L’esperto | Articoli

Esenzione Tari: ultime sentenze

28 Gennaio 2020
Esenzione Tari: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: Tari; condizioni per beneficiare della riduzione della superficie tassabile ovvero dell’esenzione; esenzione dal pagamento ai Comuni del corrispettivo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Tari: l’esenzione o la riduzione a cosa deve essere limitata?

In tema di Tari, l’esenzione o riduzione delle superfici tassabili deve intendersi limitata a quella parte di esse su cui insiste l’opificio vero e proprio, perché solo in tali locali possono potenzialmente prodursi rifiuti speciali per le caratteristiche strutturali relative allo svolgimento dell’attività produttiva, mentre in tutti gli altri locali destinati ad attività diverse (uffici, depositi, servizi) i rifiuti devono essere classificati urbani per esclusione, con conseguente tassazione della relativa superficie.

Comm. trib. prov.le Taranto sez. II, 28/06/2019, n.1255

Esenzione Tari per le istituzioni scolastiche statali

In tema di Tari, l’esenzione dal pagamento ai Comuni del corrispettivo del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani prevista dall’art. 33-bis del d.l. n. 248 del 2007, conv. in l. 31 n. del 2008, in favore delle “istituzioni scolastiche statali” è riservata ai soggetti di diritto pubblico che costituiscano al contempo organi dello Stato e, pertanto, si applica alle Università statali, aventi natura di enti di diritto pubblico distinti dalle Amministrazioni dello Stato.

Cassazione civile sez. trib., 10/10/2019, n.25524

Tari: qual è il presupposto impositivo?

In materia di Tari, costituiscono presupposto impositivo l’occupazione o la conduzione di locali ed aree scoperte, adibiti a qualsiasi uso privato, non costituenti accessorio o pertinenza degli stessi, di talché, pur valendo il principio secondo cui è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, è onere del contribuente dimostrare la sussistenza delle condizioni per beneficiare della riduzione della superficie tassabile ovvero dell’esenzione, trattandosi di eccezione rispetto alla regola generale del pagamento dell’imposta sui rifiuti urbani nelle zone del territorio comunale.

Cassazione civile sez. trib., 15/05/2019, n.12979

Esenzione Tari: l’omessa denuncia originaria o di variazione

In tema di esenzione dalla Tari, l’omissione dell’adempimento di denuncia originaria o di variazione è da ritenersi preclusiva in quanto non porrebbe l’amministrazione nelle condizioni di effettuare tempestivamente i riscontri e le verifiche indispensabili per accertare l’esistenza dei presupposti di fatto per la concessione del beneficio dell’esclusione dall’imposizione.

Comm. trib. prov.le Benevento sez. II, 15/01/2019, n.14

Esenzione Tari: l’onere del contribuente

In materia di imposta sui rifiuti (TARI), pur operando il principio secondo cui è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria,grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare del diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile o, addirittura, l’esenzione costituendo questa un’eccezione alla regola del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale.

(Nel caso di specie, la S.C. ha rigettato il ricorso del contribuente – che assumeva di non essere tenuto al pagamento dell’imposta sul presupposto che l’area da lui occupata era adibita a deposito di materiali e merci – non potendo escludersi che l’area fosse suscettibile di produrre rifiuti e non ricorrendo ipotesi di esenzione).

Cassazione civile sez. trib., 22/09/2017, n.22130

Presupposti di debenza della Tari

Il tributo Tari è dovuto per la disponibilità dell’area produttrice di rifiuti e, dunque, unicamente per il fatto di occupare o detenere locali e aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, ad eccezione di quelle pertinenziali o accessorie all’abitazione.

