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YouTube: ultime sentenze

18 Agosto 2021
YouTube: ultime sentenze

Pubblicazione del video su YouTube; violazione del diritto d’autore; danno economico per il titolare esclusivo dei diritti di sfruttamento economico della serie televisiva.

Gestori di piattaforme online: violazione del diritto d’autore

I gestori di piattaforme online non effettuano essi stessi una comunicazione al pubblico dei contenuti protetti dal diritto d’autore che i loro utenti mettono illecitamente in rete. Tuttavia, i gestori effettuano una siffatta comunicazione in violazione del diritto d’autore se contribuiscono, al di là della semplice messa a disposizione delle piattaforme, a dare al pubblico accesso a tali contenuti. A stabilirlo in una lunga e articolata sentenza è la Corte di giustizia dell’unione europea relativa alla vicenda di un produttore musicale che aveva citato in giudizio YouTube dinanzi ai giudici tedeschi, per la messa in rete, nel 2008, senza autorizzazione di vari fonogrammi sui quali afferma di detenere diversi diritti, nonché alla vicenda di un editore che aveva citato in giudizio la Cyando, sempre dinanzi ai giudici tedeschi, per la messa in rete sulla piattaforma di hosting e di condivisione di file Uploaded, nel 2013, di diverse opere sulle quali deteneva diritti esclusivi.

Corte giustizia UE grande sezione, 22/06/2021, n.682

YouTube: quando c’è diffamazione?

La diffamazione consiste nella lesione della reputazione, che può essere realizzata in qualsiasi modo (si tratta, infatti, di un reato a condotta libera). Allorché è realizzata mediante espressioni verbali, deve trattarsi di verba attributivi di qualità negative alla persona offesa, ovvero di espressioni che gettano, comunque, una luce negativa su quest’ultima. Tanto non è dato rilevare nella specie, in quanto l’imputato, inserendo un commento sul canale YouTube ad una intervista della persona offesa, aveva augurato a quest’ultimo ‘di avere delle figli lesbiche, che abbiano a sposare dei gay’. L’augurio, però, non era, nel caso di specie, attributivo di qualità negative all’offeso, esprimendo solo un auspicio, la cui verificazione dipendeva dalla volontà e dalle inclinazioni dei soggetti interessati.

Invero, le espressioni augurali sono rivelatrici della personalità di chi le formula, poiché ne svelano i gusti e la cultura; non già di chi le riceve. E se talvolta anche espressioni siffatte possono assumere carattere offensivo della reputazione, per il contesto in cui sono formulate, tanto è da escludere nella specie, dal momento che sono state proferite in un contesto anodino, popolato di pensieri in libertà da parte di persone sconosciute, nell’ambito di una querelle sulla omosessualità, che era oggetto di opposte valutazioni in ambito sociale e scientifico.

Cassazione penale sez. V, 07/02/2020, n.17944

Video di agenti di polizia registrato durante una deposizione

La registrazione video di taluni agenti di polizia all’interno di un commissariato, durante la raccolta di una deposizione, e la pubblicazione del video così registrato su YouTube, ove gli utenti possono visionare e condividere il video rientra nella disciplina europea di trattamento dei dati personali. Spetta al giudice però valutare se una tale diffusione possa avere uno scopo divulgativo di informazioni al pubblico o costituisca una violazione del trattamento dei dati personali.

Questo è quanto affermato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea per la quale, dunque, se l’unico fine è quello di divulgare al pubblico informazioni, opinioni o idee, scatta l’eccezione prevista per l’attività giornalistica.

Corte giustizia UE sez. II, 14/02/2019, n.345

Divieto di propaganda pubblicitaria dei prodotti da tabacco

In tema di divieto di propaganda pubblicitaria dei prodotti da tabacco, nel caso di “hashtag” che richiamano un marchio o un modello di sigarette elettroniche, anche se le società produttrici non possono essere considerate responsabili per le attività degli utenti, in ogni caso esse non possono ripubblicare o richiamare, anche mediante link, sui propri canali social tali “hashtag”, qualora riproducano le sigarette elettroniche da sole o con cose e/o persone in atteggiamenti di soddisfazione o di piacere, in presenza o grazie all’utilizzo del prodotto.

