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Usucapione terreno: ultime sentenze

25 Gennaio 2020
Usucapione terreno: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: usucapione; coltivazione di un terreno in modo pubblico, pacifico, continuo ed ininterrotto per i venti anni; prova dell’intervenuta usucapione; domanda di risarcimento del danno; restituzione del terreno occupato; interruzione del termine per usucapire.

Usucapione: configurabilità

Ai fini della declaratoria di usucapione, manca l’elemento principale dell’istituto che si chiede di applicare, non essendo stato provato, neanche a grandi linee, che le attrici abbiano posseduto quei beni uti dominus e non invece riconoscendo appieno la proprietà di altri.

La semplice coltivazione del terreno o l’esplicazione di atti di mera gestione, in mancanza degli altri elementi (ossia, principalmente, del comportarsi il possessore uti dominus), non è sufficiente a provare l’animus possidendi. Sicché ai fini della sussistenza di una attività contrastante con il possesso altrui non sono sufficienti meri atti di gestione, consentiti o tollerati dal proprietario del bene.

Tribunale Bari sez. I, 09/06/2016, n.3163

Coltivazione di un terreno e usucapione

In tema di usucapione, ai fini della prova dell’intervenuta usucapione, la coltivazione di un terreno, in modo pubblico, pacifico, continuo ed ininterrotto per i venti anni richiesti dall’art. 1158 c.c. ben può configurare lo jus possessionis mentre la sussistenza dell’animus possidendi è desumibile in via presuntiva ed implicita dall’esercizio dell’attività materiale corrispondente al diritto di proprietà

Tribunale Crotone, 13/12/2019, n.1441

L’eccezione di usucapione

L’eccezione di usucapione non è idonea a paralizzare la domanda di risarcimento del danno per occupazione abusiva di immobile che, nella insussistenza di un provvedimento di esproprio, merita accoglimento; peraltro, rimane in facoltà dell’amministrazione, non potendo ad essa sostituirsi il giudice amministrativo, scegliere tra le seguenti opzioni: restituire il terreno occupato, previa riduzione dello stesso in pristino stato e risarcire il danno cagionato per l’illegittima occupazione; in alternativa, acquisire il bene e risarcire il danno derivante dall’occupazione illegittima ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 42 bis d.P.R. n. 327 del 2001.

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 08/02/2019, n.95

Occupazione abusiva di terreno altrui: ne comporta l’acquisizione?

La condotta illecita tenuta dall’Amministrazione pubblica con l’occupazione abusiva di terreno altrui, quale che sia stata la sua forma di manifestazione (vie di fatto, occupazione usurpativa, occupazione acquisitiva), non può comportare l’acquisizione del bene medesimo giacché essa configura un illecito permanente ex art. 2043 c.c.; d’altro canto la cessazione dell’illecito da essa commesso si verifica soltanto nelle ipotesi di: a) restituzione del fondo; b) accordo transattivo; c) rinunzia abdicativa da parte del proprietario implicita nella richiesta di risarcimento del danno per equivalente monetario a fronte della irreversibile trasformazione del fondo; d) compiuta usucapione, nei ristretti limiti individuati dal Consiglio di Stato; e) provvedimento emanato ex art. 42 bis, d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327.

Consiglio di Stato sez. IV, 18/01/2019, n.460

L’uso di una striscia di terreno ricoperta di ghiaia come parcheggio

Non è configurabile quale possesso “ad usucapionem” il comportamento consistente nell’uso di una striscia di terreno ricoperta di ghiaia come parcheggio e spazio di manovra, non essendo detta condotta di per sé espressione di un’attività materiale incompatibile con l’altrui diritto di proprietà e non avendo la relativa esteriorizzazione la valenza inequivoca di una signoria di fatto sul bene, in quanto la copertura dell’area con ghiaia non integra un’opera permanente di trasformazione, idonea a precludere la potestà dominicale del proprietario, mentre l’utilizzo a scopo di parcheggio può risultare transitoriamente consentito per mera tolleranza.

Tribunale Savona, 18/11/2018

L’onere della prova

L’azione negatoria servitutis mira alla negazione di qualsiasi diritto, anche dominicale, affermato dal terzo sulla res dell’attore e, dunque, non soltanto all’accertamento dell’inesistenza della pretesa servitù ma anche al conseguimento della cessazione della situazione antigiuridica posta in essere dal vicino, al fine di ottenere la libertà del fondo.

Tale azione si differenzia dall’azione di rivendicazione, caratterizzata invece da un eventuale conflitto tra titoli. Pertanto, l’onere della prova che grava sull’attore nel possesso del bene è meno rigoroso che nell’azione di rivendicazione, essendo sufficiente provare l’esistenza del titolo di proprietà e anche il possesso del terreno qualora il convenuto eccepisca l’intervenuta usucapione.

Nel caso di specie, qualificandola come negatoria servitutis, il Tribunale ha accolto la domanda volta a dichiarare l’inesistenza di diritti di servitù di passaggio e di parcheggio in favore della proprietà del convenuto sulla corte esclusiva di pertinenza del locale garage dell’attore.

Tribunale Frosinone, 12/10/2018, n.920

Lo spossessamento del privato da parte della PA

Nelle occupazioni illegittime lo spossessamento del privato da parte della p.a. ha natura di illecito permanente che viene a cessare per effetto (oltre che della restituzione del terreno, di un accordo transattivo, della compiuta usucapione da parte dell’occupante che lo ha trasformato) della rinuncia del proprietario al suo diritto che è implicita nella richiesta di risarcimento dei danni per equivalente, ipotesi quest’ultima nella quale la prescrizione decorre dalla data della domanda risarcitoria.