Nel caso del parcheggio, non costituente pertinenza abitativa ma destinato ad attività economica, si tratta comunque di un’area frequentata da persone, quindi vi è la presunzione di produttività di rifiuti, salvo che non sia il contribuente a dimostrare, mediante la presentazione dell’apposita denuncia e con idonea documentazione, l’eventuale sussistenza dei presupposti per l’esenzione.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. I, 09/04/2019, n.1962

Tari: gli esercizi dotati di licenza annuale

La Tari, ossia la tassa per lo smaltimenti dei rifiuti (ex Tarsu), è dovuta dall’albergo anche nel periodo invernale benchè l’attività sia chiusa. Nel caso di esercizi dotati di licenza annuale, visto che il presupposto del tributo è costituito dalla occupazione o conduzione di locali a qualsiasi uso adibiti, ai fini della esenzione dalla tassa non é sufficiente la sola denuncia di chiusura invernale. Bisogna allegare e provare l’inutilizzabilità della struttura”.

La tassa è dovuta qualora vi sia la possibilità di usufruire del servizio a prescindere dalla fruizione. Il presupposto del tributo è costituito dall’occupazione o conduzione di locali destinati a qualsiasi uso.

Corte di Cassazione, Sezione TRI, Civile, Ordinanza, 11/04/2019, n. 10156

Tari e criteri del cumulo giuridico per sanzioni

In tema di Tari, il giudice può applicare d’ufficio i criteri del cumulo giuridico per sanzioni, aventi ad oggetto violazioni di carattere sia sostanziale sia formale, applicate in riferimento ad annualità differenti.

Commissione Tributaria provinciale Savona, Sezione 1, Sentenza, 21/06/2018, n. 196

Immobile costituito da un’area cimiteriale in concessione gestita da un ente ecclesiastico

In materia di tassa sui rifiuti solidi urbani, non è esentato dall’imposizione l’immobile costituito da un’area cimiteriale in concessione gestita da un ente ecclesiastico, atteso il conferimento dei rifiuti che lo stesso produce (cd. rifiuti cimiteriali), classificati tra quelli urbani o ad essi assimilati, nemmeno potendosi sostenere l’equiparazione di un siffatto cespite con gli edifici di culto, in quanto questi ultimi sono incapaci, per definizione, di produrre rifiuti.

Corte di Cassazione, Sezione TRI, Civile, Sentenza, 31/05/2017, n. 13740



9 Commenti

  1. La Tari è una delle tasse che gli italiani fanno più fatica a mandar giù, insieme al bollo auto o al canone Rai. Per fortuna, chi versa in difficoltà economica o sociale può contare su un’agevolazione che consente di pagare meno di tassa sui rifiuti. Non è un’esenzione ma uno sconto.

  2. Forse non tutti sanno il bonus Tari come funziona e, probabilmente, per questo motivo in molti rischiano di perderlo. Sarebbe un peccato se succedesse come con il bonus sociale sulle bollette di luce, gas e acqua: istituito nel 2009 e prorogato di anno in anno, ad oggi ne ha fatto richiesta solo il 35% degli aventi diritto, secondo l’Arera. Il bonus Tari è destinato soltanto agli utenti domestici che hanno un reddito basso. Sarà determinante l’Isee, cioè l’indicatore sulla situazione economica equivalente. La buona notizia nella buona notizia è che è stata alzata la soglia entro la quale si ha diritto all’agevolazione. E che, in questo modo, è diventata più ampia la platea dei beneficiari.

  3. Buongiorno la legge per tutti. sul vostro sito trovo sempre info utili capaci di rispondere alle mie esigenze. Pertanto, ora, vorrei in chiarimento sul bonus tari: chi ne ha diritto?

    1. Grazie mille Franca. I criteri per l’assegnazione del bonus Tari sono gli stessi utilizzati per gli altri bonus sociali, vale a dire quelli sull’energia elettrica, sull’acqua e sul gas. In pratica, vengono determinati dall’Isee. Al momento di richiedere il bonus, infatti, bisogna allegare la certificazione Isee per attestare che la propria situazione economica (reddituale e patrimoniale) non superi:
      gli 8.265 euro (contro gli 8.107,50 euro richiesti finora come limite);
      i 20mila euro se nel nucleo familiare ci sono più di 4 figli a carico.
      Questo significa che l’attuale normativa in vigore ha elevato da tre a quattro i bonus sociali per le famiglie poco abbienti.Inoltre, beneficia del bonus Tari chi percepisce il Reddito di cittadinanza e la Pensione di cittadinanza, sempre entro gli stessi limiti di Isee.