In tal caso, infatti, si tratta di immagini finalizzate o che hanno come effetto, diretto o indiretto, quello di invogliare i consumatori o anche i potenziali consumatori ad utilizzare la sigaretta elettronica, promuovendone così la vendita, a fronte del divieto assoluto di cui all’art. 21 del D. Lgs. 12 gennaio 2016 n. 6, che ha la sua “ratio” nel pericolo per la salute umana che può derivare dall’utilizzo dei prodotti per i quali la legge vieta la pubblicità commerciale. Per gli stessi motivi, deve ritenersi vietata la stessa pubblicità a mezzo cartellonistica e YouTube.

Tribunale Roma, Sezione 17, Civile, Sentenza, 5/11/2019

YouTube e rimozione dei video condivisi in violazione del diritto d’autore

Pur non sussistendo, in capo alla piattaforma YouTube, alcun obbligo di vaglio preventivo dell’effettiva titolarità dei diritti d’autore posseduti da parte dei singoli soggetti che caricano i video, essa è comunque giuridicamente tenuta ad impedire nuovi caricamenti di video già segnalati come violazione del diritto d’autore, e ciò sulla base del chiaro disposto normativo di cui all’art. 16 D.Lgs. n. 70/2003, il quale stabilisce che il prestatore non è responsabile delle informazioni memorizzate a richiesta di un destinatario del servizio, ma solo a condizione che non sia effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o l’informazione è illecita.

Una volta a conoscenza dell’illiceità, il gestore della piattaforma di videosharing ha invero l’obbligo di attivarsi e cooperare con il titolare dei diritti d’autore violati al fine di interrompere effettivamente l’illecito ad esso denunciato ed evitare la sua perpetuazione.

Tribunale Torino sez. I, 07/04/2017, n.1928

YouTube: è reato l’uso della piattaforma come arma di ricatto

È reato usare YouTube come arma di ricatto per coartare la volontà di qualcun altro tenendolo sotto scacco con la minaccia di pubblicare in rete un video imbarazzante, a maggior ragione se la vittima del ricatto è una donna. Questo comportamento configura il reato di violenza privata, al quale si accompagna anche la condanna per violazione della privacy nel caso in cui, dalle minacce, si passi poi alla effettiva divulgazione del filmato.

Corte di Cassazione, Sezione 3, Penale, Sentenza, 8/10/2015, n. 40356

YouTube e reato di diffamazione

Il reato di diffamazione è un reato di evento e si consuma nel momento e nel luogo in cui i terzi percepiscono l’espressione ingiuriosa e, dunque, nel caso di immagini o scritti lesivi messi in rete, quando il collegamento viene attivato. Di tale principio si deve tener conto nel valutare la tempestività della querela con la conseguenza che chi ritiene di essere stato diffamato via web può proporre la querela a partire dal momento in cui ha appreso la notizia, anche da altri utenti.

(La Cassazione ha così fatto chiarezza sulla questione del momento della proposizione della querela confermando la condanna dell’imputato che aveva caricato in una rubrica su Youtube dal titolo “Facce da schiaffi” il nome del suo debitore reo di avergli saldato la fattura, con quest’ultimo che aveva presentato querela otto mesi dopo la pubblicazione sul web in quanto aveva appreso la notizia da altri solamente in un secondo momento.)

Cassazione penale sez. V, 10/11/2014, n.12695

Azione risarcitoria

In merito all’azione risarcitoria proposta in relazione alla divulgazione in rete, di talune puntate di una telenovela spagnola, sul sito Youtube.com, accessibile gratuitamente da chiunque, in spregio e con danno economico per il titolare esclusivo dei diritti di sfruttamento economico della serie televisiva, si rileva come, il punto nodale della questione concerne il bilanciamento tra fra diritti configgenti, quali, la tutela della proprietà intellettuale da un lato e quella dei c.d. “servizi della società dell’informazione”, che costituiscono una manifestazione della più generale libertà di espressione, intesa sia come diritto a comunicare che a ricevere le comunicazioni altrui.