Cassazione civile sez. I, 03/10/2018, n.24101

Rapporti tra giudicato amministrativo e giudicato civile

Il giudicato amministrativo di annullamento di permessi di costruire in sanatoria rilasciati a terzi per interventi realizzati in violazione delle distanze legali sul terreno di proprietà dei ricorrenti è recessivo rispetto al giudicato civile che accerti l’avvenuta usucapione del diritto dei controinteressati a mantenere l’edificio di loro proprietà a distanza inferiore a quella legale rispetto al fabbricato dei ricorrenti; ciò in quanto, ai sensi dell’art. 2909 c.c. detto giudicato civile ha una efficacia retroattiva reale, che fa venir meno il preteso diritto edificatorio dei ricorrenti sin da quando i controinteressati usucapenti hanno iniziato a possedere (sulla base di tale principio è stata respinta la domanda di risarcimento dei danni conseguenti all’annullamento giurisdizionale dei permessi di costruire in sanatoria rilasciati ai controinteressati usucapenti).

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 21/06/2018, n.351

Quando può ritenersi maturata l’usucapione del terreno^

Può ritenersi maturata l’usucapione del terreno che da oltre vent’anni parte attrice abbia posseduto uti dominus il fondo mantenendolo in buono stato di conservazione, sopportandone i relativi costi e raccogliendone i frutti.

Tribunale Savona, 05/06/2018

La richiesta scritta di rilascio di un terreno occupato

Ai fini dell’interruzione del termine utile per l’usucapione, può essere attribuita efficacia interruttiva del possesso solo ad atti che comportino per il possessore la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa o ad atti giudiziali diretti ad ottenere la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapente: di conseguenza, una richiesta scritta di rilascio di un terreno occupato non è idonea ad interrompere il termine per usucapire, dal momento che il possesso può essere esercitato anche in aperto e dichiarato contrasto con la volontà del titolare del diritto reale.

Cassazione civile sez. II, 31/08/2017, n.20611

Azione di regolamento di confini: l’eccezione di usucapione

L’azione regolamento è diretta soltanto a dirimere un’incertezza sulla linea di confine tra i due fondi (con il conseguente adeguamento della situazione di fatto a quella di diritto), o meramente soggettiva, poiché vi è, bensì, una preesistente demarcazione visibile fra gli stessi, ma la parte attrice ne contesta l’effettiva coincidenza con il confine documentalmente individuato da quei titoli, per avere il vicino usurpato ai suoi danni la zona confinaria adiacente, oppure oggettiva, poiché, invece, una demarcazione visibile sul terreno manca del tutto e, quindi, di fatto, vi è promiscuità del possesso nella zona confinaria: né l’eventuale eccezione di usucapione sollevata dal convenuto nel primo dei due casi sarebbe idonea a snaturare l’azione di regolamento di confini proposta dall’attore, quando, con detta eccezione, si faccia valere una situazione sopravvenuta, atta a eliminare l’incertezza sul confine, senza che sia messo in discussione il titolo di acquisto vantato “ex adverso”; viceversa, nell’ipotesi in cui il convenuto invochi un acquisto per usucapione anteriore all’acquisto dell’attore, si verifica il conflitto di titoli che è presupposto dell’azione di rivendicazione.

Tribunale Roma sez. V, 02/05/2017, n.8705

Sentenza dichiarativa dell’usucapione

In tema d’imposta di registro, con riguardo alla registrazione della sentenza che ha dichiarato l’avvenuta usucapione di un terreno, la base imponibile, costituita dal valore di tale bene al momento del passaggio in giudicato della sentenza, va determinata tenendo conto, in virtù del principio dell’accessione, delle costruzioni realizzate prima del compimento dell’usucapione ed escludendo, invece, quelle realizzate dopo, che sono accessioni a favore non dell’usucapiente, ma direttamente del nuovo proprietario.

Cassazione civile sez. trib., 18/11/2015, n.23580

Eccezione riconvenzionale di usucapione

Le facoltà proprietarie, il cui esercizio viene presupposto dall’istituto dell’usucapione, non sono esercitabili dall’Ente espropriante durante il periodo di occupazione legittima del bene preordinata alla realizzazione dell’opera pubblica.

Infatti durante tale periodo si configura una situazione di mera detenzione, poiché con l’emanazione dell’atto autorizzatorio all’occupazione l’autorità procedente riconosce l’esistenza di un altrui diritto dominicale sul terreno e, quindi, non esercita un potere di fatto corrispondente al diritto di proprietà.

La detenzione si trasforma in possesso (corrispondente all’esercizio del diritto dominicale) dal momento in cui l’autorità espropriante inizia a comportarsi uti dominus; ne segue che solo dalla scadenza del periodo di legittima occupazione inizia a decorrere il termine utile per l’acquisto a titolo di usucapione del terreno occupato, e tale usucapione è necessariamente ventennale, visto che la buona fede deve ritenersi esclusa dall’emanazione dell’autorizzazione all’occupazione, dimostrante che l’Ente era consapevole di occupare un terreno appartenente ad un terzo proprietario.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 23/04/2015, n.662



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