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Enfiteusi: ultime sentenze

27 Maggio 2021
Enfiteusi: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: contratto costitutivo di enfiteusi; esenzione pagamento dell’Imu sul terreno agricolo condotto e gestito; devoluzione del fondo enfiteutico; obblighi dell’enfiteuta; pagamento del canone.

Decorsi almeno dieci anni dalla costituzione dell’enfiteusi, e successivamente dopo eguale periodo di tempo, le parti possono chiedere una revisione del canone, qualora questo sia divenuto troppo tenue o troppo gravoso in relazione al valore attuale del fondo. Tale valore determina senza tener conto dei miglioramenti arrecati dall’enfiteuta di deterioramenti dovuti a causa a lui imputabile. Per saperne di più sull’enfiteusi, leggi le ultime sentenze.

Contratto di enfiteusi invalido

In caso di contratto di enfiteusi invalido (nella specie in quanto stipulato dall’ente ecclesiastico in difetto della licenza del Superiore prescritta dall’ordinamento canonico), in mancanza di titolo legittimante l’attribuzione del diritto sulla cosa, ai fini della valutazione del relativo possesso ad usucapionem decisivo rilievo assume esclusivamente la mera estrinsecazione del potere di fatto esercitato sulla res protrattasi per vent’anni, al perfezionamento dell’acquisto a siffatto titolo originario del diritto di enfiteusi non ostando il pagamento del canone enfiteutico previsto nel contratto invalido, né assumendo un qualche rilievo in contrario la successiva stipula da parte dell’usucapiente di contratto preliminare in qualità di affittuario del fondo.

Cassazione civile sez. III, 20/11/2020, n.26521

Contratto di enfiteusi stipulato in luogo di un precedente affitto agrario

Qualora un contratto di enfiteusi stipulato in luogo di un precedente affitto agrario sia affetto da nullità, nondimeno può valere a fondare il possesso utile per l’usucapione del bene, ogni qualvolta il rapporto instauratosi da lì in avanti tra l'”accipiens” e la “res tradita” sia sorretto dall'”animus rem sibi habendi”, ossia dalla riferibilità del potere di fatto esercitato sul fondo alla pretesa titolarità di un diritto reale, anziché ai diritti derivanti da un mero rapporto obbligatorio.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza d’appello, che aveva trascurato di valutare che il contratto di enfiteusi concluso fra le parti, ancorché invalido ed inidoneo a produrre effetti giuridici, era suscettibile di valere quale prova della mutata volontà del soggetto nella disponibilità del fondo di possederlo, non più come semplice affittuario, ma come enfiteuta).

Cassazione civile sez. III, 20/11/2020, n.26521

Titolare del diritto reale di enfiteusi

In caso di valida e legittima esistenza di un contratto di enfiteusi, ex art. 1350 c.c., il soggetto passivo ai fini I.M.U. è il titolare del diritto reale di enfiteusi che, ove rivesta la qualifica di coltivatore diretto, è esentato dal pagamento dell’I.M.U..

Comm. trib. prov.le Taranto sez. I, 11/03/2019, n.562

Rapporto enfiteutico: l’omessa richiesta della ricognizione del concedente

In tema di enfiteusi, l’omessa richiesta della ricognizione da parte del concedente, titolare del dominio diretto, non nuoce di per sé all’esistenza del rapporto enfiteutico, se con essa non concorre l’acquisto per usucapione da parte del titolare del dominio utile, che abbia posseduto come pieno proprietario

Tribunale Palermo sez. II, 04/06/2018

Enfiteusi: l’omesso pagamento del canone

In materia di enfiteusi, l’omesso pagamento del canone, per qualsiasi tempo protratto, può rilevare unicamente in termini di inadempimento, legittimando eventualmente il concedente a chiedere la devoluzione (art. 972 c.c.) .

Tribunale Palermo sez. II, 04/06/2018

Devoluzione del fondo enfiteutico

In tema di modificazione della domanda ex art. 183 c.p.c., è possibile mutare anche gli elementi costitutivi della stessa, ove ricorrano le condizioni indicate dalla sentenza n. 12310 del 2015 delle Sez. U. della S.C. e non siano avanzate, quindi, delle pretese aggiuntive.

Pertanto, deve escludersi che l’attore, proposte delle domande di accertamento della proprietà di un fondo, di incorporazione delle costruzioni ex art. 934 c.c. e di pagamento di somme in data successiva al passaggio in giudicato di una sentenza che aveva accertato l’esistenza su tale fondo di un’enfiteusi in favore di terzi, possa chiedere, nella prima udienza di trattazione, la devoluzione del fondo enfiteutico.

(Nella specie, veniva in rilievo un giudizio cui si applicava l’art. 183 c.p.c., nel testo previgente alla riforma della l. n. 80 del 2005).

Cassazione civile sez. VI, 10/05/2018, n.11282

Risarcimento del danno

Anche il livellario è ricompreso nell’ambito dei soggetti legittimati non solo ad impugnare gli atti di una procedura espropriativa, — in quanto il livello, mediante il quale storicamente ai contadini veniva concesso di condurre in affitto i fondi, costituisce un diritto reale di godimento sul fondo e conferisce al titolare una posizione differenziata e qualificata relativamente all’area in suo possesso -, ma anche ad agire in giudizio onde conseguire il risarcimento del danno subito a causa dell’illegittima espropriazione. Più precisamente, in applicazione analogica della disciplina dettata in materia di enfiteusi (istituto al quale la giurisprudenza ha equiparato il contratto di livello), deve ritenersi che la previsione di cui all’art. 34, primo comma, d.P.R. n. 327/2001 (”l’indennità di esproprio spetta al proprietario del bene da espropriare ovvero all’enfiteuta, se ne sia anche possessore”) valga anche per il livellario, il quale ha quindi titolo a percepire l’indennità di esproprio.

Al diritto del livellario di conseguire l’indennità di esproprio non può non corrispondere, peraltro, il diritto dello stesso a reclamare il risarcimento del danno patito per la privazione dell’immobile da parte della Pubblica Amministrazione in occasione dell’esercizio dei poteri ad essa attribuiti in materia espropriativa.

T.A.R. Salerno, (Campania) sez. I, 17/04/2018, n.577

Assegnazione a coltivatori diretti a titolo di enfiteusi

L’incommerciabilità dei beni gravati da uso civico, ostativa a qualunque forma di circolazione degli stessi, compresa quella derivante dal processo esecutivo, vale anche per i beni convenientemente utilizzabili per la coltura agraria di cui all’art. 11, lett. b), della l. n. 1766 del 1927, per i quali risulta possibile la ripartizione ed assegnazione a coltivatori diretti a titolo di enfiteusi.

Cassazione civile sez. II, 22/01/2018, n.1534

Enfiteusi rustica ed urbana

L’appello proposto davanti a un giudice diverso, per territorio o grado, da quello indicato dall’art. 341 c.p.c. non determina l’inammissibilità dell’impugnazione ma è idoneo ad instaurare un valido rapporto processuale, suscettibile di proseguire dinanzi al giudice competente attraverso il meccanismo della “traslatio iudicii” e ciò vale anche per l’ipotesi di erronea proposizione del gravame avanti alla sezione specializzata agraria, anziché ordinaria, della corte d’appello.

(Nella specie, la S.C. ha cassato – e dichiarato la competenza della corte d’appello in composizione ordinaria – la sentenza della sezione specializzata agraria della corte di appello che, giudicando in causa di enfiteusi rustica ed urbana, proposta e decisa in primo grado dal tribunale in composizione monocratica, aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione).

Cassazione civile sez. III, 16/10/2017, n.24274

Contratto costitutivo di enfiteusi

Quando, per l’esistenza di un determinato contratto, la legge richieda, a pena di nullità, la forma scritta (nella specie, contratto costitutivo di enfiteusi), alla mancata produzione in giudizio del relativo documento non può supplire il deposito di una scrittura contenente la confessione della controparte in ordine alla pregressa stipulazione del contratto “de quo”, nemmeno se da essa risulti che quella stipulazione fu fatta per iscritto.

Cassazione civile sez. II, 21/02/2017, n.4431

Enfiteusi costituite prima del 28 ottobre 1941

Per le enfiteusi costituite prima del 28 ottobre 1941 e con originaria pattuizione del corrispettivo in derrate o in natura, il valore di riferimento per la determinazione del capitale di affrancazione va individuato nella minor somma tra il controvalore delle derrate o della prestazione in natura, in base ai prezzi correnti al 7 agosto 1966, e il reddito dominicale del fondo sul quale è costituita l’enfiteusi, determinato a norma del r.d.l. 4 aprile 1939 n. 589, conv. nella l. 29 giugno 1939 n. 976, rivalutato con il d.leg.c.p.s. 12 maggio 1947 n. 356.

Cassazione civile sez. III, 26/05/2014, n.11700

Determinazione dei canoni di affrancazione dei fondi enfiteutici

In ordine ai criteri da seguire nella determinazione dei canoni di affrancazione dei fondi enfiteutici, il prezzo dell’affrancazione deve consistere necessariamente in una somma ragionevole in rapporto al valore reale del bene, con conseguente esclusione, anche per le enfiteusi rustiche non coltivate, di calcoli che prendano a base del canone annuale valori astratti o predeterminati dei terreni agricoli, sicché, in assenza di disposizioni legislative sul punto, può ritenersi conforme a ragionevolezza e, quindi, condivisibile il criterio di prendere, quale dato di partenza per il calcolo, il valore di mercato del bene enfiteutico, sul quale possono influire anche le prospettive di valorizzazione ai fini dell’utilizzo; tenuto conto, altresì, della linea di tendenza della legislazione volta a valorizzare la funzione sociale dell’istituto in esame e a favorire l’enfiteuta nell’acquisto finale della proprietà, va scelto, quale base del calcolo, il valore corrispondente all’estremo inferiore nell’ambito delle oscillazioni fisiologiche del mercato, purché detto valore non trascuri i requisiti specifici del bene.

Consiglio di Stato sez. I, 17/04/2014, n.3932



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