Il “punto di equilibrio” fra questi diritti è stato ravvisato nella necessità di appuntare un sistema di controllo successivo e ad attivazione precipua da parte del soggetto titolare dei diritti d’autore ritenuti violati. Questo sistema pur se implica un peculiare obbligo di facere (l’obbligo di sorveglianza e vigilanza in proprio) da parte del titolare del diritto violato, è l’unico che consente di mantenere e attuare il favor alla diffusione dei servizi della società dell’informazione che il legislatore europeo e nazionale intende attuale e concretare.

Tribunale Torino, Civile, Sentenza, 23/06/2014

Riproduzione delle fissazioni delle emissioni radiotelevisive

È illecito il comportamento della società proprietaria di un sito web che, agendo come “hosting provider”, consenta agli utenti del servizio offerto il caricamento e la successiva diffusione nella rete internet di video che riproducano le fissazioni delle emissioni radiotelevisive, relative a un’opera audiovisiva o a sequenze di immagini in movimento, sulle quali un’emittente televisiva abbia il diritto di esclusiva utilizzazione economica in Italia.

Qualora vi sia una notevole pubblicizzazione commerciale sulle pagine web in cui compaiono i video illecitamente inseriti, infatti, non possono essere validamente invocati né il diritto di cronaca a scopo informativo né il diritto di critica o di discussione.

Ai fini della sussistenza della giurisdizione italiana, non rileva poi il luogo in cui sia collocato il server sul quale vengono caricati i video, dovendosi aver riguardo, ai sensi dell’art. 5, punto 3, della convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, come interpretato dalla Corte di giustizia, al luogo in cui si sono verificati gli effetti pregiudizievoli dell’illecito (cosiddetto danno-conseguenza).

Inoltre, non può sostenersi, a fronte di ripetuti solleciti a rimuovere i filmati tutelati dal diritto d’autore, l’esenzione da responsabilità del provider che, invece, senz’altro sussiste allorquando quest’ultimo sia consapevole della presenza di materiale sospetto e si astenga dall’accertarne l’illecito inserimento e dal rimuoverlo (in base a tali principi, il giudice, su istanza cautelare promossa dalla società proprietaria dell’emittente televisiva Canale 5, ha ordinato alle società proprietarie dei siti YouTube e Google l’immediata rimozione dai server e l’immediata disabilitazione all’accesso di tutti i contenuti riproducenti sequenze di immagini fisse o in movimento relative alla decima edizione del “reality show” televisivo Grande Fratello, inibendo altresì il proseguimento della violazione dei diritti di utilizzazione e sfruttamento economico del programma predetto).

Tribunale Roma, 16/12/2009

Filmato dell’insegnante diffuso su YouTube

La violazione del divieto di fumo in classe da parte dell’insegnante, se evidenziata da riprese filmate diffuse su Youtube in modo da recare discredito all’istituzione, è fonte di responsabilità erariale.

Corte dei Conti Toscana, Sentenza, 4/02/2009, n. 70



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11 Commenti

  1. Internet è una risorsa infinita di guadagni. Ma solo per chi ha pazienza. C’è un primo momento in cui il lavoro è di gran lunga superiore al beneficio che se ne trae. Un esempio su tutti è dato da YouTube dove le monetizzazioni dei video vengono attivate solo a partire da un numero minimo di visualizzazioni.

  2. I più ricchi Youtuber italiani arrivano a guadangare 150mila euro l’anno e possono anche raggiungere gli 800mila, incassi però da dividere con le agenzie di marketing e di creazione dei contenuti.

  3. oggi un bambino, se si mette ad armeggiare con un cellulare, è capace di combinare qualsiasi cosa. A momenti, prima di arrivare all’adolescenza, riescono già a spiegare ai grandi come si usa correttamente un’applicazione o come si gestisce l’account di un social network. A volte i genitori ne vanno fieri, pensando a quanto il figlio sia «avanti» con la tecnologia, il che si interpreta come un segnale di intelligenza. Quello che, invece, spesso passa inosservato è l’uso che i ragazzini fanno di Internet, o meglio: si tende a giustificare ciò che fa il proprio figlio affinché «non resti escluso» nella propria cerchia di amici. Ma un minore può pubblicare video su YouTube?

