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Ricetta bianca: priorità della prestazione

10 Gennaio 2020 | Autore:
Ricetta bianca: priorità della prestazione

Ricetta medica del ricettario regionale e personale, ricetta rossa ed elettronica, priorità della prestazione e codici identificativi.

Quando si va dal proprio medico di famiglia per farsi prescrivere farmaci o prestazioni sanitarie, capita di vedersi consegnare una ricetta rossa o una ricetta bianca. Ma che differenza esiste tra questi due tipi di prescrizione e perché il loro colore cambia? In generale, la ricetta medica è un documento, redatto da un medico abilitato ed iscritto al proprio albo professionale, mediante il quale è possibile prenotare visite specialistiche, esami di laboratorio e diagnostici.

La ricetta consente anche di ritirare od acquistare farmaci, ausili e presidi sanitari, che richiedono una specifica prescrizione medica. Sulla stessa, si trovano riportate delle lettere, le quali servono ad indicare le modalità di accesso alle prestazioni di specialistica ambulatoriali. Pertanto, se si possiede una ricetta bianca, la priorità della prestazione può essere indicata con una U oppure con una B, o anche con una D o con una P. Cerchiamo insieme di capirne di più sui diversi tipi di ricetta esistenti e sui codici ivi riportati.

Quanti tipi di ricetta medica esistono

Esistono due tipologie di ricetta medica:

  • quella del ricettario regionale, che permette l’erogazione di farmaci e prestazioni a carico del Servizio sanitario regionale;
  • quella del ricettario personale del medico, che consente l’erogazione delle prestazioni e dei farmaci, a completo carico del cittadino.

Vi sono anche altri tipi di ricetta medica:

  • quella ministeriale a ricalco, che il medico compila quando deve prescrivere sostanze psicotrope e stupefacenti. In questo caso, il ricettario è differente e la ricetta viene redatta in triplice copia: una per il medico, una per il paziente e una per il farmacista;
  • la ricetta limitativa, che è prevista per quei medicinali la cui prescrizione o utilizzazione è limitata a taluni ambienti o a taluni medici.

Nello specifico, si tratta di:

  • medicinali utilizzabili solo in ambiente ospedaliero;
  • medicinali vendibili al pubblico su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti individuati;
  • medicinali utilizzabili dallo specialista in ambulatorio.

Quali medici possono utilizzare la ricetta del ricettario regionale

La ricetta del ricettario regionale, meglio conosciuta come ricetta rossa per via della caratteristica bordatura colorata dei campi, può essere utilizzata per prescrivere una terapia farmacologica, un esame diagnostico o una visita specialistica a carico del Ssn, solo da:

  • i medici di medicina generale convenzionati con il Ssn;
  • i medici addetti alla continuità assistenziale pubblica;
  • i pediatri di libera scelta convenzionati con il Ssn;
  • gli specialisti ambulatoriali interni;
  • i medici dipendenti del Ssn.

Non possono, quindi, prescrivere sul ricettario rosso i medici che non sono dipendenti o convenzionati con il Ssn.

Inoltre, su questo tipo di ricetta non possono essere prescritti farmaci o prodotti parafarmaceutici non compresi tra le formulazioni del prontuario farmaceutico regionale, né esami, visite o terapie non comprese nei Livelli essenziali d’assistenza (Lea) o nelle disposizioni della propria Regione.

I blocchetti contenenti i moduli per la prescrizione di farmaci e di prestazioni a carico del Ssn vengono consegnati dall’Azienda sanitaria locale (Asl) al medico dipendente o convenzionato con il Ssn, il quale diventa responsabile del suo uso.

Quando si può utilizzare la ricetta rossa

Il medico dipendente di una struttura pubblica o convenzionata con il Ssn può utilizzare la ricetta rossa solo nell’ambito dell’esercizio della sua attività istituzionale di medico pubblico. Pertanto, se il professionista svolge anche attività privata per prescrivere farmaci, visite od esami deve utilizzare il proprio ricettario personale.

Ad esempio, il medico di famiglia che svolge pure attività di libero professionista, in questo contesto non può utilizzare il ricettario regionale ma quello personale. Lo stesso dicasi per il medico ospedaliero che svolge attività intra o extra moenia, laddove non può adoperare il ricettario rosso bensì il proprio ricettario personale.

