L’esperto | Articoli

Mobilità: ultime sentenze

28 Gennaio 2020
Mobilità: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: riconoscimento dell’indennità di mobilità; trattamento economico dovuto al lavoratore; detraibilità dalle poste retributive dell’indennità di mobilità; sgravi contributivi e assunzione diretta a tempo indeterminato; termine di decadenza per la presentazione della domanda di indennità di mobilità.

Indebita percezione dell’indennità di mobilità

In caso di indebita percezione dell’indennità di mobilità, non può trovare applicazione l’art. 52 della l. n. 88 del 1989 – secondo cui non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato -, in quanto tale disposizione riguarda esclusivamente le prestazioni pensionistiche, e non qualunque prestazione previdenziale, ed avendo natura di norma eccezionale è insuscettibile di interpretazione analogica.

Cassazione civile sez. lav., 02/12/2019, n.31373

Decurtazione dell’indennità di mobilità dalla retribuzione del lavoratore licenziato

In tema di indennità di mobilità si riconosce la non decurtabilità dell’istituto previdenziale stesso dai compensi percepiti dal lavoratore che cessa l’attività lavorativa, sia a titolo di retribuzione cd. Finale sia a titolo di risarcimento.

Cassazione civile sez. lav., 18/09/2019, n.23306

Somme percepite dal lavoratore a titolo d’indennità di mobilità

Nell’ipotesi di nullità della cessione di azienda o di ramo di essa, le somme percepite dal lavoratore a titolo d’indennità di mobilità non possono essere detratte da quanto egli abbia ricevuto per il mancato ripristino del rapporto ad opera del cedente, indipendentemente dalla qualificazione – risarcitoria o retributiva – del trattamento economico dovuto al lavoratore illegittimamente trasferito, poiché l’indennità opera su un piano diverso rispetto agli incrementi patrimoniali derivanti al lavoratore dall’essere stato liberato, anche se illegittimamente, dall’obbligo di prestare la sua attività, dando luogo la sua eventuale non spettanza ad un indebito previdenziale, ripetibile nei limiti di legge.

Cassazione civile sez. lav., 18/09/2019, n.23306

Cessione di ramo di azienda: illegittimità

In tema di cessione di ramo di azienda, ove ne venga accertata l’illegittimità, permane in capo al datore cedente, che, nonostante l’offerta della prestazione, non abbia ottemperato al comando giudiziale di ripristino del rapporto lavorativo, giuridicamente rimasto in vita, l’obbligo di pagamento delle retribuzioni; sancita la natura retributiva e non risarcitoria delle somme da erogarsi ai lavoratori da parte del cedente inadempiente, non trova applicazione il principio della “compensatio lucri cum damno” su cui si fonda la detraibilità di quanto altrimenti percepito.

(In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha escluso la detraibilità dalle poste retributive dell’indennità di mobilità).

Cassazione civile sez. lav., 07/08/2019, n.21160

Incentivi all’occupazione del lavoratore in mobilità

La normativa dettata dagli articoli 8 e 25 della L. n. 223/91 sia finalizzata a facilitare la rioccupazione del lavoratore collocato in mobilità prevedendo due evenienze diverse: l’assunzione a tempo determinato, con l’articolo 8, e l’assunzione a tempo indeterminato, con l’articolo 25. Solo con l’assunzione a tempo indeterminato il lavoratore esce definitivamente dalle liste di mobilità e così dal diritto di percepire l’indennità di mobilità, ciò che giustifica in capo all’impresa che lo assume, oltre al beneficio della contribuzione ridotta, pari cioè a quella prevista per gli apprendisti, anche il beneficio ulteriore previsto dal comma 4, cioè per ogni mensilità di retribuzione un contributo mensile pari al 50% dell’indennità di mobilità che sarebbe stata corrisposta al lavoratore.

Tuttavia va precisato che la trasformazione del rapporto di lavoro, da tempo determinato a tempo indeterminato, non può equipararsi, agli effetti della disciplina in esame, ad un’assunzione immediata del lavoratore in mobilità: solo con l’assunzione diretta a tempo indeterminato del lavoratore disoccupato in mobilità si realizza, invero, l’incremento occupazionale voluto dal legislatore attraverso la riduzione, pur di ottenere tale risultato, ad una parte degli oneri contributivi.

Corte appello Firenze sez. lav., 21/05/2019, n.134

Domanda di indennità di mobilità: termine di decadenza

L’indennità di mobilità di cui all’art. 7, comma 12, della l. n. 223 del 1991, costituisce un trattamento di disoccupazione, cui è applicabile il termine di decadenza previsto dall’art. 129, comma 5, del r.d.l. n. 1827 del 1935, di sessanta giorni dall’inizio della disoccupazione indennizzabile, e cioè dall’ottavo giorno successivo a quello della cessazione del rapporto di lavoro; ai fini della individuazione del “dies a quo” cui ancorare la decorrenza del termine decadenziale, grava sull’ente previdenziale interessato a far valere la decadenza l’onere di dimostrare una diversa e anteriore data di conoscenza del licenziamento rispetto a quella ricavabile dalla domanda amministrativa.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, nell’ipotesi di lavoratore già collocato in cassa integrazione a zero ore, aveva ritenuto tempestiva la domanda di indennità di mobilità da questi presentata lo stesso giorno della comunicazione, da parte del centro per l’impiego, del suo inserimento nelle liste di mobilità, senza che l’Inps avesse fornito la prova di una precedente conoscenza della cessazione del rapporto).