    1. Il riferimento legale da prendere per sapere se un minore può pubblicare video su YouTube è il Regolamento europeo generale sulla protezione dei dati personal, noto come Gdpr. Questa normativa ha stabilito che «la maggiore età» per poter dare il proprio consenso al trattamento dei dati e, quindi, per poter aprire un account su un social network o su un social media si raggiunge al compimento dei 16 anni. Tuttavia, lo stesso Gdpr consente ad ogni Stato membro di fissare quella soglia autonomamente, purché non venga collocata sotto i 13 anni.L’Italia è uno dei Paesi europei che ha abbassato il limite dei 16 anni e lo ha collocato a 14 anni. Significa che un ragazzino, nel momento in cui spegne 14 candeline, è in grado secondo la legge di poter dare il consenso al trattamento dei suoi dati personali, requisito che viene richiesto nel momento in cui si apre una pagina sul social per entrare in contatto con altri utenti o per caricare un video su YouTube. Questo in teoria: nella pratica, potrebbe non essere così. Al di sotto dei 13 anni non è possibile avere una propria pagina su YouTube e, di conseguenza, non è consentito pubblicare autonomamente un video, se non con l’aiuto (ed il ocnsenso) di un genitore o di chi ne fa le veci. Non è possibile nemmeno fare una diretta o, se preferisci dirlo così, un video in «live streaming» se non accompagnati, anche in questo caso, da un adulto che se ne assuma la responsabilità.L’unica area che YouTube riserva ai minori di 13 anni è il canale YouTube Kids, a cui i bambini possono avere accesso facendosi aiutare dai genitori ad aprire un suo account Google che potrà essere monitorato in ogni momento dalla famiglia. Purché, appunto, la famiglia lo faccia: basta farsi un giro su YouTube per scoprire decide di canali in cui i minori sono protagonisti, a volte con contenuti poco adatti alla loro età. Google ha intensificato il controllo per arrivare alla chiusura e alla rimozione degli account non in regola e dei relativi contenuti. Ma, come in tante altre cose, non si può sempre dare per stabilito che debbano essere gli altri a tenere d’occhio ciò che, invece, sarebbe di nostra competenza.In sostanza, il minore che non ha 14 anni non può avere un suo account personale autonomo e non può pubblicare un video su YouTube senza il consenso o il controllo di un genitore o di chi ne fa le veci.

    1. Se stai utilizzando Android, l’app che ti consigliamo di scaricare è TubeMate, scaricabile dal sito ufficiale. Una volta scaricato il file apk, pigia su di esso e procedi all’installazione, e a operazione ultimata, lancia l’app dal tuo dispositivo. In alto a destra troverai una lente di ingrandimento, tramite la quale potrai cercare video su YouTube. Una volta avviato il video, in alto al centro sullo schermo troverai una piccola freccia verde. Premila e scegli il formato per dare inizio al download, che di default avverrà all’interno della cartella Video del tuo dispositivo.Se stai invece utilizzando un dispositivo iOS, abbiamo purtroppo brutte notizie. Le app che ti permettono di scaricare video da YouTube sono quasi tutte a pagamento, e vengono comunque costantemente rimosse dall’App Store di Apple per problemi di sicurezza e di politica della casa della mela morsicata.Esiste però un’altra soluzione, peraltro comune ai sistemi Android, che ti permette di scaricare comodamente video di YouTube sul tuo dispositivo. Stiamo parlando di YouTube Music, app ufficiale del celebre canale di video che permette il download e la riproduzione di tutti i contenuti musicali del canale offline, previa sottoscrizione a un abbonamento mensile per il servizio.Tali funzionalità sono inoltre integrabili con quelle di YouTube Premium, che mette invece a disposizione dell’utente qualsiasi tipo di video, compresi i cosiddetti YouTube Originals, ovvero contenuti originali che la piattaforma mette a disposizione dei propri abbonati, sulla scia di celebri servizi di streaming come Netflix e Prime Video.

    2. Tre trucchi per scaricare da YouTube senza brutte sorprese: Se ti accingi ad utilizzare una delle applicazioni che abbiamo presentato in questa guida, ricordati – prima di tutto – la premessa che abbiamo fatto all’inizio, ovvero quella sulle condizioni imposte dai Termini di Servizio di YouTube. E, in aggiunta, controlla sempre se hai spazio a disposizione nel tuo dispositivo. Così come devi controllare di non “sprecare” tutti i Giga a disposizione previsti dal tuo piano tariffario. Magari effettua queste operazioni quando sei coperto dal segnale Wi-Fi.

