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Demansionamento: ultime sentenze

25 Gennaio 2020
Demansionamento: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: prova del danno da demansionamento e dequalificazione professionale; violazione dei diritti del lavoratore; riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale; danno esistenziale.

Assegnazione a mansioni inferiori

L’assegnazione a mansioni inferiori è potenzialmente idonea a produrre una pluralità di conseguenze dannose, relative all’impoverimento della capacità professionale del lavoratore, alla perdita di chance, ed a beni di natura immateriale, anche ulteriori rispetto alla salute, ossia a diritti della persona del lavoratore oggetto di peculiare tutela.

Tenuto conto del principio di onnicomprensività del danno non patrimoniale, una volta che sia accertato, come nel caso concreto, che l’illegittimo trasferimento ed il contestuale demansionamento delle lavoratrici appellate non hanno causato alle stesse un pregiudizio patrimoniale in termini retributivi, ma sono risultati lesivi della loro dignità professionale nei suoi aspetti oggettivi relativi tanto allo sviluppo della professionalità quanto alla dignità nello svolgimento delle prestazioni contrattuali nella formazione sociale dove si esplica l’attività lavorativa, il danno risarcibile conseguenza dell’inadempimento datoriale è accertabile per presunzioni e liquidabile complessivamente nelle sue varie sfaccettature con individuazione di un’unica posta risarcitoria, parametrata una sola volta ad una quota della retribuzione.

Corte appello Roma sez. lav., 22/02/2019, n.374

Demansionamento professionale del lavoratore

In tema di dequalificazione professionale, il giudice del merito, con apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se adeguatamente motivato, può desumere l’esistenza del relativo danno – avente natura patrimoniale e il cui onere di allegazione incombe sul lavoratore – e determinarne l’entità, anche in via equitativa, con processo logico-giuridico attinente alla formazione della prova, anche presuntiva, in base agli elementi di fatto relativi alla qualità e quantità della esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento, all’esito finale della dequalificazione e alle altre circostanze del caso concreto.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva riconosciuto al lavoratore il danno patrimoniale da demansionamento in misura corrispondente all’importo da questi versato all’Inps per il riscatto degli anni universitari, onde accedere prima al pensionamento anticipato di anzianità e porre fine alla situazione di degrado ed emarginazione professionale).

Cassazione civile sez. lav., 23/07/2019, n.19923

Danno subìto a causa del demansionamento

La prova del danno da demansionamento e dequalificazione professionale può essere offerta dal lavoratore anche ai sensi dell’art. 2729 c.c. con l’allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti. L’onere del lavoratore di specifica allegazione dei fatti è alleggerito però in caso di inadempimento del datore di lavoro con conseguente totale inattività del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 13/12/2019, n.32982

Dequalificazione professionale: risarcibilità danno non patrimoniale

In tema di dequalificazione professionale, è risarcibile il danno non patrimoniale ogni qual volta si verifichi una grave violazione dei diritti del lavoratore, che costituiscono oggetto di tutela costituzionale, da accertarsi in base alla persistenza del comportamento lesivo, alla durata e alla reiterazione delle situazioni di disagio professionale e personale, all’inerzia del datore di lavoro rispetto alle istanze del prestatore di lavoro, anche a prescindere da uno specifico intento di declassarlo o svilirne i compiti.

La relativa prova spetta al lavoratore, il quale tuttavia non deve necessariamente fornirla per testimoni, potendo anche allegare elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, quali, ad esempio, la qualità e la quantità dell’attività lavorativa svolta, la natura e il tipo della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento o la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata dequalificazione.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione impugnata, che aveva omesso qualsiasi indagine in ordine al prospettato danno non patrimoniale, astenendosi dal fare cenno alle circostanze di fatto dedotte dal lavoratore, anche solo al fine di escluderne la sussistenza o il valore sintomatico).

Cassazione civile sez. I, 02/10/2019, n.24585

Risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale

In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva – non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale – non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo; mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all’esistenza di una lesione dell’integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno professionale ed esistenziale – da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno – va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, conoscibilità all’interno ed all’esterno del luogo di lavoro dell’operata dequalificazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, eventuali reazioni poste in essere nei confronti del datore comprovanti l’avvenuta lesione dell’interesse relazionale, effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto) – il cui artificioso isolamento si risolverebbe in una lacuna del procedimento logico – si possa, attraverso un prudente apprezzamento, coerentemente risalire al fatto ignoto, ossia all’esistenza del danno, facendo ricorso, ai sensi dell’art. 115 cod. proc. civ., a quelle nozioni generali derivanti dall’esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prove.

Corte appello Palermo sez. lav., 28/10/2019, n.801

Durata del demansionamento

In tema di dequalificazione professionale, l’esistenza del danno alla professionalità, di natura patrimoniale, può essere desunto in base alla qualità e quantità della esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento ed alle altre circostanze del caso concreto.

Tribunale Milano sez. lav., 20/08/2019, n.1844

Risarcimento del danno non patrimoniale

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale derivante dal demansionamento e dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale e non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, dell’esistenza di un pregiudizio provocato sul reddito del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno.