Qual è la validità e la durata della ricetta rossa

La ricetta rossa che prescrive farmaci, è valida sul territorio regionale e consente al paziente di ritirare i medicinali che richiedono una prescrizione medica.

Infatti, nella propria Regione di residenza il paziente può ritirare il farmaco pagando l’importo del ticket e l’eventuale differenza rispetto al prezzo di riferimento del generico a costo più basso. Al di fuori della propria Regione di residenza, invece, il paziente per potere ritirare il farmaco, deve pagare l’intero importo.

La ricetta rossa che prescrive farmaci ha una durata di 30 giorni, per cui se ne può usufruire per una sola volta e per il quantitativo di scatole prescritto fino a 30 giorni dalla data di compilazione, visibile sulla ricetta stessa.

La ricetta rossa che prescrive prestazioni sanitarie, viste o esami ha validità nazionale e pertanto, il cittadino può effettuare la prenotazione anche in una Regione diversa da quella di residenza, chiamando i Cup (Centri unici di prenotazione) competenti.

Questo tipo di ricetta ha una durata variabile da Regione a Regione. Di solito, è di 6 mesi da quando è stata emessa, ciò vuol dire che il cittadino può prenotare la prestazione che gli è stata prescritta entro i sei mesi dal rilascio della ricetta, ma vi sono Regioni in cui la ricetta ha una validità maggiore o minore.

In cosa consiste la ricetta elettronica

La ricetta rossa viene sostituita, sempre più frequentemente, dalla ricetta elettronica o dematerializzata, di colore bianco.

Quest’ultima è una vera e propria ricetta virtuale che il medico compila adoperando un particolare programma del Servizio sanitario regionale, per il quale è appositamente abilitato. Il professionista stampa un promemoria, su carta semplice, che consegna al paziente, nel quale sono riportati gli stessi campi e le stesse informazioni della ricetta rossa, compresi il numero di ricetta elettronica (Nre) che identifica univocamente la stessa e il codice di autenticazione emesso dal sistema a convalida dell’avvenuta trasmissione.

Se il sistema di trasmissione della ricetta dematerializzata non dovesse funzionare o dovesse impiegare un tempo superiore agli 8 secondi per stampare il promemoria, viene stampata in automatico la tradizionale ricetta rossa.

Le caratteristiche dei due tipi di ricetta (rossa ed elettronica) sono identiche sia per capacità di prescrizione sia per validità temporale. C’è però, una differenza perché quella elettronica che prescrive farmaci può essere utilizzata dall’assistito per l’acquisto di medicinali su tutto il territorio nazionale, pagando solo il ticket della Regione di residenza e l’eventuale differenza rispetto al prezzo di riferimento del generico a più basso costo.

Nell’ipotesi in cui la farmacia non dovesse riuscire ad accedere alla prescrizione elettronica ed ai dati del paziente tramite il sistema informatico, deve comunque dispensare il farmaco sulla base del promemoria, applicando il ticket in vigore nella Regione in cui si trova ubicata l’attività.

Inoltre, se l’assistito dovesse perdere il promemoria può comunque acquistare il farmaco perché la prescrizione è registrata nei database, accessibili da tutte le farmacie.

Quali prestazioni non possono essere prescritte con ricetta elettronica

Vi sono alcune prestazioni che non possono essere prescritte con la ricetta elettronica, per le quali è necessario l’utilizzo della ricetta rossa, ovvero quelle aventi ad oggetto:

  • ossigeno;
  • farmaci stupefacenti;
  • sostanze psicotrope;
  • farmaci in distribuzione per conto;
  • farmaci che richiedono un piano terapeutico Aifa (Agenzia italiana del farmaco);
  • farmaci prescritti al domicilio del paziente o in Rsa (Residenza sanitaria assistenziale).

In cosa consiste la priorità della prestazione

Sia sulla ricetta rossa sia su quella elettronica che prescrive prestazioni sanitarie, visite ed esami il medico dovrebbe sempre identificare con quale priorità le stesse devono essere erogate al cittadino. Quindi, anche se la ricetta vale ad esempio sei mesi, è necessario prenotare la prestazione, l’esame o la visita per tempo per mantenere valida la priorità segnata sulla ricetta.

