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Usucapione terreno: ultime sentenze

1 Settembre 2022
Usucapione terreno: ultime sentenze

Coltivazione di un terreno in modo pubblico, pacifico, continuo ed ininterrotto per venti anni; prova dell’intervenuta usucapione; domanda di risarcimento del danno; restituzione del terreno occupato; interruzione del termine per usucapire.

Indice

Usucapione speciale per la piccola proprietà rurale

Un terreno sito in località marittima non può essere oggetto dell’usucapione speciale prevista dall’art. 1159 bis c.c., posto che tale disposizione prevede che la proprietà dei fondi rustici con fabbricati situati in comuni montani si acquista in virtù del possesso continuato per quindici anni e, al capoverso, estende tali disposizioni anche ai fondi rustici con annessi fabbricati situati in comuni non classificati montani dalla legge, a condizione che tali fondi abbiano un reddito non superiore ai limiti fissati dalla legge, escludendo dunque proprietà situate in zone non montane.

Corte appello Roma sez. VII, 05/04/2022, n.2266

Usucapione: assenza di prove

Non può in alcun modo essere dichiarato intervenuto l’usucapione di un terreno quando non vi sia prova del possesso esclusivo ed uti dominus dei beni da parte dell’agente, uso tale che abbia escluso qualsiasi utilizzo da parte di altro soggetto legittimato. Vieppiù ove le prove addotte risultino lacunose e parziali.

Corte appello Potenza, 18/02/2022, n.112

Coltivazione del terreno: è elemento sufficiente per usucapirlo?

Ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione, la coltivazione del fondo non è sufficiente, perché, di per sé, non esprime, in modo inequivocabile, l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta uti dominus ; l’interversione nel possesso non può avere luogo mediante un semplice atto di volizione interna, ma deve estrinsecarsi in una manifestazione esteriore, dalla quale sia possibile desumere che il detentore abbia iniziato ad esercitare il potere di fatto sulla cosa esclusivamente in nome proprio e non più in nome altrui, e detta manifestazione deve essere rivolta specificamente contro il possessore, in maniera che questi sia posto in grado di rendersi conto dell’avvenuto mutamento e della concreta opposizione al suo possesso.

Cassazione civile sez. II, 15/02/2022, n.4931

Attività di cura e coltivazione dei terreni

L’attività di cura e coltivazione dei terreni, anche se protratta per un lungo periodo di tempo, non è di per sé sufficiente ai fini della configurabilità del possesso ‘ad usucapionem’, essendo necessario che tale attività si accompagni ad ulteriori univoci indizi, che consentano di far presumere che la coltivazione è svolta ‘uti dominus’. A tale scopo soccorre l’attività di messa a dimora di piante, che rappresenta, appunto, l’esercizio di un potere di fatto sulla cosa corrispondente a quello del proprietario (sulla base del suesposto principio nel caso di specie il giudice ha ritenuto configurata la fattispecie acquisitiva sul presupposto che il richiedente aveva dimostrato di aver posto in essere un comportamento concretizzatosi non solo nella mera coltivazione dei terreni, ma nell’impianto di un uliveto di cui negli anni aveva fatto propri i frutti).

Corte appello Catanzaro sez. I, 03/02/2022, n.133

Bene rientrante nel patrimonio indisponibile della regione: è usucapibile?

Il terreno costituente fascia frangivento va qualificato come bene rientrante nel patrimonio indisponibile della regione e come tale non può essere acquisito al patrimonio del singolo per effetto di usucapione, a meno che vi siano comportamenti positivi della Pubblica Amministrazione, inequivocamente rivolti sottrazione alla pubblica destinazione ed alla dismissione del bene dalla sfera del demanio ed al suo passaggio al patrimonio disponibile.

Tribunale Latina sez. I, 23/12/2021, n.2246

Come dimostrare l’avvenuta usucapione?

È onere di chi chiede accertarsi l’intervenuta usucapione dimostrare di aver esercitato sul bene un potere di fatto che si è estrinsecato in un’attività corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà. Lo stesso deve, infatti, provare non solo il corpus – dimostrando di essere nella disponibilità del bene – ma anche l’animus possidendi per il tempo necessario a usucapire. Ai fini dell’usucapione è, infatti, necessaria la manifestazione del dominio esclusivo sulla res da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante e inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene.

