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Assegno divorzile: ultime sentenze

25 Gennaio 2020
Assegno divorzile: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: assegno divorzile; tenore di vita godibile nel corso del matrimonio; squilibrio economico patrimoniale; accertamento delle cause dell’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e dell’incapacità di procurarseli.

Assegno divorzile

I criteri attributivi e determinativi dell’assegno divorzile non dipendono dal tenore di vita godibile durante il matrimonio, operando lo squilibrio economico patrimoniale tra i coniugi unicamente come precondizione fattuale, il cui accertamento è necessario per l’applicazione dei parametri di cui all’art. 5, comma 6, prima parte, della l. n. 898 del 1970, in ragione della finalità composita – assistenziale perequativa e compensativa – del detto assegno.

(Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, nel riconoscere l’assegno di divorzio, aveva fondato il proprio accertamento esclusivamente sul criterio del tenore di vita godibile durante il matrimonio, senza verificare in concreto l’incidenza dei parametri integrati).

Cassazione civile sez. I, 11/12/2019, n.32398

Valutazione dell’adeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente

La valutazione della adeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente l’assegno divorzile ha natura necessariamente comparativa e concreta. Ove all’esito della disamina della condizione patrimoniale dei coniugi – consentita dagli oneri di produzione imposti alle parti dallo stesso art. 5, comma 6 L. div. – il giudice del merito dovesse verificare che sussiste una disparità evidente tra di loro, dovrà indagare se tale condizione sia conseguenza di una scelta di vita comune e, quindi, in chiave prognostica, dovrà valutare se vi sia la concreta possibilità di recuperare il pregiudizio professionale ed economico eventualmente dipeso dalla scelta condivisa di fare assumere a un coniuge un ruolo prevalentemente consumato all’interno della famiglia e volto alla formazione del patrimonio comune. In un simile quadro, l’assegno divorzile assumerà una funzione equilibratrice e perequativa piuttosto che assistenziale in senso stretto, e si eviteranno i rischi di locupletazioni ingiustificate senza sacrificare il principio di pari dignità tra i coniugi.

Tribunale Monza sez. IV, 28/11/2019, n.2625

Quantificazione dell’assegno divorzile

Ai fini della quantificazione dell’assegno divorzile, il giudice non è in nessun modo vincolato ad un accertamento dei redditi dei coniugi nel loro esatto ammontare, essendo piuttosto sufficiente un’attendibile ricostruzione, liberamente valutabile, delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi.

Corte appello Perugia, 12/11/2019, n.690

Assegno divorzile: procedimento di determinazione

Per la decisione sulla domanda di assegno divorzile si deve assumere come punto di partenza della valutazione della domanda, l’analisi dell’attuale situazione economico reddituale delle parti (comprensiva delle potenzialità dell’ex coniuge richiedente assegno di avere adeguati mezzi propri o di essere capaci di procurarli), finalizzata alla comparazione tra la situazione reddituale e patrimoniale delle parti per verificare l’esistenza di un eventuale squilibrio.

Compiuto tale accertamento si dovrà poi accertare se la disparità economico reddituale, lo squilibrio rilevato, siano frutto delle scelte condivise assunte in costanza di matrimonio alla luce del contributo dato da ciascun coniuge alla formazione del patrimonio comune e all’evolversi della situazione reddituale e patrimoniale dell’altro, considerando la durata del vincolo coniugale, chiave di lettura di tutti gli altri criteri di valutazione, che assume una rilevanza pregnante.

È  infatti di immediata evidenza che maggiore sarà stata la durata del matrimonio, più sarà stato rilevante l’apporto di ciascuno alla formazione delle sostanze comuni e allo sviluppo delle capacità reddituali dell’altro coniuge, in una valutazione che impone la piena equiordinazione tra il lavoro domestico, di cura e di accudimento dell’altro e della casa familiare, allo stato privo di concreto riconoscimento reddituale, e il lavoro prestato all’esterno del nucleo familiare.

Tribunale Vicenza sez. II, 11/11/2019, n.2328

Assegno di divorzile: funzione

All’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate e senza che la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile – venga finalizzata alla ricostruzione del tenore di vita endoconiugale, ma piuttosto al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi.

Cassazione civile sez. VI, 30/10/2019, n.27771

Soddisfazione delle esigenze di vita dignitosa del coniuge

L’attribuzione e la quantificazione dell’assegno divorzile non sono variabili dipendenti soltanto dalla differenza del livello economico-patrimoniale tra gli ex coniugi o dall’alto livello reddituale del coniuge obbligato, non trovando alcuna giustificazione l’idea che quest’ultimo sia tenuto a corrispondere tutto quanto sia per lui sostenibile, quasi a evocare un prelievo forzoso in misura proporzionale ai suoi redditi.

L’assegno deve essere attribuito e determinato al fine di soddisfare le esigenze di vita dignitosa del coniuge richiedente che devono tener conto anche delle aspettative professionali sacrificate, in base ad accordo con l’altro coniuge, per aver dato un particolare e decisivo contributo alla formazione del patrimonio comune e dell’altro coniuge.