  4. Come funziona il copyright su YouTube? Il diritto d’autore di chi condivide i propri filmati sulla piattaforma web sono tutelati oppure diventano di pubblico dominio?

    1. Per rispondere alla domanda su come funziona il copyright YouTube, dobbiamo adottare due prospettive diverse: quella di chi carica il proprio contributo (cioè, di colui che effettua l’upload) e quella di chi, al contrario, scarica oppure condivide l’opera di altri. Dal primo punto di vista, non ci sono problemi: l’autore di un’opera, anche se caricata su YouTube, resta tale e, pertanto, è tutelato dalla legge sul diritto d’autore. Di conseguenza, colui al quale è possibile attribuire la paternità dell’opera sarà tutelato sia per quanto riguarda il profilo morale dell’opera, si per quanto concerne quello meramente patrimoniale. In pratica, quindi, la condivisione su YouTube non intacca il copyright.Le norme sul diritto d’autore, però, limiterebbero troppo la circolazione della propria opera, la quale potrebbe avvenire solamente dietro espresso consenso; per tale ragione, molti preferiscono affidarsi alle licenze di Creative Commons che tutela il diritto d’autore ma, allo stesso tempo, favoriscono la condivisione del contenuto creativo.Diverso è il discorso per quanto riguarda gli utenti della rete che, apprezzando un filmato visto su YouTube, se ne vogliono “appropriare” condividendolo sui propri social o, addirittura, caricandolo a propria volta sul canale personale di YouTube: ogni operazione del genere, per rispettare il copyright, dovrebbe essere accompagnata dall’indicazione dell’autore dell’opera e di ogni altra specificazione utile ad individuare la persona che ne detiene i diritti. Ma non basta.Il punto è che YouTube non è in grado di stabilire da solo se un copyright sia stato violato o meno: in altre parole, quando carichi un video sulla piattaforma o lo condividi sul tuo canale, YouTube non è in grado di riconoscere se c’è stata una violazione del diritto d’autore. La rimozione dei contenuti che hanno violato il copyright avviene solamente su segnalazione degli altri utenti, magari dell’autore stesso dell’opera originale.

    1. Si, si tratta di una sorta di bon ton del web che, in inglese, assume il nome di fair use (uso corretto). Sebbene le norme cambino da Paese a Paese, possiamo dire che per rispettare il copyright su YouTube e, quindi, limitare il rischio di incorrere in violazioni, bisogna:
      non fare un utilizzo commerciale dell’opera (in altre parole, la condivisione dell’opera altrui deve essere gratuita);
      se possibile, utilizzare solamente una piccola parte dell’opera protetta da copyright, in quanto l’appropriazione di un mero “spezzone” o brano, in genere, non rappresenta violazione del diritto d’autore;
      citare sempre la provenienza dell’opera, l’autore, l’edizione e qualsiasi altro elemento utile all’individuazione dell’originale;
      trasformare l’opera in modo tale da aggiungere un nuovo significato o una nuova espressione all’originale. Si parla di “uso trasformativo” dell’opera, in contrapposizione alla sua mera copia: mentre quest’ultima è sanzionabile, la prima è generalmente tollerata, sempreché persegua un fine non lucrativo. Un esempio è l’utilizzo di un video della Disney remixato in modo tale da attribuirgli un nuovo senso (satirico, critico, ecc.).
      Le regole sopracitate non escludono automaticamente la violazione del diritto d’autore: così, anche se tu hai condiviso su YouTube una piccola parte di un film, citandone autore, regista, produttore e ogni altro elemento idoneo ad individuarne la provenienza, e hai anche specificato che si tratta di condivisione non a scopo di lucro, non significa che tu possa andare esente da responsabilità. Un’opera protetta da copyright, di regola, non può essere condivisa o fatta propria senza il consenso di chi ne detiene i diritti legali! Anche i disclaimer, cioè quegli avvertimenti che di solito si inseriscono nei blog o nelle proprie pagine web, sono inutili.

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