(L’aver utilizzato il terreno per il deposito di materiale ferroso, in assenza di un atto apprensivo della proprietà, ha osservato la Suprema corte, è inidoneo al possesso ad usucapionem, perché, di per sé, non esprime, in modo inequivocabile, l’intento di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta uti dominus).

Cassazione civile sez. II, 03/11/2021, n.31238

Quando non si vanta un possesso utile ai fini dell’usucapione?

Non vanta un possesso utile ai fini dell’usucapione colui il quale, pur avendo disposto di un terreno altrui per oltre venti anni, stipuli successivamente con il proprietario un contratto preliminare di vendita del suddetto immobile, a nulla rilevando che tale accordo sia stato concluso al solo fine di riconoscere “formalmente” la proprietà del bene in capo alla parte promissaria alienante.

Cassazione civile sez. VI, 27/09/2021, n.26149

Possesso idoneo all’usucapione: traditio e trasferimento della proprietà

In tema di possesso idoneo all’usucapione, la “traditio” della cosa avvenuta in forza di un contratto che, sia pure inefficace, risulti comunque diretto a trasferire la proprietà del bene costituisce elemento idoneo a fare ritenere che la relazione di fatto instauratasi tra l'”accipiens” e la “res tradita” sia sorretta dall'”animus rem sibi habendi”.

(Nella specie, la S.C., in applicazione del principio sopra enunciato, ha cassato la sentenza di appello che, in un giudizio di usucapione, aveva ricondotto la materiale disponibilità di tre immobili ad un contratto di comodato, escludendo dalla ricostruzione fattuale le vicende legate ad una scrittura privata in cui l’attore aveva ceduto un terreno a terzi ricevendo in permuta il diritto di proprietà sulle tre unità immobiliari da costruire).

Cassazione civile sez. II, 17/06/2021, n.17388

Raccolta della legna praticata sul terreno

La raccolta della legna praticata sul terreno, utilizzata per riscaldamento, è attività che, per il suo limitato contenuto, è inidonea a condurre all’usucapione del diritto di proprietà e non corrispondente al possesso ad usucapionem il quale, trattandosi di bosco ceduo, avrebbe dovuto essere esercitato col taglio delle piante giunte a maturazione e col rimboschimento, non essendo sufficiente la mera raccolta dei rami spezzati dagli eventi atmosferici.

Tribunale Cuneo sez. I, 05/05/2021, n.380

Coltivazione del fondo: è prova dell’usucapione?

La coltivazione del fondo non è di per sé sufficiente a dimostrare la fattispecie acquisitiva dell’usucapione, perché l’attività di coltivazione non esprime in modo chiaro l’intento del coltivatore di possedere il terreno, essendo a tal fine necessario che tale attività materiale sia accompagnata da univoci indizi provanti l’elemento soggettivo dell’animus sibi habendi.

Corte appello L’Aquila sez. I, 13/04/2021, n.573

Domanda di usucapione di un terreno oggetto di un contratto di enfiteusi

L’interversione nel possesso non può aver luogo mediante un semplice atto di volizione interna, dovendosi estrinsecare in una manifestazione esteriore, dalla quale sia consentito desumere che il detentore abbia cessato di esercitare il potere di fatto sulla cosa in nome altrui e abbia iniziato ad esercitarlo esclusivamente in nome proprio, con correlata sostituzione al precedente animus detinendi dell’animus rem sibi habendi. Ne deriva che non sono idonei a tal fine gli atti che si traducano nell’inottemperanza alle pattuizioni in forza delle quali la detenzione era stata costituita, ovvero si traducano in meri atti di esercizio del possesso.

Nel caso di specie, relativo alla domanda di usucapione di un terreno oggetto di un contratto di enfiteusi, il mancato pagamento dei canoni di tale contratto, anche se protratto nel tempo, non può costituire elemento idoneo a trasformare il possesso per enfiteusi in un possesso uti dominus, necessario a perfezionare negli anni il diritto all’acquisto della proprietà per intervenuta usucapione, corrispondendo piuttosto a un mero inadempimento agli obblighi dell’enfiteuta, e cioè una violazione contrattuale.