Cassazione civile sez. I, 07/10/2019, n.24932

Assegno divorzile: indici rivelatori dell’autosufficienza del richiedente

In tema di assegno divorzile, l’esclusivo parametro per il giudizio d’inadeguatezza dei redditi o dell’impossibilità oggettiva di procurarseli è quello dell’indipendenza economica del richiedente. L’autosufficienza può essere desunta dal possesso di redditi di qualsiasi specie, di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari, della disponibilità di una casa di abitazione e della capacità e possibilità effettive di lavoro personale.

In sostanza, una persona è indipendente economicamente quando è adulta e sana e può provvedere al proprio sostentamento, ossia disporre di risorse sufficienti per le spese essenziali quali il vitto e l’alloggio, ed esercitare i propri diritti fondamentali. In quest’ottica un parametro di riferimento, sebbene certamente non esclusivo, può essere rappresentato dall’ammontare delle entrate che consente ad un individuo di accedere al patrocinio a spese dello Stato, oggi pari ad € 11.528,41 annui, ossia circa 1.000,00-1.100,00 euro mensili.

Tribunale Reggio Calabria, 04/10/2019, n.1331

Pensione di reversibilità e assegno divorzile

Il diritto dell’ex coniuge all’attribuzione di una porzione della pensione di reversibilità dell’altro presuppone il riconoscimento in suo favore della spettanza dell’assegno divorzile, sia pure in forza di pronuncia non ancora passata in giudicato

Cassazione civile sez. I, 26/09/2019, n.24041

Funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi

In tema di assegno divorzile, la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi.

Tribunale Savona, 11/09/2019, n.796

Funzione assistenziale, compensativa e perequativa dell’assegno

L’assegno divorzile ha una imprescindibile funzione assistenziale, ma anche, e in pari misura, compensativa e perequativa. Pertanto, qualora vi sia uno squilibrio effettivo, e di non modesta entità, tra le condizioni economico-patrimoniali degli ex coniugi, occorre accertare se tale squilibrio sia riconducibile alle scelte comuni di conduzione della vita familiare, alla definizione dei ruoli all’interno della coppia e al sacrificio delle aspettative di lavoro di uno dei due.

Laddove, però, risulti che l’intero patrimonio dell’ex coniuge richiedente sia stato formato, durante il matrimonio, con il solo apporto dei beni dell’altro, si deve ritenere che sia stato già riconosciuto il ruolo endofamiliare dallo stesso svolto e – tenuto conto della composizione, dell’entità e dell’attitudine all’accrescimento di tale patrimonio – sia stato già compensato il sacrificio delle aspettative professionali oltre che realizzata con tali attribuzioni l’esigenza perequativa, per cui non è dovuto, in tali peculiari condizioni, l’assegno di divorzio.

Cassazione civile sez. I, 30/08/2019, n.21926

Determinazione dell’assegno divorzile

Ai fini dell’attribuzione e della quantificazione dell’assegno divorzile si deve tenere conto della funzione assistenziale e, a determinate condizioni, anche compensativo-perequativa cui tale assegno assolve. Da ciò consegue che, nel valutare l’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge che ne faccia richiesta, o l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, si deve tener conto, utilizzando i criteri di cui all’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, sia della impossibilità di vivere autonomamente e dignitosamente da parte di quest’ultimo e sia della necessità di compensarlo per il particolare contributo, che dimostri di avere dato, alla formazione del patrimonio comune o dell’altro coniuge durante la vita matrimoniale, senza che abbiano rilievo, da soli, lo squilibrio economico tra le parti e l’alto livello reddituale dell’altro ex coniuge, tenuto conto che la differenza reddituale è coessenziale alla ricostruzione del tenore di vita matrimoniale, ma è oramai irrilevante ai fini della determinazione dell’assegno, e l’entità del reddito dell’altro ex coniuge non giustifica, di per sé, la corresponsione di un assegno in proporzione delle sue sostanze.

Cassazione civile sez. I, 09/08/2019, n.21234

Riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge

In tema di assegno divorzile,  l’instaurazione di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale fa venire meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, cosicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso.

Infatti la formazione di una famiglia di fatto – costituzionalmente tutelata ex art. 2 Cost. come formazione stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo – è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi ormai definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile.

Tribunale Sulmona, 06/08/2019, n.189

Assegno divorzile: cosa deve accertare il giudice?

In tema di assegno divorzile il giudice, nello stabilire se e in quale misura esso debba essere riconosciuto, è tenuto, una volta comparate le condizioni economico patrimoniali delle parti e ove riscontri l’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e l’impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive, ad accertare rigorosamente le cause di una simile situazione alla luce dei parametri indicati dall’articolo 5, comma 6, prima parte della legge 898/1970, verificando se la sperequazione sia la conseguenza del contributo fornito dal richiedente alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, con sacrificio delle proprie aspettative professionali e reddituali, in relazione all’età dello stesso e alla durata del matrimonio.

Cassazione civile sez. I, 28/06/2019, n.17601



1 Commento

  1. L’assegno divorzile non spetta per il semplice fatto dello scioglimento del matrimonio: in altre parole, il divorzio non conferisce automaticamente il diritto all’assegno. Come ricordato nel paragrafo precedente, il giudice che si pronuncia sul divorzio deve riconoscere l’assegno divorzile tenendo conto di una serie di fattori diversi.

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