  4. I tributi comunali potranno essere rateizzati: 4 rate per i debiti fino a 500 euro, almeno 36 rate oltre i 6 mila. Ma le esecuzioni già in corso non saranno interrotte. Il nuovo Decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 prevede una nuova forma di rateazione per i tributi comunali più diffusi, l’Imu per gli immobili e la Tari per i rifiuti. È la prima volta che il legislatore nazionale interviene per disciplinare questa materia: finora era lasciata ai regolamenti di ciascun Comune, mancava una normativa quadro. Adesso, è arrivata ed interviene nei casi in cui i regolamenti comunali manchino o prevedano diversamente da quanto dispone il Decreto fiscale, che è stato convertito in legge pochi giorni fa. Le nuove norme entrano in vigore subito e valgono anche per gli accertamenti pregressi, dunque per i debiti tuttora in corso e non ancora pagati.

    1. La domanda di rateazione potrà essere presentata al Comune titolare del credito in qualsiasi momento, l’importante è che ci sia un atto di accertamento o di ingiunzione del tributo già notificato, anche se i termini previsti per il pagamento sono già scaduti. In questo modo si potranno rateizzare anche i debiti per Imu e Tari degli anni precedenti, compresi quelli per i quali è già arrivata una cartella di pagamento (che dal 1° gennaio prossimo sarà sostituita dal nuovo accertamento direttamente esecutivo, dunque con valore di cartella esattoriale).Però, ci sono delle differenze con la procedura di rateazione prevista per i debiti fiscali con Agenzia Entrate Riscossione: qui la domanda di rateazione, non appena viene accolta, ha l’effetto di fermare le procedure esecutive in corso, sospendendole per tutta la durata del piano di rateazione; per la rateazione attraverso il Comune di Imu e Tari, invece, non c’è questo effetto e, dunque, proseguiranno a prescindere dall’accoglimento e dai pagamenti rateali eseguiti. Così rimarranno iscritti i fermi e le ipoteche, e i pignoramenti già in essere andranno avanti; se, invece, la domanda di rateizzazione verrà presentata prima che questi atti esecutivi arrivano, li bloccherà in partenza. Dunque, i cittadini avranno l’incentivo a presentare la richiesta prima possibile.

    1. Se non vengono versate due rate, anche non consecutive (esempio la seconda e la quarta) nel corso di sei mesi di dilazione, il piano di rientro decade e il debito scaduto potrà essere azionato con le procedure esecutive. Inoltre, quando si è decaduti non si può più riprendere la rateazione sul residuo debito, il piano non potrà essere rinnovato o riformulato. A ben vedere, il fatto che la legge prevede che la decadenza scatta se non vengono pagate due rate in ogni semestre consente, per i piani di durata più lunga, di poter “saltare” il pagamento puntuale di una sola rata, purché in semestri diversi; in questo caso infatti non si incorrerà nella decadenza.La decadenza nei casi di rate non pagate, però, non scatterà automaticamente: il Comune o il suo Agente di riscossione dovranno notificare al cittadino moroso un atto di sollecito, che indicherà il termine preciso entro il quale versare le rate scadute e fino a quel momento il piano di rateazione non decadrà. Ci sarà, quindi, un margine di tempo in più per pagare oltre le scadenze inizialmente previste (ferma restando l’applicazione degli interessi dovuti per il periodo di ritardo).Ora, i regolamenti comunali che stabiliscono prescrizioni differenti da quelle che abbiamo indicato dovranno adeguarsi per essere conformi alla normativa della legge dello Stato; se, invece, il Comune non avesse mai sinora disciplinato questa materia, si applicheranno direttamente le disposizioni di legge. Per modificare i regolamenti già in essere nei punti difformi (ad esempio, una rateazione massima di 6 rate laddove adesso la legge prevede che debbano essere almeno 36 per i debiti da 6 mila euro in su) occorrerà emanare un’apposita delibera che approvi e faccia entrare in vigore il nuovo regolamento comunale.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube