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L’impresa individuale, l’azienda, la ditta e l’avviamento

8 Maggio 2014


L’impresa individuale, l’azienda, la ditta e l’avviamento

> Business Pubblicato il 8 Maggio 2014



Cos’è un’impresa individuale, una società, un ente no profit, l’avviamento, il marchio: le nozioni di base per chi vuole fare impresa.

L’imprenditore, secondo il codice civile [1], è il soggetto che “esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e di servizi”. In ragione delle diverse regole applicabili, si usa suddividere il mondo dell’impresa in due grandi insiemi: quello dell’impresa agricola [2] e quello dell’impresa commerciale [3]; quest’ultimo è un insieme “residuale”, in quanto “raccoglie” tutti gli imprenditori diversi da quelli che esercitano l’agricoltura.

Imprenditore può essere

a) una persona fisica (in tal caso si parla di “imprenditore individuale”)

b) un soggetto diverso da una persona fisica: di solito, in quest’ultimo caso, l’imprenditore assume veste di società che, a sua volta può essere una società di capitali (S.p.a., S.r.l., S.a.p.a.), una società di persone (Società semplice, S.a.s., S.n.c.) o una società cooperative, ma non è escluso che si possa trattare anche di un ente non profit (come una fondazione o un’associazione).

Nel caso della società, l’attività di impresa è finalizzata alla distribuzione dell’utile tra i soci.

Nel caso dell’ente non profit (si pensi a una fondazione teatrale) l’attività di impresa è invece finalizzata a ricavare i mezzi per il sostentamento dell’attività dell’ente in questione.

Se l’imprenditore è dunque un “soggetto”, l’attività che il medesimo svolge si definisce come “impresa”: l’impresa è dunque l’attività dell’imprenditore individuale.

Per esercitare questa attività, di solito l’imprenditore si avvale di un complesso organizzato (di risorse umane, di beni e di rapporti contrattuali con clienti e fornitori): l’organizzazione dell’imprenditore si dice “azienda”.

Per “avviamento” si intende la capacità dell’organizzazione apprestata dall’imprenditore di produrre un reddito e quindi si tratta di un valore superiore alla somma dei valori dei singoli cespiti che compongono l’azienda.

Dalla predetta definizione di “imprenditore” che è riportata nel Codice civile, ricaviamo dunque che affinché vi sia impresa, devono ricorrere le seguenti condizioni:

a) l’esercizio di una attività economica diretta alla produzione o allo scambio di beni e di servizi; si deve pertanto trattare di un’attività preordinata alla creazione di nuova “ricchezza”, e ciò attraverso la prestazione di servizi (ad esempio: il commercio) o la produzione di nuovi beni;

b) l’organizzazione dell’attività (si tratta della creazione e della gestione di quel complesso che già abbiamo definito come “azienda”)

c) la professionalità, ossia l’esercizio abituale e prevalente di una data attività e, quindi, la sistematicità e la non sporadicità dell’attività esercitata.

Non è necessario, invece, che l’attività sia svolta ininterrottamente: una attività stagionale, quando sia esercitata in forma organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi (ad esempio la gestione di uno stabilimento balneare), costituisce anch’essa una attività d’impresa.

Che differenza c’è tra impresa, azienda e ditta?

Nel linguaggio corrente, i termini “impresa”, “azienda” e “ditta” sono spesso usati come sinonimi. Nel linguaggio tecnico giuridico tali termini definiscono, invece, concetti assai diversi.

L’impresa è l’attività svolta dall’imprenditore; l’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio della sua attività di impresa.

L’azienda è dunque l’organizzazione della quale l’imprenditore si avvale per l’esercizio della sua attività d’impresa.

La ditta è invece la denominazione commerciale dell’imprenditore (ad esempio: Bar Sport di Rossi Mario), cioè il nome con cui egli esercita l’impresa distinguendola dalle imprese concorrenti: così come le persone devono avere un nome e un cognome, anche l’impresa deve avere una ditta.

Con il termine “marchio” si indica un determinato prodotto dell’attività di impresa (la Punto è un marchio della Fiat); con il termine insegna, infine, si designa il segno di riconoscimento del luogo nel quale si svolge una data attività d’impresa.

note

[1] Art. 2082 cod. civ.

[2] Art. 2135 e ss. cod. civ.

[3] Art. 2188 e ss. cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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