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Sangue infetto: ultime sentenze

25 Gennaio 2020
Sangue infetto: ultime sentenze

Le ultime sentenze su:accertamenti di competenza del centro trasfusionale; responsabilità del ministero della Salute; sacche regolarmente etichettate; risarcimento del danno conseguente al contagio a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto; somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno.

Danno da emotrasfusioni infette

Nel giudizio promosso nei confronti del ministero della Salute per il risarcimento del danno conseguente al contagio a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, l’indennizzo di cui alla l.n. 210/92 può essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno (“compensatio lucri  cum damno”) solo se sia stato effettivamente versato o, comunque, sia determinato nel suo preciso ammontare o determinabile in base a specifici dati della cui prova è onerata la parte che il lucrum eccepisce.

Corte appello Caltanissetta, 16/10/2019, n.643

A chi spetta il controllo diretto sul sangue?

Non spetta al primario di chirurgia od al chirurgo operatore il controllo diretto sul sangue, la corretta tenuta dei registri o la verifica della preventiva sottoposizione a tutti i test sierologici richiesti dalla legge delle sacche di sangue trasfuse, poiché si tratta di accertamenti di competenza del centro trasfusionale, che trasmette al reparto richiedente le dette sacche regolarmente etichettate.

In particolare, solo il responsabile dell’acquisizione del sangue – il primario di ematologia, che dirige il citato centro trasfusionale – può rispondere della non completa compilazione della scheda di ciascuna sacca, della mancata esecuzione, da parte di tale centro, dei controlli di legge o dell’omessa annotazione sulle sacche in esame delle indicazioni imposte dalla normativa.

(Nella specie, la S.C. ha escluso la responsabilità del primario del reparto di ostetricia e ginecologia di un ospedale per le lesioni patite da una donna dal medesimo operata in conseguenza della trasfusione di sangue infetto proveniente dal centro trasfusionale interno della struttura interessata, del quale esisteva un apposito responsabile).

Cassazione civile sez. III, 14/10/2019, n.25764

Contagio con sangue infetto

In merito al contagio con i virus HBV (epatite B), HIV (Aids) e HCV (Epatite C), in conseguenza dell’assunzione di emotrasfusioni o di emoderivati con sangue infetto, non sussistono tre eventi lesivi ma un unico evento lesivo, cioè la lesione dell’integrità fisica in conseguenza dell’assunzione di sangue infetto.

Ne consegue che già a partire dalla data di conoscenza dell’epatite B, la cui individuazione spetta all’esclusiva competenza del giudice di merito, costituendo un accertamento di fatto, sussiste la responsabilità del Ministero della salute, sia pure con il limite dei danni prevedibili, anche per il contagio degli altri due virus, che non costituiscono eventi autonomi e diversi ma solo forme di manifestazioni patogene dello stesso evento lesivo.

Corte appello Napoli sez. VIII, 17/09/2019, n.4478

Scomputo dell’indennizzo dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno

Nel giudizio promosso nei confronti del ministero della Salute per il risarcimento del danno conseguente al contagio a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, l’indennizzo di cui alla l. n. 210 del 1992 può essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno (“compensatio lucri cum damno”) solo se sia stato effettivamente versato o, comunque, sia determinato nel suo preciso ammontare o determinabile in base a specifici dati della cui prova è onerata la parte che eccepisce il “lucrum”.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza di appello che, ai fini della detrazione dall’importo risarcitorio dell’indennizzo “ex lege” n. 210 del 1992, ne aveva ritenuto provata la corresponsione al dante causa dei ricorrenti, alla luce della documentazione versata in atti e delle allegazioni contenute nella citazione introduttiva del giudizio di primo grado, sebbene il relativo mandato di pagamento fosse stato prodotto senza quietanza).

Cassazione civile sez. III, 30/08/2019, n.21837

Danno da emotrasfusione con sangue infetto e termine di prescrizione

In tema di risarcimento del danno alla salute causato da emotrasfusione con sangue infetto, ed ai fini dell’individuazione dell’exordium praescriptionis, una volta dimostrata dalla vittima la data di presentazione della domanda amministrativa di erogazione dell’indennizzo previsto dalla l. n. 210 del 1992, spetta alla controparte dimostrare, anche per mezzo di presunzioni semplici, che già prima di quella data il danneggiato conosceva o poteva conoscere, con l’ordinaria diligenza, sia l’esistenza della malattia, sia la sua riconducibilità causale alla trasfusione.