Cassazione civile sez. lav., 03/05/2019, n.11704

Riscossione del trattamento di CIGS

Occorre distinguere la situazione dei lavoratori che, dichiarando di non accettare la revoca del licenziamento, abbiano altresì chiesto di condividere l’assegno di CIGS quale indennità di mobilità, da coloro che non abbiano formulato quest’ultima richiesta, laddove solo per i primi sarebbero necessari sia un accertamento circa le modalità della richiesta, sia una specifica e peculiare valutazione degli intenti perseguiti, tenuto conto delle scansioni temporali della vicenda; per coloro che, invece, abbiano riscosso senza riserve il trattamento di CIGS s’impone, una diversa verifica, volta tra l’altro ad accertare se la relativa prestazione sia stata erogata dall’azienda direttamente o dall’Istituto previdenziale (in questa seconda ipotesi non si possono trascurare accertamenti in fatto sulle circostanze in base alle quali é stato adottato il provvedimento, potendosi la riscossione considerare come comportamento attestante l’accettazione della revoca del licenziamento o, di contro, come mero comportamento privo di qualsiasi significato negoziale).

Corte appello Bari sez. lav., 15/04/2019, n.471

Estensione a favore dei dipendenti di imprese commerciali

In tema di indennità di mobilità, l’estensione a favore dei dipendenti di imprese commerciali con meno di 200 e più di 50 dipendenti, prevista dall’art. 7, comma 7, del d.l. n. 148 del 1993, conv. con modif. dalla l. n. 236 del 1993, e successive proroghe, opera anche per la corresponsione anticipata di cui all’art. 7, comma 5, della l. n. 223 del 1991, in riferimento all’integrale importo spettante e non limitatamente all’anno in cui è stata concessa, senza che rilevi la cancellazione dalle liste di mobilità per effetto dell’esercizio dell’opzione, atteso che il diritto al trattamento matura prima della cancellazione, anche in caso di pagamento dell’indennità in un’unica soluzione ed in via anticipata.

Cassazione civile sez. lav., 01/04/2019, n.9023

Indennità di mobilità: il requisito anagrafico

In tema di indennità di mobilità, il requisito anagrafico, ai fini dell’insorgenza del diritto alla elevazione del periodo di godimento del beneficio, deve essere posseduto alla data in cui si perfeziona il diritto al conseguimento dell’indennità, vale a dire al momento del licenziamento, che costituisce il presupposto dell’inserimento del lavoratore nella lista di mobilità, mentre è irrilevante la maturazione del predetto requisito in costanza di prestazione.

Cassazione civile sez. lav., 29/03/2019, n.8919

Mancato pagamento integrale dell’indennità di mobilità

Il giudice ordinario è competente nelle controversie vertenti sulla domanda di contestazione del lavoratore nei confronti dell’Inps per il mancato pagamento integrale dell’indennità di mobilità – in deroga sia all’autorizzazione di concessione del beneficio disposta dal decreto dirigenziale della Regione che al conseguente provvedimento dell’Inps – poiché le modalità di corresponsione del beneficio in esame costituirebbero un diritto soggettivo vantato dal lavoratore istante.

Tribunale Vibo Valentia sez. lav., 26/03/2019, n.168

Prescrizione dell’indennità di mobilità

L’assegno (o indennità) LSU e LPU è assimilato all’indennità di mobilità e dunque le somme dovute per rivalutazione si prescrivono in dieci anni.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 10/01/2019, n.1778

Indennità di mobilità: riconoscimento

In tema di riconoscimento dell’indennità di mobilità, l’art. 24, comma 1, della l. n. 223 del 1991, deve essere interpretato nel senso che il requisito dimensionale ivi previsto deve essere verificato non già in riferimento al momento della cessazione dell’attività e dei licenziamenti, ma con riguardo all’occupazione media dell’ultimo semestre, in analogia con quanto previsto dall’art. 1, comma 1, della medesima legge; di conseguenza, il semestre va calcolato a ritroso dalla data di intimazione dei licenziamenti per cessazione dell’attività, comprendendovi, pertanto, anche il mese nel quale è intervenuto il recesso datoriale.

Cassazione civile sez. lav., 17/10/2018, n.26028

Giurisdizione del giudice ordinario

Rientra nella giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la domanda con cui si contesti il mancato pagamento integrale, da parte dell’Inps, dell’indennità di mobilità in deroga successivamente sia al decreto dirigenziale della Regione di autorizzazione della concessione del beneficio, con inclusione del lavoratore tra i relativi destinatari, sia al conseguente provvedimento dell’Inps, venendo in considerazione una posizione di diritto soggettivo – avente origine dal provvedimento di ammissione al beneficio ed attinente, in particolare, alle modalità di corresponsione di quest’ultimo – vantata dal lavoratore medesimo nei confronti dell’Istituto.

Cassazione civile sez. un., 30/08/2018, n.21435



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube