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Conviene la cambiale?

9 Gennaio 2020
Conviene la cambiale?

È più conveniente la vecchia cambiale, l’assegno postdatato, la Rid o la Riba?

Per qualche secolo, la cambiale è stata il titolo di credito più utilizzato negli scambi commerciali. Negli ultimi decenni, però, l’uso di questo strumento è stato via via abbandonato in favore di altri simili come l’assegno postdatato, la Rid (Ricevuta interbancaria diretta) e la Ri.ba. (Ricevuta bancaria). Perché mai rinunciare a questa garanzia che, per tutto questo tempo, ha accompagnato le vendite? Secondo alcuni, la cambiale non conviene più. Da dove deriva questa convinzione? Probabilmente, perché le pratiche del commercio hanno trovato mezzi alternativi per garantire il creditore. 

Sappiamo però che la cambiale costituisce un «titolo di credito» e, come tale, in caso di mancato pagamento, consente di avviare, oltre al protesto del debitore, anche l’immediata esecuzione forzata nei suoi confronti. Il pignoramento, a fronte di una cambiale protestata, non richiede infatti il previo passaggio dal tribunale: non è necessaria una causa né un ricorso per decreto ingiuntivo. Insomma, chi ha una cambiale in mano ha come una sentenza di condanna. Perché mai rinunciarvi?

Di qui la domanda: conviene la cambiale? Cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento.

Conviene di più la cambiale o l’assegno postdatato?

Una delle ragioni per cui non si usa più la cambiale come ordinario mezzo di pagamento sta nella possibilità di emettere assegni postdatati senza incorrere, in pratica, in alcun tipo di sanzione. L’assegno postdatato, infatti, produce effetti simili a quelli della cambiale: rimanda il pagamento del credito fino alla data apposta sul titolo. 

Come la cambiale, l’assegno post datato è un titolo esecutivo e consente l’immediato pignoramento; ma non ha costi aggiuntivi come invece la cambiale che prevede il versamento dell’imposta di bollo in proporzione al valore della stessa. In particolare, se si tratta di cambiale tratta, l’imposta è pari al 12 per mille; invece, se si tratta di vaglia cambiario l’imposta è pari all’11 per mille. 

L’assegno post datato, però, presenta un inconveniente: non è possibile presentarlo allo sportello della banca per l’incasso prima della data ivi indicata, salvo regolarizzare il titolo versando l’imposta di bollo che altrimenti sarebbe dovuta su un’ipotetica cambiale di pari valore. Il che significa che, se si ha già il sentore di un inadempimento e si intende agire in via esecutiva, con l’assegno postdatato tutto ciò non si può fare prima del compimento della data futura riportata sul titolo. 

Questo perché, a rigore, l’assegno postdatato non è altro che un’evasione fiscale: si usa un titolo di credito con una funzione – quella di garanzia – che non gli è propria. L’assegno è, infatti, un titolo di pagamento al portatore, pagabile a vista. Solo la cambiale ha la funzione di garantire un pagamento futuro. E siccome la cambiale richiede il versamento dell’imposta di bollo, chi usa l’assegno al posto cambiale non sta facendo altro che evadere tale imposta. 

Quando il prenditore dell’assegno postdatato intende procedere all’incasso prima della scadenza di pagamento, sarà tenuto ad eseguire la procedura di regolarizzazione del titolo in suo possesso versando l’imposta di bollo.

Leggi l’articolo: posso fare un assegno postdatato?

Strumenti alternativi alla cambiale

La cambiale è tramontata anche perché oggi chi esegue vendite con pagamento ritardato o dilazionato cerca di garantirsi in modo diverso rispetto al rilascio della cambiale, ad esempio:

  • operando una selezione tra i debitori e accogliendo solo chi appare più affidabile sotto il profilo della solvibilità e della serietà personale;
  • richiedendo, in taluni casi, una fideiussione a garanzia del credito che concede;
  • chiedendo che il contratto venga firmato anche da altre persone in modo che queste possano garantire il pagamento;
  • chiedendo l’integrale pagamento anticipato o una buona percentuale dello stesso;
  • concordando con il cliente il pagamento tramite Rid o Riba. Concentriamoci ora su queste ultime due figure. 

Leggi anche come tutelarsi dai clienti che non pagano.

Conviene la cambiale o la Rid?

Rid è l’acronimo di ricevuta interbancaria diretta. Si tratta di un sistema di addebito per cui la banca, su mandato del cliente, preleva automaticamente dal suo conto corrente le somme da accreditare sul conto del creditore, percependo per questo una commissione. Si usa, di solito, per provvedere al rimborso di finanziamenti o per le vendite a rate. 

La Rid – ma alcuni dicono anche “il Rid” – è quindi a pagamento ma non è prevista l’imposta come per la cambiale ma un compenso alla banca che si prende l’onere di eseguire il versamento periodico. La Rid si usa quindi per pagamenti che devono avvenire a cadenze prestabilite, ad esempio una volta al mese, al trimestre, ecc. 

Rispetto alla cambiale però la Rid non è un titolo di credito. Il creditore non ha, quindi, in mano un documento che gli consente di agire direttamente con il pignoramento, ma se non altro non deve ricorrere il debitore per sollecitargli il versamento delle rate: sarà la banca ad attingere in automatico dal suo conto. Insomma, con la Rid il creditore “si toglie il pensiero”. Ma con la consapevolezza che, se il conto dovesse andare in rosso, la Rid non verrebbe pagata e al creditore non resterebbe che agire con un decreto ingiuntivo. 

Conviene la cambiale o la Ri.ba.?

La Ri.ba. sta per ricevuta bancaria e si tratta di un documento che contiene la menzione di un credito e l’indicazione di un pagamento.

Il creditore invia la Ri.ba. alla banca affinché questa provveda alla riscossione. Alla scadenza prevista, il debitore effettuerà in banca il pagamento avendo in cambio la ricevuta (in forma cartacea) che attesta l’avvenuto pagamento.

Le Ri.ba. possono essere:

  • al dopo incasso: in tal caso, la banca accrediterà la somma sul conto del creditore solo dopo averla riscossa dal debitore;
  • salvo buon fine: in questo caso, la banca anticiperà al creditore la somma che il debitore deve versare, salvo a rivalersi sul creditore stesso se il debitore non dovesse pagare.


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