Le lettere con le quali, in ricetta, vengono indicate le priorità sono:

  • U, che sta per “urgente” e si riferisce ad una prestazione da erogare entro 72 ore. Va comunque precisato che i cittadini perdono questa priorità se non prenotano la prestazione entro le 48 ore successive. Pertanto, oltre tale termine, la ricetta medica resta valida come prescrizione, ma si perde l’urgenza garantita dalla lettera;
  • B, che significa breve, è relativa alle prestazioni da erogare entro 10 giorni;
  • D, che indica le prestazioni differite, ovvero non strettamente urgenti. Possono essere realizzate entro 30 o 60 giorni, a seconda del tipo di accertamento (esami strumentali o visite);
  • P, che è relativa agli accertamenti programmabili, cioè a quelle visite o a quegli esami, magari di controllo periodico, che non hanno carattere di urgenza e quindi possono essere prenotati con più attesa. Tuttavia è previsto un tempo massimo per ottenere la visita prescritta dalla ricetta medica che è di 180 giorni dalla prenotazione.

Se la ricetta emessa dal medico non riporta alcuna lettera, viene automaticamente applicata la lettera P e l’accertamento viene considerato non urgente.

Cosa succede se la prestazione prevede il ricovero

Se la prestazione riportata nella ricetta prevede il ricovero in ospedale o presso una struttura medica convenzionata, le lettere per la priorità sono diverse.

Più precisamente:

  • A, se il ricovero deve avvenire entro 30 giorni perché se ritardato oltre, potrebbe portare ad un peggioramento delle condizioni del paziente;
  • B, se il ricovero va effettuato entro 60 giorni. In tale ipotesi non c’è rischio di aggravamento ma la situazione di forte dolore o di disfunzioni gravi richiedono comunque un intervento in un breve periodo;
  • C, se il ricovero deve avvenire entro 180 giorni dalla prenotazione;
  • D, se i ricoveri si possono programmare fino a 12 mesi dalla prenotazione.

In cosa consiste la ricetta del ricettario personale del medico

La ricetta del ricettario personale del medico è quella compilata normalmente su carta bianca o anche di altro colore, dove sono riportati:

  • il nome e il cognome del medico;
  • la data di emissione;
  • il luogo;
  • la firma autografa del professionista.

Su questo tipo di ricetta non è necessario indicare il nome dell’assistito a meno che il paziente non lo richieda. Sulla stessa, possono essere prescritte tutte le prestazioni di specialistica ambulatoriale, di diagnostica strumentale e di laboratorio, di norma correlate alla propria branca di specializzazione. Possono essere prescritti anche farmaci. In entrambi i casi, si tratta comunque di prestazioni a carico del cittadino assistito in quanto per quelle a carico del servizio sanitario occorre la ricetta del ricettario regionale.

Come può essere la ricetta del ricettario personale del medico

La ricetta del ricettario personale del medico può essere:

  • ripetibile, quando contiene la prescrizione di un farmaco che può essere dispensato più volte in un preciso arco di tempo. In parole più semplici, tale tipo di ricetta può essere utilizzata fino a 10 volte in 6 mesi se il medico non indica la quantità del medicinale prescritto o indica l’unità. L’indicazione di un numero di pezzi superiore all’unità, consente il prelievo dei pezzi indicati (eventualmente in maniera frazionata, nel periodo di validità di sei mesi), ma ne esclude la ripetibilità. L’unica eccezione è rappresentata dalla ricette relative ad alcuni farmaci particolari, come ad esempio le sostanze psicotrope e stupefacenti, la cui ripetibilità è di 3 volte in 30 giorni;
  • non ripetibile, se contiene la prescrizione di medicinali che possono determinare stati tossici o comunque rischi particolarmente elevati per la salute del paziente. Questo tipo di ricetta può essere usata solo una volta entro 30 giorni e per un quantitativo di confezioni coerente con il limite di terapia di 30 giorni. Il farmacista ritira la ricetta al momento della consegna del farmaco.

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