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Consenso informato: ultime sentenze

23 Marzo 2021
Consenso informato: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: diritto alla salute; rilevanza causale dell’omissione informativa; sottoscrizione di un modulo informativo generico; responsabilità medica; conflitto tra amministratore di sostegno del paziente e struttura sanitaria.

Il consenso informato e la sua omessa informazione: danni risarcibili

Nel caso in cui il danneggiato abbia allegato di aver subito un pregiudizio casualmente legato ex art. 1223 c.c. con l’omessa informazione, spetta al giudice accertare se il danno invocato abbia superato la soglia della serietà e gravità, da determinarsi nel bilanciamento tra principio di solidarietà e di tolleranza secondo il parametro costituito dalla coscienza sociale in un determinato momento storico. Presupposto indispensabile per l’apprezzamento e la conseguente risarcibilità di un pregiudizio discendente dalla lesione del diritto del paziente ad autodeterminarsi è che l’evento si ponga in correlazione causale con le sofferenze patite che non devono consistere in meri disagi o fastidi. Non è quindi risarcibile un presunto danno quando nell’omessa informazione non sia dato scorgere alcun tipo di pregiudizio al di là della mera privazione del diritto di scegliere puramente fine a se stessa.

Per contro, l’istanza risarcitoria deve essere accolta quando il diritto all’autodeterminazione risulti il presupposto per il compimento di una pluralità di possibili scelte che l’omessa informazione ha impedito venissero assunte, costituendone l’antecedente causale foriero di conseguenze pregiudizievoli, e la cui lesione vada ad incidere oltre al principio di solidarietà nei riguardi della vittima e alla soglia minima di tollerabilità, cagionando un nocumento connotato del requisito della gravità.

Cassazione civile sez. III, 16/03/2021, n.7385

L’obbligo del medico di acquisire il consenso informato del paziente

Nell’ambito della prestazione medica va distinto il profilo relativo all’informazione (e all’acquisizione del consenso informato da parte del paziente) da quello concernente l’esecuzione dell’intervento. Ciò comporta che l’inadempimento da parte del sanitario dell’obbligo di richiedere al paziente l’espressione del consenso informato costituisce – in ogni caso – violazione del diritto inviolabile alla autodeterminazione e discende dal solo fatto della sua condotta omissiva, a prescindere dalla circostanza che il trattamento sia stato eseguito correttamente o meno; sotto tale profilo, infatti, ciò che rileva è che, a causa del deficit di informazione, il paziente non sia stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole delle sue implicazioni, consumandosi, nei suoi confronti, una lesione di quella dignità che connota l’esistenza nei momenti cruciali della sofferenza, fisica e psichica.

Tribunale Civitavecchia, 11/11/2020, n.1014

Lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente

In assenza del consenso informato, l’ospedale deve risarcire la lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente, consistente nel meditare su possibili alternative all’intervento eseguito, o ricorrere a diverse strutture, o ancora di accettare psicologicamente l’idea di subire interventi demolitivi. Ad affermarlo è la Cassazione confermando la decisione già presa dai giudici di merito. Nel caso di specie, si trattava di un uomo che aveva convenuto in giudizio un’azienda ospedaliera e un medico per i pregiudizi cardiovascolari seguiti, a suo dire, all’inadempimento dell’obbligo al consenso informato relativamente a un intervento di angioplastica, che avrebbe potuto essere evitato seguendo una terapia farmacologica.

Cassazione civile sez. III, 03/11/2020, n.24462

Il danno prescinde dall’esito dell’intervento

L’obbligo del medico di acquisire il consenso informato del paziente al trattamento sanitario è posto a tutela di due diritti fondamentali della persona, quello all’autodeterminazione e quello alla salute (ex artt. 2,13 e 32 Cost.) ed è autonomo rispetto all’obbligo di diligenza nell’esecuzione della prestazione sanitaria in quanto tale.

Ciò comporta che la responsabilità del sanitario per violazione dell’obbligo di acquisire il consenso informato discende dal solo fatto della sua condotta omissiva, a prescindere dalla circostanza che il trattamento sia stato eseguito correttamente o meno (fermo restando che la corretta esecuzione influenzerà la liquidazione del danno, che – ovviamente – dovrà essere rapportato alla sola lesione del diritto all’autodeterminazione); sotto tale profilo, infatti, ciò che rileva è che, a causa del deficit di informazione, il paziente non sia stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole delle sue implicazioni, consumandosi, nei suoi confronti, una lesione di quella dignità che connota l’esistenza nei momenti cruciali della sofferenza, fisica e psichica.