Cassazione civile sez. III, 28/06/2019, n.17421

Responsabilità del ministero della Salute

A fronte di un danno alla salute conseguente ad emotrasfusione di sangue infetto per omessa rilevazione sierologica della presenza del virus, la responsabilità del ministero della Salute deriva dal generale precetto dell’art. 2043 c.c., per danno derivante da comportamento, non provvedimentale, della Pubblica Amministrazione ovvero per violazione di regole di comune prudenza ovvero di leggi o regolamenti a cui l’Amministrazione è vincolata. Il citato Ministero ha, infatti, diverse competenze, nonchè poteri di vigilanza sulla preparazione e sull’impiego di emoderivati e di controllo sulla sicurezza dei protocolli attuati.

Le omissioni nell’esercizio del potere attribuitogli allo scopo di tutelare la salute pubblica sono a fondamento, pertanto, della responsabilità extracontrattuale del Ministero per violazione di interessi giuridicamente rilevanti.

Corte appello Bari sez. lav., 20/06/2019, n.1531

Liquidazione dei danni da emotrasfusioni con sangue infetto

In tema di risarcimento del danno da emotrasfusioni con sangue infetto, l’indennizzo eventualmente già corrisposto al danneggiato ai sensi della l. n. 210/1992 può essere integralmente scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno, secondo il principio della compensatio lucri cum damno, venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento, consistente nel porre a carico del Ministero due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 05/06/2019, n.7226

Nesso di causalità tra la somministrazione di sangue infetto e patologia insorta

Il nesso di causalità tra la somministrazione, in ambiente sanitario, di sangue infetto e la specifica patologia insorta deve essere apprezzato adottando quali parametri valutativi le cognizioni scientifiche acquisite al tempo dell’osservazione, quindi ex post, le quali hanno consentito la puntuale identificazione e classificazione delle malattie tipiche.

Cassazione civile sez. III, 31/01/2019, n.2790

Responsabilità del medico che esegue la trasfusione

In tema di patologie conseguenti ad infezioni contratte a causa di assunzione di emotrasfusioni o di emoderivati con sangue infetto, incorre in responsabilità contrattuale, imputabile anche alla struttura sanitaria, il medico che, in mancanza di una situazione di reale emergenza e senza informare adeguatamente il paziente del rischio obiettivo che tale pratica terapeutica presentava, abbia eseguito una trasfusione di sangue a causa della quale il paziente abbia contratto un’infezione.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in relazione ad una trasfusione eseguita nel 1990, cui era conseguito il contagio di un neonato con il virus dell’epatite C, aveva desunto la prova che i genitori, se informati, avrebbero negato il consenso alla terapia dall’assenza di prova della necessità della trasfusione).

Cassazione civile sez. III, 22/01/2019, n.1567

Emotrasfusioni con sangue infetto e ingiustificato arricchimento 

La compensatio lucri cum damno opera in tutti i casi in cui sussista una coincidenza tra il soggetto autore dell’illecito tenuto al risarcimento e quello chiamato a erogare il beneficio con l’effetto di assicurare al danneggiato una reintegra del suo patrimonio completa e senza duplicazioni. Ciò si verifica, paradigmaticamente, nel caso dell’indennizzo corrisposto al danneggiato – ai sensi della legge n. 210 del 1992 – a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, il quale, pertanto, deve essere integralmente scomputato dalle somme spettanti a titolo di risarcimento del danno, venendo altrimenti la vittima a godere di un ingiustificato arricchimento consistente nel porre a carico di un medesimo soggetto (il ministero della Salute) due diverse attribuzioni patrimoniali in relazione al medesimo fatto lesivo.

Cassazione civile sez. III, 06/12/2018, n.31543

Il collegamento tra trasfusione e insorgenza della patologia

II collegamento probabilistico tra la somministrazione del sangue infetto in ambiente sanitario e la patologia insorta va apprezzato non sulla base delle conoscenze scientifiche del momento in cui venne effettuata la trasfusione, stante l’irrilevanza del criterio della prevedibilità soggettiva, ma sulla base di quelle presenti al momento in cui viene svolto l’accertamento dell’esistenza del nesso causale, posto che ciò che deve essere valutato è il collegamento naturalistico fra l’omissione e l’evento dannoso.

Una volta acquisita al processo la circostanza dell’incauta somministrazione in violazione di specifiche regole, diventa onere della struttura sanitaria dimostrare, sempre sul piano soggettivo dell’illecito, di aver utilizzato sacche di sangue opportunamente controllate secondo tutti i canoni normativi.