Corte appello Reggio Calabria, 26/02/2021, n.114

Acquisto per usucapione e onere probatorio

In tema di acquisto per usucapione, assolvono all’onus probandi gli attori che dimostrino, mediante plurimi elementi probatori, la sussistenza dei presupposti necessari per l’acquisto della proprietà del terreno oggetto di controversia, tramite l’accertamento sia del corpus, ovvero il possesso pacifico pubblico e ininterrotto per oltre 20 anni, sia dell’animus possidendi, desunto in particolare dalle puntuali allegazioni negli scritti difensivi supportate da dichiarazioni testimoniali e da univoci elementi presuntivi, quali l’inclusione del terreno all’interno di un recinzione, la cura costante dello stesso e l’esecuzione di opere di manutenzione, oltre l’assenza di soggetti che abbiano a qualsiasi titolo contestato tale possesso.

Tribunale Pavia sez. III, 09/02/2021, n.168

Regolamento di confini: l’eccezione del convenuto di aver acquistato il titolo per usucapione

In tema di regolamento di confini l’eccezione del convenuto di aver acquistato il titolo per usucapione non muta la natura dell’azione in quella di rivendicazione a meno che  l’usucapione si sia verificato anteriormente all’acquisto dell’attore. (Nel caso di specie,  si trattava di due terreni limitrofi in cui l’attore sosteneva che il convenuto si era appropriato di 128 mq di terreno , il quale aveva eccepito l’usucapione avvenuto in data successiva all’acquisto del terreno dell’attore).

Tribunale Vasto, 23/10/2020, n.179

Azioni a difesa della proprietà

Atteso il carattere autodeterminato del diritto di proprietà e degli altri diritti reali di godimento, individuati in base alla sola indicazione del loro contenuto – cioè del bene che ne costituisce l’oggetto -, nelle azioni ad essi relative la deduzione del fatto costitutivo rileva ai fini non della loro individuazione, ma soltanto della prova del diritto. Ne consegue che, qualora sia proposta una domanda di accertamento o di condanna, relativa ad uno dei su indicati diritti, sulla base di un determinato fatto costitutivo, e questa venga rigettata per ragioni inerenti al fatto costitutivo dedotto, l’accertamento con efficacia di giudicato dell’inesistenza del diritto stesso preclude la possibilità di far valere “ex novo” il medesimo diritto sulla base di un diverso titolo di acquisto.

(Nella fattispecie, la parte ricorrente aveva chiesto accertarsi l’avvenuto acquisto per usucapione di un terreno a seguito del rigetto di precedente domanda volta ad ottenerne la proprietà in virtù di un contratto di rendita vitalizia).

Cassazione civile sez. II, 16/10/2020, n.22591

Costituzione della servitù per usucapione

Difetta della legittimazione passiva il soggetto convenuto in giudizio per la dichiarazione del diritto di servitù di passaggio sul suo terreno, acquisito per usucapione, il quale abbia alienato il proprio fondo prima di aver ricevuto la notifica della citazione in giudizio, pur richiesta dalla controparte prima dell’alienazione del terreno, posto che nei suoi confronti il procedimento notificatorio si perfeziona al momento in cui l’atto è stato da lui ricevuto.

Cassazione civile sez. VI, 30/09/2020, n.20902

Domanda riconvenzionale per l’accertamento della proprietà di un terreno

In tema di domanda riconvenzionale tesa ad accertare la proprietà di un terreno, il semplice certificato catastale non è idoneo a provare la proprietà né il mero riconoscimento della controparte può ritenersi sufficiente non riguardando il principio di non contestazione (art. 115 c.p.c.) le prospettazioni in diritto .

Tribunale Crotone, 20/08/2020, n.715

La dimostrazione del compimento di atti di possesso

In tema di domanda di usucapione la parte che vuole il riconoscimento della stessa deve dimostrare il compimento di atti di possesso e una indiscussa piena signoria sulla cosa contrapposta all’inerzia del titolare del diritto.

(Nel caso di specie, il giudice non ha riconosciuto il diritto di usucapione di un terreno avendo i testimoni reso dichiarazioni inverosimili e in contrasto con quelli della controparte).