Tribunale Civitavecchia, 14/10/2020, n.904

Suicidio assistito: riflessioni e condizioni

È costituzionalmente illegittimo l’art. 580 c.p., nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli artt. 1 e 2 l. 22 dicembre 2019, n. 217 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento) – ovvero, quanto ai fatti anteriori alla pubblicazione della presente sentenza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, con modalità equivalenti nei sensi di cui in motivazione -, agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

Corte Costituzionale, 22/11/2019, n.242

Omessa acquisizione del consenso informato

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, qualora venga allegato e provato, come conseguenza della mancata acquisizione del consenso informato, unicamente un danno biologico, ai fini dell’individuazione della causa “immediata” e “diretta” (ex art. 1223 c.c.) di tale danno-conseguenza, occorre accertare, mediante giudizio controfattuale, quale sarebbe stata la scelta del paziente ove correttamente informato, atteso che, se egli avesse prestato senza riserve il consenso a quel tipo di intervento, la conseguenza dannosa si sarebbe dovuta imputare esclusivamente alla lesione del diritto alla salute determinata dalla successiva errata esecuzione della prestazione professionale, mentre, se egli avesse negato il consenso, il danno biologico scaturente dalla inesatta esecuzione della prestazione sanitaria sarebbe riferibile “ab origine” alla violazione dell’obbligo informativo, e concorrerebbe, unitamente all’errore relativo alla prestazione sanitaria, alla sequenza causale produttiva della lesione della salute quale danno-conseguenza.

Cassazione civile sez. III, 11/11/2019, n.28985

Obbligo del medico di informare il paziente

In tema di attività medico-chirurgica, il consenso informato deve basarsi su informazioni dettagliate, idonee a fornire la piena conoscenza della natura, portata ed estensione dell’intervento medico-chirurgico, dei suoi rischi, dei risultati conseguibili e delle possibili conseguenze negative, non essendo all’uopo idonea la sottoscrizione, da parte del paziente, di un modulo del tutto generico, né rilevando, ai fini della completezza ed effettività del consenso, la qualità del paziente, che incide unicamente sulle modalità dell’informazione, da adattarsi al suo livello culturale mediante un linguaggio a lui comprensibile, secondo il suo stato soggettivo ed il grado delle conoscenze specifiche di cui dispone.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto non adeguata l’informazione fornita ad una paziente dapprima mediante consegna di un modulo prestampato dal contenuto generico in occasione del primo intervento chirurgico e poi, senza indicazione degli esatti termini della patologia determinatasi a causa di questo, delle concrete prospettive di superamento della medesima attraverso una serie di interventi successivi).

Cassazione civile sez. III, 19/09/2019, n.23328

Danno alla salute e danno da violazione dell’obbligo di informazione del paziente

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, l’acquisizione del consenso informato del paziente, da parte del sanitario, costituisce prestazione diversa rispetto a quella avente ad oggetto l’intervento terapeutico, con la conseguenza che l’errata esecuzione di quest’ultimo dà luogo ad un danno suscettibile di ulteriore e autonomo risarcimento rispetto a quello dovuto per la violazione dell’obbligo di informazione, anche in ragione della diversità dei diritti – rispettivamente, all’autodeterminazione delle scelte terapeutiche ed all’integrità psicofisica – pregiudicati nelle due differenti ipotesi.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la decisione con cui i giudici di merito, nel rigettare la domanda di risarcimento dei danni conseguenti alla omessa rilevazione e comunicazione della malformazione del feto, avevano pronunziato esclusivamente in ordine ai danni da mancata interruzione della gravidanza, per carenza di prova in ordine alla volontà della donna di non portare a termine la gravidanza, omettendo del tutto di valutare gli altri e diversi danni e le relative conseguenze, nella specie indicate nell’impossibilità di prepararsi, come genitori, psicologicamente e materialmente alla nascita di un figlio malformato).

Cassazione civile sez. III, 25/06/2019, n.16892

Risarcibilità del danno e onere probatorio

In tema di attività medico chirurgica, è risarcibile il danno cagionato dalla mancata acquisizione del consenso informato del paziente in ordine all’esecuzione di un intervento chirurgico, ancorché esso apparisse, “ex ante”, necessitato sul piano terapeutico e sia pure risultato, “ex post”, integralmente risolutivo della patologia lamentata, integrando comunque tale omissione dell’informazione una privazione della libertà di autodeterminazione del paziente circa la sua persona, in quanto preclusiva della possibilità di esercitare tutte le opzioni relative all’espletamento dell’atto medico e di beneficiare della conseguente diminuzione della sofferenza psichica, senza che detti pregiudizi vengano in alcun modo compensati dall’esito favorevole dell’intervento.

