Pensioni Quota 102, i sindacati reagiscono

10 Gennaio 2020
Pensioni Quota 102, i sindacati reagiscono

Cgil, Cisl e Uil esprimono netta contrarietà alla riforma pensionistica verso Quota 102 ed al ricalcolo contributivo. Chiesto un confronto urgente con il Governo.

È un coro unanime di proteste e di reazioni dei sindacati, dopo la notizia di stamattina dell’arrivo delle pensioni Quota 102: tutte le maggiori organizzazioni, a partire dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, dichiarano – ciascuno con una propria nota – netta contrarietà alle ipotesi su cui sta lavorando il Governo e preannunciano un confronto serrato negli appositi tavoli tra Governo e parti sociali presso il ministero del Lavoro. L’agenzia stampa Adnkronos ha raccolto e diffuso i comunicati sindacali; ecco le considerazioni dei rappresentanti dei lavoratori.

Il “no” dei sindacati non riguarda solo la prospettata Quota 102 – che, in sostituzione dell’attuale Quota 100, prevede il raggiungimento della pensione con 64 anni di età e 38 di contributi – ma coinvolge anche il metodo di ricalcolo contributivo di tutta la carriera lavorativa, per il quale c’è un fronte comune sindacale di netta opposizione.

Cgil

“Le ipotesi di riforma previdenziale che prevedono l’obbligo di avere un numero alto di contributi non possono essere accettate, come quella definita Quota 102, con 64 anni di età e 38 di contributi, ancor peggio se accompagnate dal ricalcolo contributivo di tutta la carriera lavorativa. Interventi simili non consentirebbero l’accesso alla pensione anticipata alla maggior parte delle persone, in particolare quelle più deboli sul mercato del lavoro, a partire da giovani e donne”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli a proposito delle proposte per sostituire Quota 100, sperimentazione che si concluderà al termine del 2021.

”Qualunque ipotesi di uscita anticipata, che per noi deve essere possibile dai 62 anni – sottolinea il dirigente sindacale – deve vedere un requisito contributivo che non superi i 20 anni e deve valorizzare previdenzialmente i periodi di lavoro discontinuo, povero, gravoso o di cura”.

Per Ghiselli ”solo in questo modo si può parlare alla reale platea del mondo del lavoro, quella di oggi e ancor più quella di domani, oltre a garantire l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età”. ”È quindi importante – conclude il segretario confederale – aprire immediatamente il tavolo tra Governo e sindacati sulla previdenza, che riteniamo debba partire dai contenuti della Piattaforma unitaria che il sindacato da tempo ha presentato all’Esecutivo”.

Cisl

“La Cisl è assolutamente contraria sia nel merito sia nel metodo ad ipotesi che prevedano di andare in pensione con almeno 64 anni di età e 38 di contributi ed il calcolo dell’assegno integralmente contributivo”. Lo dichiara in una nota il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga.

“Siamo contrari nel merito perché queste proposte, che abbiamo visto rilanciate dagli organi di stampa in questi giorni, non rispondono alle richieste espresse nella Piattaforma unitaria di Cgil, Cisl, Uil.
E siamo contrari nel metodo perché l’unico modo serio di affrontare il tema delle pensioni e della previdenza è quello di aprire il prima possibile il tavolo di confronto tra Governo e parti sociali promesso dall’Esecutivo ed annunciato a breve dalla Ministra del Lavoro, dando allo stesso tempo attuazione alle Commissioni di studio sulla spesa previdenziale e sui lavori gravosi previste dalla Legge di Bilancio”.

Per questo, prosegue Ganga, “dai rappresentanti della maggioranza di Governo ci aspettiamo serietà e pertanto dovrà essere evitato di prefigurare possibili soluzioni, per altro penalizzanti per i lavoratori, valorizzando invece il confronto con le organizzazioni sindacali. Per quanto ci riguarda noi siamo pronti”.

Uil

L’ipotesi di Quota 102, 64 anni di età e 38 anni di contributi, non risponde all’esigenza di flessibilità diffusa per accedere alla pensione e aggrava i problemi non risolti da Quota 100″. Lo afferma il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, commentando le notizie di stampa secondo le quali i tecnici del Governo sarebbero al lavoro per gestire l’uscita da Quota 100. Operazione che costerebbe 2,5 miliardi l’anno fino al 2028 con risparmi rispetto a Quota 100.

“La Uil ritiene che si debba lavorare da subito per garantire una flessibilità tra i 62/63 anni per uscire dal mondo del lavoro, considerando le differenti gravosità dei lavori”, sottolinea Proietti. “La Uil – aggiunge – è nettamente contraria ad ogni ipotesi di penalizzazione e di ricalcolo contributivo“.



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9 Commenti

  1. Il Governo dovrebbe portare tutto a quota 105. 65 anni di età e 40 di contributi oppure 45 contributivi e 60 anni di età. E non far superare le pensioni oltre i 3500/4000 mensili.