Tribunale Crotone, 20/08/2020, n.715

Riconoscimento del diritto reale al titolare del terreno

Deve escludersi il possesso ad usucapionem in presenza di un riconoscimento che esprima la volontà non equivoca di attribuire il diritto reale al suo titolare, atteso che l’animus possidendi, seppure non consista nella convinzione di essere titolare del diritto reale, implica pur sempre l’intenzione di comportarsi come tale, esercitando le corrispondenti facoltà.

Cassazione civile sez. VI, 04/06/2020, n.10620

Prova degli elementi costitutivi dell’usucapione

Ai fini della prova degli elementi costitutivi dell’usucapione – il cui onere grava su chi invoca la fattispecie acquisitiva – la coltivazione del fondo non è sufficiente, perché non esprime in modo inequivocabile l’intento del coltivatore di possedere, occorrendo, invece, che tale attività materiale, corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, sia accompagnata da univoci indizi, i quali consentano di presumere che essa è svolta “uti dominus”; costituisce, pertanto, accertamento di fatto, rimesso al giudice del merito, valutare, caso per caso, l’intero complesso dei poteri esercitati su un bene, non limitandosi a considerare l’attività di chi si pretende possessore, ma considerando anche il modo in cui tale attività si correla con il comportamento concretamente esercitato del proprietario.

Cassazione civile sez. VI, 05/03/2020, n.6123

L’animus possidendi rilevante ai fini dell’usucapione

Ai fini dell’usucapione, un godimento iniziato come detenzione deve convertirsi in possesso nei modi di cui all’articolo 1141, comma 2, del codice civile, ovvero mediante l’interversione del possesso, che deve estrinsecarsi in un uno o più atti esterni, diretti al formale proprietario, che palesino la modificata relazione di fatto con la res detenuta.

Di conseguenza, a tal fine non è sufficiente aver svolto sul fondo che si asserisce usucapito l’attività di coltivazione, in quanto tale attività non implica di per sé una situazione oggettivamente incompatibile con la proprietà altrui. Difatti, la coltivazione del terreno configura un’attività corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà, ma non se è svolta grazie a mera tolleranza del proprietario. Da quanto esposto ne deriva che lo svolgimento di detta attività non consente di per sé di desumere in via presuntiva l’animus possidendi, in quanto non indicativa dell’intento, in colui che la compie, di avere la res come propria.

Corte appello Catania sez. II, 14/01/2020, n.93

Coltivazione di un terreno e usucapione

In tema di usucapione, ai fini della prova dell’intervenuta usucapione, la coltivazione di un terreno, in modo pubblico, pacifico, continuo ed ininterrotto per i venti anni richiesti dall’art. 1158 c.c. ben può configurare lo jus possessionis mentre la sussistenza dell’animus possidendi è desumibile in via presuntiva ed implicita dall’esercizio dell’attività materiale corrispondente al diritto di proprietà

Tribunale Crotone, 13/12/2019, n.1441

L’eccezione di usucapione

L’eccezione di usucapione non è idonea a paralizzare la domanda di risarcimento del danno per occupazione abusiva di immobile che, nella insussistenza di un provvedimento di esproprio, merita accoglimento; peraltro, rimane in facoltà dell’amministrazione, non potendo ad essa sostituirsi il giudice amministrativo, scegliere tra le seguenti opzioni: restituire il terreno occupato, previa riduzione dello stesso in pristino stato e risarcire il danno cagionato per l’illegittima occupazione; in alternativa, acquisire il bene e risarcire il danno derivante dall’occupazione illegittima ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 42 bis d.P.R. n. 327 del 2001.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 08/02/2019, n.95

Occupazione abusiva di terreno altrui: ne comporta l’acquisizione?

La condotta illecita tenuta dall’Amministrazione pubblica con l’occupazione abusiva di terreno altrui, quale che sia stata la sua forma di manifestazione (vie di fatto, occupazione usurpativa, occupazione acquisitiva), non può comportare l’acquisizione del bene medesimo giacché essa configura un illecito permanente ex art. 2043 c.c.; d’altro canto la cessazione dell’illecito da essa commesso si verifica soltanto nelle ipotesi di: a) restituzione del fondo; b) accordo transattivo; c) rinunzia abdicativa da parte del proprietario implicita nella richiesta di risarcimento del danno per equivalente monetario a fronte della irreversibile trasformazione del fondo; d) compiuta usucapione, nei ristretti limiti individuati dal Consiglio di Stato; e) provvedimento emanato ex art. 42 bis, d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327.

