Diritto e Fisco | Articoli

Cosa succede se non vengono pagati i contributi

13 Gennaio 2020 | Autore:
Cosa succede se non vengono pagati i contributi

Contributi Inps non versati dal datore di lavoro: avviso di addebito, riscossione forzata, Durc irregolare, sanzioni per omesso versamento delle ritenute.

I contributi Inps costituiscono una voce di costo non irrilevante, sia per i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti, che per i datori di lavoro ed i committenti. Si pensi che, a seconda delle ipotesi, l’aliquota previdenziale complessiva, considerando la percentuale a carico del datore di lavoro, può superare il 40% dell’imponibile. In altre parole, su uno stipendio lordo di 1500 euro, i contributi Inps possono superare i 600 euro.

Ma che cosa succede se non vengono pagati i contributi?

Le conseguenze sono tutt’altro che leggere: l’Inps, verificato il mancato pagamento, invia difatti un avviso di addebito, nel quale richiede il pagamento della contribuzione con sanzioni ed interessi.

Se il mancato versamento dei contributi riguarda anche le quote a carico dei lavoratori dipendenti, al di sopra dei 10mila euro scatta il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali. Ma le conseguenze sono tutt’altro che leggere anche nell’ipotesi in cui l’inadempimento sia al di sotto della soglia di 10mila euro, in quanto si rischia una sanzione amministrativa sino a 50mila euro.

Inoltre, col mancato versamento della contribuzione obbligatoria l’Inps non rilascia il Durc, il documento che attesta la regolarità contributiva: questo può comportare il blocco dei pagamenti da parte degli enti pubblici e la perdita di incentivi, come gli sgravi contributivi per l’assunzione.

Avviso di addebito Inps per mancato pagamento dei contributi

L’Inps, una volta accertato il mancato versamento della contribuzione a carico dell’interessato (imprenditore, lavoratore autonomo, libero professionista, datore di lavoro o committente) notifica di un avviso di addebito: si tratta di un atto immediatamente esecutivo, che sostituisce la cartella di pagamento.

In parole semplici, l’Inps non ha necessità di recuperare gli importi di propria competenza (che possono essere contributi o ulteriori somme di altra natura) attraverso la cartella esattoriale, ma può emettere direttamente l’avviso di addebito, cioè un atto che, una volta notificato, è immediatamente esecutivo: questo significa che basta l’avviso di addebito per poter procedere ad esecuzione forzata nei confronti del debitore.

L’avviso deve comunque contenere dei dati specifici, a pena di nullità:

  • il codice fiscale del debitore;
  • l’anno e il periodo di riferimento del debito;
  • la causale e tipologia del debito;
  • gli importi addebitati ripartiti tra quota capitale, sanzioni e interessi se dovuti;
  • l’agente della riscossione competente;
  • la sottoscrizione, anche tramite firma elettronica, del responsabile dell’ufficio dell’inps che ha accertato il credito e che ha emesso l’atto;
  • l’intimazione ad adempiere al pagamento delle somme indicate entro 60 giorni dalla notifica;
  • l’indicazione del termine di 40 giorni utile per la proposizione del ricorso, e l’autorità giudiziaria competente.

Pagamento e riscossione dei contributi con avviso di addebito

Il debitore deve pagare i contributi di cui si richiede il pagamento nell’avviso di addebito entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso stesso.

Per versare i contributi, le sanzioni e gli interessi indicati nell’avviso, il contribuente può utilizzare il bollettino RAV prestampato e allegato al documento.

L’avviso di addebito notificato al debitore è contemporaneamente consegnato all’agente della riscossione in via telematica, che deve procedere al recupero forzato delle somme dovute indicate nell’avviso, nel caso in cui il debitore non effettui il pagamento entro i 60 giorni dalla notifica.

Se il pagamento è corrisposto entro 60 giorni dalla notifica, il compenso riconosciuto all’agente della riscossione è ridotto.

L’agente della riscossione procede, invece, al recupero coattivo del debito, una volta superato il termine dei 60 giorni previsti per il pagamento.

Reato per omesso versamento delle ritenute

Se tra i contributi non versati dal datore di lavoro ci sono anche quelli a carico del lavoratore, trattenuti dal suo stipendio, l’omesso versamento costituisce reato se si supera la soglia di 10mila euro annui. Lo stesso vale per i contributi trattenuti dal committente al collaboratore.

I versamenti che concorrono alla determinazione della soglia sono quelli relativi al mese di dicembre dell’anno precedente all’annualità considerata, da versare entro il 16 gennaio, fino a quelli relativi al mese di novembre dell’annualità considerata, la cui scadenza di versamento è il 16 dicembre [1]. Questo in quanto, secondo la Cassazione [2], è necessario riferirsi alle mensilità di scadenza dei versamenti contributivi.

Il datore di lavoro ha un termine di 3 mesi per il versamento delle ritenute omesse: il versamento nei termini costituisce causa di non punibilità. Il mancato pagamento entro i termini assegnati è, invece, necessariamente seguito dalla denuncia di reato all’Autorità Giudiziaria da parte dell’Inps.

Sanzione per omesso versamento delle ritenute

Se i contributi trattenuti al dipendente o al collaboratore non sono versati, ma nel periodo di riferimento non si raggiunge la soglia di 10mila euro, si applica una sanzione amministrativa che va da 10mila a 50mila euro.

La sanzione non è applicata se i contributi sono pagati entro tre mesi dalla notifica della violazione.

Se il versamento delle ritenute viene effettuato oltre i tre mesi dalla notifica dell’accertamento della violazione, è applicata una sanzione pari a 16.666 euro.

Gli importi comunicati dall’Inps unitamente all’accertamento della violazione, contenuti nel prospetto inadempienze Uniemens presente nella comunicazione, non comprendono gli eventuali oneri della riscossione dovuti per legge all’agente della riscossione.

Nelle istruzioni per il versamento, l’Inps raccomanda di versare gli importi a debito iscritti a ruolo o richiesti con avviso di addebito direttamente agli agenti della riscossione, utilizzando una delle seguenti modalità:

  • modello Rav, in caso di avviso di addebito non scaduto;
  • direttamente presso gli sportelli dell’agente della riscossione;
  • bollettino F35 nei casi di pagamenti della sola quota a carico oggetto dell’avviso.

Durc non rilasciato

Il mancato pagamento dei contributi Inps determina la perdita del Durc. Il Durc, Documento unico di regolarità contributiva, è il certificato che attesta che l’azienda, o il professionista, è in regola con il pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori e dei premi assicurativi. In particolare, il Durc attesta la regolarità degli adempimenti nei confronti dell’Inps, dell’Inail e della Cassa Edile.

Il documento di regolarità contributiva deve essere richiesto tramite il servizio “Durc On Line”, accessibile tramite i servizi telematici Inps o Inail per aziende e consulenti, indicando il codice fiscale del soggetto da verificare e l’indirizzo Pec al quale ricevere le notizie relative allo stato della richiesta.

Il Durc On Line sostituisce ad ogni effetto il precedente documento unico di regolarità contributiva; il suo rilascio occorre:

  • per l’erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari e vantaggi economici, di qualunque genere;
  • nell’ambito delle procedure di appalto di opere, servizi e forniture pubblici e nei lavori privati dell’edilizia
  • per il rilascio dell’attestazione SOA;
  • per la fruizione di determinati benefici normativi e contributivi in materia di lavoro e legislazione sociale.

note

[1] Inps Messaggio 437/2018.

[2] Cass., informazione provvisoria 1/2018.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube