Bronchiolite: record di accessi al pronto soccorso

10 Gennaio 2020
Bronchiolite: record di accessi al pronto soccorso

Il 50% di bimbi ricoverati, episodi più severi nei più piccoli o fragili. Ecco quando andare in pronto soccorso.

La bronchiolite è un’infezione virale delle vie respiratorie che colpisce i bimbi e torna a presentarsi nella stagione fredda.

“Nei giorni delle feste e in questa settimana abbiamo registrato un record di accessi in pronto soccorso. Ormai siamo al picco. E se gli accessi per questa patologia sono poco più di 1.000 l’anno qui da noi, il 50% dei piccoli pazienti viene ricoverato”. A segnalarlo all’AdnKronos Salute è Antonino Reale, responsabile di Pediatria dell’emergenza del Bambino Gesù di Roma.

“Al momento nell’ospedale del Gianicolo sono circa 25 i bimbi ricoverati per bronchiolite. Le forme più severe colpiscono in genere i bambini più piccoli di età, e soprattutto quelli più fragili: prematuri, cardiopatici o con problemi immunitari. Si tratta di una patologia che allarma moltissimo i genitori – continua Reale – e questo anche se i primi sintomi, specie in questo periodo dell’anno, possono essere sottovalutati. Ma è importante dire che non sempre occorre andare in pronto soccorso”. All’inizio la bronchiolite si presenta con raffreddore e un po’ di tosse, mentre dopo circa 4 giorni arrivano i sintomi più preoccupanti: “espirazione prolungata con sibilo, affanno, dispnea”.

Bronchiolite: cosa fare?

“Il primo consiglio è quello di rivolgersi al pediatra di famiglia: con il saturimetro può valutare l’ossigenazione. Normalmente è del 97-98%, ma se scende sotto il 93%, il bimbo si affatica e non mangia, allora è opportuno portarlo al pronto soccorso. La terapia – ricorda Reale – consiste nell’ossigenazione e nella flebo per contrastare la disidratazione“.

Cosa scatena la bronchiolite?

“All’origine possono esserci diversi virus, il più comune – precisa il medico – è il virus respiratorio sinciziale, ma anche il rinovirus o l’adenovirus. E gli esami condotti sui piccoli pazienti ci dicono che spesso sono presenti più patogeni contemporaneamente”.

“Nei bimbi più grandi – aggiunge Reale – si possono utilizzare anche cortisonici e broncodilatatori, che però funzionano poco”. L’importante è non pensare di risolvere con l’antibiotico: “Se non c’è una sovrainfezione batterica, questo tipo di medicinale è perfettamente inutile. Inoltre non bisogna allarmarsi se il bimbo non migliora rapidamente: il decorso – conclude l’esperto – è di 14 giorni, senza sconti”.



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