepagate, bonifico bancario. Lo sono anche gli assegni (circolari o bancari). In questi casi, l’ufficio delle imposte può sempre risalire alla spesa effettuata dal contribuente. 

Chiaramente, tanto più è elevata la spesa, tanto maggiore è il rischio di un accertamento. Pensa all’acquisto di un’auto o di una casa quando le capacità economiche del contribuente non lo consentano. 

Ti consiglio a riguardo di leggere i quattro approfondimenti che abbiamo già pubblicato, su queste stesse pagine, sul tema: 


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