Consiglio di Stato sez. IV, 18/01/2019, n.460

L’uso di una striscia di terreno ricoperta di ghiaia come parcheggio

Non è configurabile quale possesso “ad usucapionem” il comportamento consistente nell’uso di una striscia di terreno ricoperta di ghiaia come parcheggio e spazio di manovra, non essendo detta condotta di per sé espressione di un’attività materiale incompatibile con l’altrui diritto di proprietà e non avendo la relativa esteriorizzazione la valenza inequivoca di una signoria di fatto sul bene, in quanto la copertura dell’area con ghiaia non integra un’opera permanente di trasformazione, idonea a precludere la potestà dominicale del proprietario, mentre l’utilizzo a scopo di parcheggio può risultare transitoriamente consentito per mera tolleranza.

Tribunale Savona, 18/11/2018

L’onere della prova

L’azione negatoria servitutis mira alla negazione di qualsiasi diritto, anche dominicale, affermato dal terzo sulla res dell’attore e, dunque, non soltanto all’accertamento dell’inesistenza della pretesa servitù ma anche al conseguimento della cessazione della situazione antigiuridica posta in essere dal vicino, al fine di ottenere la libertà del fondo.

Tale azione si differenzia dall’azione di rivendicazione, caratterizzata invece da un eventuale conflitto tra titoli. Pertanto, l’onere della prova che grava sull’attore nel possesso del bene è meno rigoroso che nell’azione di rivendicazione, essendo sufficiente provare l’esistenza del titolo di proprietà e anche il possesso del terreno qualora il convenuto eccepisca l’intervenuta usucapione.

Nel caso di specie, qualificandola come negatoria servitutis, il Tribunale ha accolto la domanda volta a dichiarare l’inesistenza di diritti di servitù di passaggio e di parcheggio in favore della proprietà del convenuto sulla corte esclusiva di pertinenza del locale garage dell’attore.

Tribunale Frosinone, 12/10/2018, n.920

Lo spossessamento del privato da parte della PA

Nelle occupazioni illegittime lo spossessamento del privato da parte della p.a. ha natura di illecito permanente che viene a cessare per effetto (oltre che della restituzione del terreno, di un accordo transattivo, della compiuta usucapione da parte dell’occupante che lo ha trasformato) della rinuncia del proprietario al suo diritto che è implicita nella richiesta di risarcimento dei danni per equivalente, ipotesi quest’ultima nella quale la prescrizione decorre dalla data della domanda risarcitoria.

Cassazione civile sez. I, 03/10/2018, n.24101

Rapporti tra giudicato amministrativo e giudicato civile

Il giudicato amministrativo di annullamento di permessi di costruire in sanatoria rilasciati a terzi per interventi realizzati in violazione delle distanze legali sul terreno di proprietà dei ricorrenti è recessivo rispetto al giudicato civile che accerti l’avvenuta usucapione del diritto dei controinteressati a mantenere l’edificio di loro proprietà a distanza inferiore a quella legale rispetto al fabbricato dei ricorrenti; ciò in quanto, ai sensi dell’art. 2909 c.c. detto giudicato civile ha una efficacia retroattiva reale, che fa venir meno il preteso diritto edificatorio dei ricorrenti sin da quando i controinteressati usucapenti hanno iniziato a possedere (sulla base di tale principio è stata respinta la domanda di risarcimento dei danni conseguenti all’annullamento giurisdizionale dei permessi di costruire in sanatoria rilasciati ai controinteressati usucapenti).

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 21/06/2018, n.351

Quando può ritenersi maturata l’usucapione del terreno?

Può ritenersi maturata l’usucapione del terreno che da oltre vent’anni parte attrice abbia posseduto uti dominus il fondo mantenendolo in buono stato di conservazione, sopportandone i relativi costi e raccogliendone i frutti.

Tribunale Savona, 05/06/2018

La richiesta scritta di rilascio di un terreno occupato

Ai fini dell’interruzione del termine utile per l’usucapione, può essere attribuita efficacia interruttiva del possesso solo ad atti che comportino per il possessore la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa o ad atti giudiziali diretti ad ottenere la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente: di conseguenza, una richiesta scritta di rilascio di un terreno occupato non è idonea ad interrompere il termine per usucapire, dal momento che il possesso può essere esercitato anche in aperto e dichiarato contrasto con la volontà del titolare del diritto reale.