Occorre comunque fornire la prova del pregiudizio fisico o morale in rapporto causale con la mancata informazione, non essendo ravvisabile, in tale ambito, un danno in re ipsa, essendo necessario, quindi, far riferimento alla c.d. prova controfattuale che consiste nel prevedere la condotta diversa che il paziente avrebbe tenuto ove gli fosse stata fornita l’informazione e le diverse conseguenze, meno dannose, principalmente sotto il profilo non patrimoniale, che il soggetto avrebbe patito ove non avesse acconsentito alla scelta terapeutica, clinica o chirurgica cui è stato sottoposto.

Là dove, per contro, alleghi la violazione dell’obbligo di informazione da parte del medico, ha l’onere di provare che, ove l’informazione fosse stata fornita, avrebbe rifiutato il trattamento sanitario.

Tribunale Lecce sez. lav., 10/06/2019, n.2372

Consenso informato del paziente: è un diritto irretrattabile della persona

Il diritto al consenso informato del paziente, in quanto diritto irretrattabile della persona, va comunque e sempre rispettato dal sanitario, a meno che non ricorrano casi di urgenza, rinvenuti a seguito di un intervento concordato e programmato, per il quale sia stato richiesto ed ottenuto il consenso, e tali da porre in gravissimo pericolo la vita della persona – bene che riceve e si correda di una tutela primaria nella scala dei valori giuridici a fondamento dell’ordine giuridico e del vivere civile -, o si tratti di trattamento sanitario obbligatorio.

Tale consenso è talmente inderogabile che non assume alcuna rilevanza, al fine di escluderlo, il fatto che l’intervento “absque pactis” sia stato effettuato in modo tecnicamente corretto, per la semplice ragione che, a causa del totale “deficit” di informazione, il paziente non è stato messo in condizione di assentire al trattamento, consumandosi nei suoi confronti, comunque, una lesione di quella dignità che connota l’esistenza nei momenti cruciali della sofferenza fisica e/o psichica.

Cassazione civile sez. III, 15/04/2019, n.10423

Responsabilità del medico e della struttura ospedaliera

Il diritto alla salute è del tutto distinto dal diritto all’autodeterminazione e la questione relativa al consenso informato non costituisce affatto un «antecedente logico necessario» rispetto alla questione concernente la corretta esecuzione dell’intervento chirurgico.

Cassazione civile sez. III, 29/03/2019, n.8756

Consenso informato: le informazioni sui rischi oggettivi e tecnici

Il consenso informato, personale del paziente o di un proprio familiare, in vista di un intervento chirurgico o di altra terapia specialistica o accertamento diagnostico invasivi, concerne i rischi oggettivi e tecnici in relazione alla situazione soggettiva e allo stato dell’arte della disciplina. Il c.d. consenso informato ha ad oggetto la portata dell’intervento, le inevitabili difficoltà, gli eventuali rischi prevedibili, ma non già agli esiti anomali, ricollegabili ad una situazione soggettiva del paziente non prevedibile con i mezzi diagnostici a disposizione.

Tribunale Cosenza sez. II, 25/02/2019, n.393

Consapevole adesione al trattamento sanitario

Il principio per cui il consenso informato, inteso quale espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico, si configura quale vero e proprio diritto della persona e trova fondamento nei principi espressi nell’art. 2 Cost., che ne tutela e promuove i diritti fondamentali e negli artt. 13 e 32 Cost.

Tribunale Milano sez. I, 28/01/2019, n.847

Amministrazione di sostegno e consenso informato

In tema di consenso informato alle terapie mediche, qualora sussista contrasto fra l’amministratore di sostegno del paziente e la struttura sanitaria che lo abbia in cura circa la necessità di terapie, la decisione in ordine al conflitto va risolta tenendo conto dei profili menzionati dall’art. 1 comma 3  l. n. 219/2017 e avendo particolare riguardo ai rischi e ai benefici (anche relativi alle più generali condizioni di vita del paziente) della terapia proposta dai medici curanti e di quella alternativa eventualmente suggerita.