Tale pregiudizio non si pone quale conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo rientrante nella suindicata categoria, cosicché non è sufficiente dimostrare la mera potenzialità lesiva della condotta datoriale, incombendo sul lavoratore non solo di allegare il demansionamento ma anche di fornire la prova ex articolo 2697 del Cc del danno non patrimoniale e del nesso di causalità con l’inadempimento datoriale.

Cassazione civile sez. lav., 19/08/2019, n.21467

Diritto del lavoratore al risarcimento del danno esistenziale

In caso di demansionamento e dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno esistenziale non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale, né può prescindere da una specifica allegazione dell’esistenza di un pregiudizio provocato sul fare reddituale del soggetto.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 27/06/2019, n.8361

Danno alla professionalità: si può quantificare in via equitativa?

Il danno alla professionalità, conseguente al demansionamento, deve essere allegato dal lavoratore che lo lamenta e può essere quantificato dal giudice anche in via equitativa ai sensi dell’art 1226 c.c., ma nell’ambito del proprio potere discrezionale, il giudice è chiamato in motivazione a rendere evidente il percorso logico seguito nella propria determinazione, consentendo il sindacato nel rispetto dei principi del danno effettivo e dell’integralità del risarcimento, attraverso l’indicazione almeno sommaria dei criteri seguiti per determinare l’entità del danno.

Cassazione civile sez. lav., 20/06/2019, n.16595

Ripartizione dell’onere probatorio tra lavoratore e datore

In tema di demansionamento e relativo onere probatorio, il lavoratore può reagire al potere direttivo che assume esercitato illegittimamente prospettando circostanze di fatto volte a dare fondamento alla denuncia e, quindi, con un onere di allegazione di elementi di fatto significativi dell’illegittimo esercizio, mentre il datore di lavoro, convenuto in giudizio, è tenuto a prendere posizione, in maniera precisa e non limitata ad una generica contestazione, circa i fatti posti dal lavoratore a fondamento della domanda (art. 416 c.p.c.) e può allegarne altri, indicativi, per converso, del legittimo esercizio del potere direttivo.

Cassazione civile sez. lav., 10/05/2019, n.12530

Allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti

II danno derivante da demansionamento e dequalificazione professionale non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale, ma può essere provato dal lavoratore anche ai sensi dell’art. 2729 c.c., attraverso l’allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, potendo a tal fine essere valutati la qualità e quantità dell’attività lavorativa svolta, il tipo e la natura della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento, la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata dequalificazione.

Tribunale Bari sez. lav., 09/05/2019, n.2013

Demansionamento del dipendente comunale con intento discriminatorio

Integra il reato di abuso di ufficio il demansionamento di un dipendente comunale attuato con intento discriminatorio o ritorsivo, atteso che tale condotta determina l’inosservanza dei doveri costituzionali di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione di cui all’art. 97 Cost., nonchè la violazione del dovere di adempiere con disciplina ed onore all’esercizio di funzioni di pubbliche previsto dall’art. 54 Cost.

(In motivazione, la Corte ha precisato che le suddette norme costituzionali dettano regole di immediata portata precettiva ed esprimono il divieto per i pubblici agenti di comportamenti connotati da ingiustificate preferenze e favoritismi).

Cassazione penale sez. VI, 21/02/2019, n.22871



4 Commenti

  1. Il lavoratore che abbia citato in giudizio il datore di lavoro per mobbing e demansionamento, deve prospettare le circostanze di fatto volte a dare fondamento alla denuncia e, quindi, allegare specifici fatti significativi dell’illegittimo esercizio del potere datoriale

  2. Il demansionamento rappresenta a tutti gli effetti un inadempimento del contratto da parte del datore di lavoro, che non rispetta il proprio obbligo di adibire il dipendente alle mansioni per cui è stato assunto o, al massimo, di adibirlo a mansioni inferiori ma solo nei casi e nei limiti posti dalla legge o dalla contrattazione collettiva.

  3. Il dipendente che sia vittima di demansionamento ha interesse ad ottenere due tipi di tutele. In primo luogo, ha interesse alla cessazione del comportamento illegittimo del datore di lavoro. Vorrebbe, cioè, che il demansionamento cessasse e che tornasse ad occuparsi delle mansioni per le quali è stato assunto. Per ottenere questo risultato il primo passo è scrivere una lettera all’azienda in cui far presente la situazione illegittima che si è creata e chiedere l’adibizione alle mansioni originarie.

  4. Il demansionamento è un fatto potenzialmente idoneo a produrre una pluralità di conseguenze dannose, sia di natura patrimoniale che di natura non patrimoniale. Per quanto concerne i danni patrimoniali, il demansionamento può provocare un danno da perdita della professionalità che può consistere sia nell’impoverimento della capacità professionale del lavoratore e nella mancata acquisizione di un maggior saper fare, sia nel pregiudizio subito per la perdita di chance, ossia di ulteriori possibilità di guadagno o di ulteriori potenzialità occupazionali.

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