Cassazione civile sez. II, 31/08/2017, n.20611

Azione di regolamento di confini: l’eccezione di usucapione

L’azione regolamento è diretta soltanto a dirimere un’incertezza sulla linea di confine tra i due fondi (con il conseguente adeguamento della situazione di fatto a quella di diritto), o meramente soggettiva, poiché vi è, bensì, una preesistente demarcazione visibile fra gli stessi, ma la parte attrice ne contesta l’effettiva coincidenza con il confine documentalmente individuato da quei titoli, per avere il vicino usurpato ai suoi danni la zona confinaria adiacente, oppure oggettiva, poiché, invece, una demarcazione visibile sul terreno manca del tutto e, quindi, di fatto, vi è promiscuità del possesso nella zona confinaria: né l’eventuale eccezione di usucapione sollevata dal convenuto nel primo dei due casi sarebbe idonea a snaturare l’azione di regolamento di confini proposta dall’attore, quando, con detta eccezione, si faccia valere una situazione sopravvenuta, atta a eliminare l’incertezza sul confine, senza che sia messo in discussione il titolo di acquisto vantato “ex adverso”; viceversa, nell’ipotesi in cui il convenuto invochi un acquisto per usucapione anteriore all’acquisto dell’attore, si verifica il conflitto di titoli che è presupposto dell’azione di rivendicazione.

Tribunale Roma sez. V, 02/05/2017, n.8705

Usucapione: configurabilità

Ai fini della declaratoria di usucapione, manca l’elemento principale dell’istituto che si chiede di applicare, non essendo stato provato, neanche a grandi linee, che le attrici abbiano posseduto quei beni uti dominus e non invece riconoscendo appieno la proprietà di altri.

La semplice coltivazione del terreno o l’esplicazione di atti di mera gestione, in mancanza degli altri elementi (ossia, principalmente, del comportarsi il possessore uti dominus), non è sufficiente a provare l’animus possidendi. Sicché ai fini della sussistenza di una attività contrastante con il possesso altrui non sono sufficienti meri atti di gestione, consentiti o tollerati dal proprietario del bene.

Tribunale Bari sez. I, 09/06/2016, n.3163

Sentenza dichiarativa dell’usucapione

In tema d’imposta di registro, con riguardo alla registrazione della sentenza che ha dichiarato l’avvenuta usucapione di un terreno, la base imponibile, costituita dal valore di tale bene al momento del passaggio in giudicato della sentenza, va determinata tenendo conto, in virtù del principio dell’accessione, delle costruzioni realizzate prima del compimento dell’usucapione ed escludendo, invece, quelle realizzate dopo, che sono accessioni a favore non dell’usucapiente, ma direttamente del nuovo proprietario.

Cassazione civile sez. trib., 18/11/2015, n.23580

Eccezione riconvenzionale di usucapione

Le facoltà proprietarie, il cui esercizio viene presupposto dall’istituto dell’usucapione, non sono esercitabili dall’Ente espropriante durante il periodo di occupazione legittima del bene preordinata alla realizzazione dell’opera pubblica.

Infatti durante tale periodo si configura una situazione di mera detenzione, poiché con l’emanazione dell’atto autorizzatorio all’occupazione l’autorità procedente riconosce l’esistenza di un altrui diritto dominicale sul terreno e, quindi, non esercita un potere di fatto corrispondente al diritto di proprietà.

La detenzione si trasforma in possesso (corrispondente all’esercizio del diritto dominicale) dal momento in cui l’autorità espropriante inizia a comportarsi uti dominus; ne segue che solo dalla scadenza del periodo di legittima occupazione inizia a decorrere il termine utile per l’acquisto a titolo di usucapione del terreno occupato, e tale usucapione è necessariamente ventennale, visto che la buona fede deve ritenersi esclusa dall’emanazione dell’autorizzazione all’occupazione, dimostrante che l’Ente era consapevole di occupare un terreno appartenente ad un terzo proprietario.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 23/04/2015, n.662



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