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Quanto fa curriculum la gentilezza al lavoro?

10 Gennaio 2020 | Autore:
Quanto fa curriculum la gentilezza al lavoro?

Essere cortesi con i colleghi può ripagare per un eventuale futura occupazione? Le qualità personali contano quanto quelle professionali?

Ci sono due modi di approcciarsi al lavoro: farlo per avere uno stipendio che consente di arrivare alla fine del mese e, possibilmente, di mettere via qualcosa per concedersi qualche capriccio più o meno costoso in base a ciò che si porta a casa. Oppure farlo per passione, indipendentemente da ciò che dice la busta paga o il contratto nazionale. Ci sono anche due modi di approcciarsi ai colleghi: vederli come degli «individui» che, per forza di cose, devono condividere il tuo ambiente di lavoro, con il quali devi convivere perché non puoi farne a meno. Oppure vedere in loro delle persone che, come te, hanno bisogno di quel posto, hanno una vita, un vissuto alle spalle, hanno le stesse tue difficoltà, hanno un nome e un cognome, una famiglia, un’identità. Un’anima che vuole dare e ricevere. Se appartieni a quest’ultima categoria di persone, non ti chiederai che cosa puoi avere in cambio. Ma sicuramente penserai se vale la pena essere disponibile con gli altri. E, volendo essere pratici, quanto fa curriculum la gentilezza al lavoro.

La gentilezza al lavoro si avverte in piccoli gesti. Ad esempio, nell’arrivare in ufficio regalando un sorriso ai colleghi, nell’offrire loro un caffè alla macchinetta, nell’aiutare a fare una pratica da chiudere in poco tempo senza che nessuno te lo chieda, ma solo perché avverti che c’è bisogno di dare una mano. La gentilezza significa non preoccuparsi se qualcuno ti dice «ma chi te lo fa fare». Un atteggiamento del genere fa curriculum? Chi cerca di essere gentile non si pone questa domanda. Lo fa e basta. Ma, a ben guardare, si sa: chi ben semina ben raccoglie.

Sempre più italiani vedono nella gentilezza una buona abitudine da sviluppare anche nell’ambiente lavorativo. Secondo una recente indagine di InfoJobs, per il 96% un sorriso migliora di gran lunga la produttività e sprona a dare di più.

La gentilezza è contagiosa e chi è cortese attira questo atteggiamento anche verso di sé: la vera sfida di ogni giorno è, quindi, ricordarsi di essere sempre disponibili verso il prossimo.

Poter lavorare con un capo illuminato può essere, infatti, un valore aggiunto per le risorse che collaborano con lui. La leadership gentile può fare la differenza, perché contribuisce a creare un clima di lavoro più sereno e, di conseguenza, permette di ottenere il massimo dalle persone, che si sentono più responsabilizzate, e quindi più portate a osare e innovare.

Per quanto ci sia la rima, gentilezza non vuol dire debolezza quando si pensa al proprio capo. La gentilezza è vista come un punto di forza (60%) e non di debolezza e come un elemento imprescindibile al lavoro (24%); soltanto per il 2% è visto come una debolezza o una tattica volta ad ottenere qualcosa (9%).

A sorpresa, pare che siano pochi i gesti gentili che vengono fatti o ricevuti dai collaboratori: solo il 9% rivela di esserne stato destinatario e il 15% di averne rivolti. Un vero peccato, non trovi? Anche perché, nonostante tutti siano d’accordo nel ritenere che la gentilezza sia un valore in ambito lavorativo, non sempre è però possibile attuarla. E qui ci sarebbe da dissentire sui risultati dell’indagine in commento.

Allora: si dice che non si riesce ad essere gentili con i colleghi (nell’ordine) per i ritmi frenetici, per la competitività, per la routine. Manca, probabilmente, la vera voce: la voglia di farlo.

Il problema, il vero problema è che a volte si ha paura dei pregiudizi. Nella testa delle persone, un atteggiamento gentile al lavoro può passare per un atteggiamento ambiguo. Se ti porto il caffè sulla scrivania, che cosa mi rispondi? «Grazie» oppure «ci stai provando?». Nel primo caso, se si apprezza la gentilezza del collega, probabilmente il giorno dopo sarai tu a portargli il caffè. Nel secondo caso, invece, hai rovinato ogni possibile rapporto.

Se vedi una faccia buia in un collega, cosa fai? Se non gli chiedi niente, passi per quello insensibile. Se glielo chiedi, passi per quello che si vuole fare i fatti suoi. Se opti per la prima soluzione, non risolvi il problema. Se scegli la seconda, magari non lo risolvi lo stesso. Ma hai teso una mano. Hai fatto il tuo dovere.

Se questo fa curriculum, magari non ti interessa. Ma probabilmente troverai un datore di lavoro che, oltre alle capacità professionali, apprezza anche quelle umane. E questo sarebbe il tuo punto di forza, quello che ti distingue dagli altri.

Un elemento non indifferente, quello della gentilezza. Quando si arriva ad una certa età e vedi che i vecchi colleghi o i vecchi datori di lavoro ti cercano ancora non tanto per quello che hai dato a livello professionale ma per quello che hai lasciato come persona, si capisce che la gentilezza al lavoro può essere tanto valida quanto le tue capacità. E allora sei a cavallo, anzi: al galoppo.


1 Commento

  1. Credo sia importante e faccia la differenza sia dal punto di vista del lavoratore, del datore di lavoro e dei colleghi. Un ambiente lavorativo che ti trasmette ansia e agitazione non ti consente di essere efficiente al 100%.

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