    1. Perfetto, ma la contribuzione deve avere un tetto parametrato al tetto pensionistico che si andrà ad ottenere. In altre parole non si può pagare il 40% di contributi su un reddito lordo di 120.000€ e poi avere una pensione non rispondente a quanto versato.

    2. Buongiorno Maurizio, se la quota 100 diventa 105 si allontana ancora di più il sogno per tutti di trovare lavoro. E’ vero che a 65 anni un uomo è ancora nel pieno delle sue funzioni almeno che faccia lavori pesanti e comunque per questi ci sono agevolazioni ed è anche giusto che dopo 40 anni di contribuzioni una persona ha già dato. Forse considerando solo l’anzianità lavorativa cioè i 40 anni e senza considerare l’età si potrebbe sperare a fare aprire il mondo del lavoro, probabilmente ci sarebbe un calcolo per la pensione non molto favorevole però almeno si pianta la bandiera considerando che la maggiore parte di noi ha dei figli che sono in costante ricerca di lavoro. Naturalmente sono ipotesi al momento però studiando anche con dati alla mano si potrebbe gestire la questione in modo intelligente.

    3. scusami ma sono numeri al lotto.
      Un lavoratore, che anche è da reputarsi fortunato se ha messo 40 anni di pensione, DEVE essere considerato in quiescenza se raggiunge a qualsiasi età 41 anni di contributi.
      Oggi l’età media di accesso al lavoro (se tutto va bene e non vi sono interruzioni) è dai 25 ai 30 che sommati ai 41 anni di servizio vai in pensione con un’età NON meno dei 65 anni.
      Che altro pretendere da un Lavoratore !!
      41 ANNI di contributi e STOP.

  2. Il problema è che non si deve tener conto dei 35 anni di contribuzione, ma 38 comprensivi di tutto, con tutti i problemi che ci sono stati, è logico che la maggior parte dei lavoratori ha si anche 40 anni di lavoro, ma una media di 30 contributivi, quindi devono modificare anche la quota 100 in tal senso. 62 anni di eta, e 38 di lavoro che sia effettivo o da cassa integrazione

  3. penso che quota cento sia giusto, per i lavori usuranti
    come artigiani edili, fabbri, e altri lavori pericolosi.
    dopo i 60 anni e difficile fare dei lavori.
    devono abbassare le pensioni d’oro ai parassiti politici, e maneger.

  4. Si scontano le pensioni baby e soprattutto la spesa assistenziale che l’INPS deve sostenere. Per i giovani come me i contributi vengono versati se c’è un rapporto di lavoro alle dipendenze … Miraggio.

  5. MA SMETTIAMOLA!!! 40 o 41 anni di lavoro sono più che sufficienti per andare giustamente in pensione, a prescindere dall’età! E poi non siamo tutti che arriviamo forti e pimpanti, in special modo le donne che fanno non uno ma tre lavori oltre quello retribuito! Non possiamo continuare a pagare per le inadempienze e gli sprechi del passato. Ci cominciassero con i tagli alle pensioni d’oro, i soldi si troverebbero subito! Ma tant’è, paga il giusto per il peccatore!

  6. SONO STUFA, HO 65 ANNI E 6 MESI, ANDRO’ IN PENSIO FRA UN ANNO E 6 MESI (PER ANZIANITA’ E NON DI SERVIZIO).LA MIA GRANDE COLPA E’ QUELLA DI AVER STUDIATO, DI ESSERMI LAUREATA A 24 ANNI E DI AVER SUBITO COMINCIATO A LAVORARE SENZA VERSARE CONTRIBUTI (CHE STUPIDA, MA NESSUNO MI AVEVA AVVISATO). SPOSATA A 27 ANNI HO AVUTO SUBITO UN BAMBINO MA HO CONTINUATO A LAVORARE (CON MOLTA FATICA). A 30 ANNI HO FATTO UN CONCORSO MA LA RISPOSTA DEL SUPERAMENTO DELLO STESSO MI E’ PERVENUTA 5 ANNI DOPO,QUANDO ERO ALL’OTTAVO MESE DI GRAVIDANZA PERCHE’ ORMAI AVEVO DECISO DI LASCIAR PERDERE IL LAVORO E DEDICARMI INTERAMENTE ALLA FAMIGLIA (HO CONCEPITO UNA BIMBA!).TREMENDO LASCIARE LA PICCOLINA ALLA BABYSITTER! OGGI SONO ANCORA AL LAVORO, ULTIMA RIMASTA DELLE MIE COETANEE, ANDATE GIA’ IN PENSIONE CON QUOTA 100 (MA LORO AVEVANO I GENITORI CHE VERSAVANO I CONTRIBUTI AGRICOLI!)

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