Corte appello Catanzaro sez. II, 13/03/2018, n.474

L’omissione del controllo da parte del ministero

Premesso che sul Ministero grava un obbligo di controllo, direttiva e vigilanza in materia di impiego di sangue umano per uso terapeutico (emotrasfusioni o preparazione di emoderivati) anche strumentale alle funzioni di programmazione e coordinamento in materia sanitaria, affinché sia utilizzato sangue non infetto e proveniente da donatori conformi agli standard di esclusione di rischi, il giudice, accertate l’omissione di tali attività e la conoscenza oggettiva ai più alti livelli scientifici della possibile veicolazione di virus attraverso sangue infetto, con riferimento all’epoca di produzione del preparato, ed accertata – infine – l’esistenza di una patologia da virus HIV o HBV o HCV in soggetto emotrasfuso o assuntore di emoderivati, può ritenere, in assenza di altri fattori alternativi, che tale omissione sia stata causa dell’insorgenza della malattia, e che, per converso, la condotta doverosa del Ministero, se fosse stata tenuta, avrebbe impedito la verificazione dell’evento.

Tribunale Catanzaro sez. II, 06/03/2018, n.405



6 Commenti

  1. I controlli sulle donazioni di sangue hanno quasi azzerato il rischio di contrarre infezioni da trasfusione, come Hiv ed epatite B o C.I test a cui viene sottoposto il sangue donato, che non può essere utilizzato prima dell’esito negativo, sono uno dei pilastri che garantiscono la sicurezza, insieme al questionario e al colloquio con il medico, che riducono la possibilità che doni una persona che potrebbe aver avuto un comportamento a rischio. Ma “la prima garanzia viene dalla scelta etica di utilizzare sangue proveniente solo da donazioni volontarie, anonime, periodiche e non remunerate”.

  2. Per donare il sangue basta essere maggiorenni ed in perfetto stato di salute. Sulla prima condizione, non c’è spazio per alcun dubbio: devi avere almeno 18 anni e non più di 65. Il medico può, comunque, valutare se accettare la donazione di una persona di età compresa tra i 65 ed i 70 anni in base al suo stato di salute.Ci sono dei fattori che impediscono di presentarsi in ospedale o presso un’associazione di volontariato per «regalare» il sangue. Ad esempio, non può donare il sangue chi:ha una malattia infettiva;è a stretto contatto con una persona affetta da epatite B: divieto fino a quattro mesi dopo la fine coabitazione;ha fatto una vaccinazione antiallergica: divieto per 72 ore o per 48 ore se la vaccinazione è contro il tetano o contro l’influenza;ha l’influenza, anche se non prende dei farmaci: divieto per due settimane dalla cessazione dei sintomi;ha tatuaggi o pearcing: divieto fino a quattro mesi dopo che sono stati fatti;ha fatto esami endoscopici o interventi chirurgici: divieto fino a quattro mesi dopo oppure fino ad un mese dopo un intervento minore;è stato dal dentista: divieto per 48 ore;ha avuto rapporti sessuali occasionali a rischio: divieto fino a quattro mesi dopo l’ultimo rapporto senza preservativo;ha assunto determinati farmaci: gli antibiotici ed i cortisonici comportano un divieto di donare il sangue per 15 giorni dalla fine della terapia. Mentre per antinfiammatori ed antiaggreganti, si deve attendere una settimana. Non così, invece, per gli antidepressivi: si può fare la donazione già dal giorno dopo la fine della terapia.

  3. Non è responsabile il chirurgo per la morte del paziente dopo la trasfusione di sangue infetto. E ciò perché non spetta al medico che opera l’ammalato controllare le sacche che provengono dal centro trasfusionale dell’ospedale: compete, invece, al reparto di Ematologia consegnare in sala operatoria il materiale ematico etichettato in modo regolare, il che presuppone che il sangue abbia superato i test sierologici e il donatore sia tracciabile. Non è, invece, chi interviene sull’ammalato a dover verificare il sangue né tenere i registri se nell’ospedale c’è il centro trasfusionale.

    1. Non può essere responsabile il chirurgo operatore che ha richiesto la trasfusione se nei suoi confronti viene accertato l’avvenuto rispetto dei doveri specifici, compresa la verifica delle indicazioni minime sulla provenienza apparentemente lecita del plasma. Doveri che non possono essere equiparati a quelli del primario ematologo in ordine alla selezione del sangue destinato alle trasfusioni. La Cassazione ha riconosciuto pienamente sussistente il legittimo affidamento del medico-chirurgo nei confronti del centro trasfusionale interno allo stesso ospedale.

    1. Il problema principale è stabilire la causa della malattia quando di essa ci si accorge spesso a distanza di molti anni dalla trasfusione di emoderivati. Secondo la Cassazione, però, si può fare un accertamento “per esclusione”: se non viene data la prova di altre fonti di contagio nella vita della vittima, si può presumere che l’intervento chirurgico che ha reso necessaria la trasfusione di sangue sia la causa della malattia. Risultati: alla vittima o, in caso di decesso, ai suoi familiari viene riconosciuto il risarcimento del danno da parte del primario di Ematologia, del ministero della Salute e della Regione.

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