Tribunale Mantova sez. I, 06/12/2018



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11 Commenti

  1. Per l’omesso consenso informato – obbligatorio per legge prima di qualsiasi trattamento medico sanitario – il paziente va risarcito anche se l’intervento è riuscito: la violazione di tale obbligo di trasparenza nei confronti del malato costituisce, di per sé, un illecito che dà diritto al risarcimento per il danno. E ciò a prescindere dal fatto che l’operazione sia andata bene, in quanto, in questo caso, ad essere leso dall’omessa informazione, è il diritto all’autodeterminazione del malato.

  2. Il consenso informato è una autorizzazione che il paziente, prima del trattamento medico o dell’operazione chirurgica, fa al sanitario e alla clinica presso cui avviene detto intervento. Non si tratta di far firmare semplicemente un modellino al paziente, quasi si trattasse di una formalità burocratica: il sanitario ha l’obbligo di spiegare, in modo chiaro e intellegibile, secondo un linguaggio comprensibile dalla persona media, il tipo di operazione che verrà eseguita, le conseguenze e i rischi che essa comporta.

  3. Anche quando l’intervento è riuscito, risolvendo interamente la patologia lamentata dal paziente, vi è una lesione che va risarcita: la lesione al diritto del malato di essere informato su quella che sarà la terapia che gli verrà applicata. L’obbligo di trasparenza, infatti, è ineliminabile quando si tratta di un campo delicato come la salute.

  4. Va risarcito il paziente del semplice danno per non aver ricevuto dal medico il modulo da firmare con cui gli viene chiesto il consenso informato. E ciò vale anche se l’intervento chirurgico praticato è risultato non solo necessario ma anche eseguito in modo corretto: l’adesione consapevole dell’ammalato, infatti, è condizione essenziale per la liceità dell’operazione. E quando il medico e la struttura contravvengono all’obbligo costituito a loro carico violano il diritto all’autodeterminazione della terapia da parte dell’interessato. In pratica il malato deve essere consapevole prima della cura alla quale verrà sottoposto per manifestare la sua volontà in modo consapevole e cosciente. La lesione di tale diritto è di per sé stessa un danno.

  5. Quando si fornisce il consenso informato, sembra che ti facciano firmare il patto con il diavolo perché non sai se effettivamente tutte le terribili complicanze possano verificarsi e tu incompetente in materia allora ti poni mille dubbi: sono davvero sicuro di voler firmare e accettare i rischi di un intervento? Ecco, non è che dopo la chiacchierata con il medico stai fresco come una rosa. Tuttavia, pensi che non sottoporsi a un certo intervento è molto peggio e allora, preghi che non succeda nulla di brutto, e accetti i rischi e vai sotto i ferri

  6. Un mio parente doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico. Era terrorizzato. ha persino scritto un testamento. Insomma, chiunque l’avrebbe fatto al posto suo dopo aver parlato con lo specialista che lo aveva in cura. I rischi erano tanti, però fortunatamente l’intervento è andato alla grande e lui ha potuto riprendere la vita di sempre, anzi ora sta meglio.

  7. Il medico è tenuto ad informare correttamente il paziente delle eventuali complicanze a cui va incontro sottoponendosi ad un’operazione delicata. Ed anche se l’intervento dovesse andare bene, questo non toglie che il dottore doveva fargli prestare il consenso informato. Ci sono certi medici incompetenti e negligenti

    1. La violazione dell’obbligo del consenso informato può comportare un danno alla salute, qualora sia ragionevole ritenere che il paziente, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento, e può causare un danno da lesione del diritto di autodeterminazione, ossia al diritto di scegliere se sottoporsi o meno al trattamento. Responsabili di tali danni sono il medico e la clinica presso cui opera.

  8. Ma a cosa ho diritto se il medico non mi fa firmare il consenso informato, io faccio l’operazione chirurgica e poi da questa ne dovessi avere un danno? Facciamo tutti gli scongiuri và

  9. Ovviamente, un paziente che deve andare in sala operatoria voglia sapere quali sono i benefici, i possibili rischi che si corrono in sala operatoria, le possibili conseguenze post intervento. E per quanto riguarda questo consenso informato, in pratica, come deve essere?

    1. Il consenso informato deve essere: scritto; redatto in forma semplice e chiara, tenendo conto delle cognizioni del paziente; specifico e non impersonale: riferirsi alle particolari condizioni del paziente; completo: deve cioè spiegare tutte le conseguenze e i rischi del trattamento in modo che il paziente possa scegliere se sottoporsi o meno ad esso. Il consenso informato deve essere dato sia per i trattamenti routinari che per quelli più delicati. 

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