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Oss: ultime sentenze

29 Gennaio 2020
Oss: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: acquisizione della qualifica di operatore socio sanitario; appropriazione di medicinali da parte di un operatore socio sanitario; operatore socio sanitario non autorizzato ad effettuare la pratica medica e falsa rappresentazione della persona offesa sulle qualità professionali dell’agente; obbligo per le infermiere volontarie della Croce Rossa di frequentare un corso per la qualifica di operatore socio sanitario.

Titolo di operatore socio-sanitario

È illegittimo il provvedimento di diniego all’istanza di autorizzazione sanitaria all’esercizio di r.s.a. per anziani basato su un parere in cui l’organo collegiale (la Commissione tecnico-consultiva) si limiti ad affermare, in termini del tutto apodittici, che il titolo di operatore socio-sanitario è previsto dalla normativa vigente, senza specificare a quali norme intenda riferirsi.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 16/06/2010, n.1245

Corso per la qualifica di operatore socio sanitario

Le infermiere volontarie della Croce Rossa, per poter acquisire la qualifica di operatore socio sanitario che le abilita alla partecipazione ai concorsi per il reclutamento della relativa professionalità, devono frequentare un corso di formazione complementare non essendo esse in possesso di tutte le necessarie competenze.

Consiglio di Stato sez. III, 17/05/2016, n.1991

Accreditamento delle strutture sociosanitarie residenziali assistenziali e riabilitative

I decreti del Commissario ad acta 17 novembre 2016 n. U00376 avente ad oggetto “Accreditamento strutture sociosanitarie residenziali assistenziali e riabilitative. Integrazione DPCA 00090/2010. Contrattualizzazione del personale dedicato ai servizi alla persona nelle strutture sociosanitarie residenziali assistenziali e riabilitative” e decreto del Commissario ad act a n. 422 del 5 ottobre 2017, avente ad oggetto “Accreditamento delle strutture sanitarie: modifica ed integrazione del decreto del Commissario ad Acta n. 0090/2010 e del decreto del Commissario ad Acta n. 376/2016.

Contrattualizzazione del personale dedicato” – i quali impongono, nell’ambito dei requisiti relativi al personale indispensabili ai fini del rilascio dell’accreditamento per le strutture socio sanitarie residenziali sia assistenziali sia riabilitative che il personale avente qualifica di infermiere, educatore professionale, fisioterapista, tecnico sanitario e operatore sociosanitario o figura equivalente o dedicata ai servizi alla persona deve avere con il soggetto gestore della struttura un rapporto di lavoro di dipendenza regolato dal C.C.N.L. sottoscritto dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative nel settore sanitario – sono illegittimi, ponendosi al di fuori del perimetro tracciato dagli artt. 8 quater, d.lg. n. 502/1992 e 2, d.lgs. n. 81/2015, finendo per incidere direttamente nell’ambito delle scelte dell’autonomia privata imprenditoriale ed esorbitando dall’esercizio dei poteri conferiti dal legislatore, comportando l’invasione di scelte riservate proprio al potere legislativo e, in certa misura, a quello giurisdizionale.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 05/07/2018, n.7447

Operatore socio sanitario e violenza sessuale

Ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di violenza sessuale, è sufficiente che l’agente abbia la consapevolezza del fatto che non sia stato chiaramente manifestato il consenso da parte del soggetto passivo al compimento degli atti sessuali a suo carico; ne consegue che è irrilevante l’eventuale errore sull’espressione del dissenso, anche ove questo non sia stato esplicitato, in considerazione dell’errore della vittima sulla posizione personale dell’imputato che era stato scambiato per un infermiere mentre era un operatore socio sanitario, non autorizzato ad effettuare la pratica medica di palpeggiamento del seno della paziente.

Per la configurabilità dell’ipotesi di cui all’art. 609 bis, comma 2, n. 2, cod. pen. non è inoltre necessaria una condotta attiva, che concorra ad originare l’errore altrui, ma è sufficiente profittare dell’errore altrui (anche se non direttamente cagionato) in quanto il soggetto è conscio dell‘assenza del consenso della vittima, o del consenso viziato, dalla falsa rappresentazione della persona offesa sulle qualità professionali dell’agente.

Cassazione penale sez. III, 19/06/2018, n.52399

Prestazioni fornite al paziente inabile da soggetto privo di titolo professionale

Con la perifrasi “assistenza tutelare alla persona“, di cui al d.P.C.M. 29 novembre 2001, all. 1.C, par. n. 7, lett. e, si è inteso indicare un gruppo di prestazioni che, con riferimento al micro-livello di assistenza domiciliare, a sua volta rientrante nell’area dell’integrazione socio-sanitaria, sono da considerarsi “Livello Essenziale” ai sensi dell’art. 117 comma 2 lett. m, cost., come tale non comprimibile e la cui erogazione deve essere garantita dal servizio Sanitario, a livelli uniformi, su tutto il territorio nazionale; si tratta, come è noto, di prestazioni che sono erogate o a titolo gratuito o con partecipazione alla spesa, nelle forme e secondo le modalità previste dalla legislazione vigente che, nello specifico, stabilisce che queste prestazioni di “assistenza tutelare alla persona” siano poste a carico, per il 50%, del servizio sanitario e, per il restante 50%, dell’utente/Comune; con tale perifrasi devono intendersi indicate anche le prestazioni, fornite da persone prive di un attestato professionale e quindi diverse dall’operatore socio-sanitario (assistente familiare, badante, familiari medesimi, ecc.), finalizzate ad assistere il paziente non autosufficiente nei vari momenti della sua vita domiciliare, sia da un punto di vista sanitario (mediante la mera somministrazione di farmaci, qualora necessari), sia soprattutto da un punto di vista sociale (mediante, ad esempio, la cura della sua persona, il soddisfacimento dei suoi bisogni primari, la preparazione e l’assistenza durante i pasti, l’assistenza nei movimenti, ecc.).

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. II, 29/01/2015, n.157

Operatore socio sanitario e peculato

In tema di peculato, il possesso qualificato dalla ragione dell’ufficio o del servizio non è solo quello che rientra nella competenza funzionale specifica del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, ma anche quello che si basa su prassi e consuetudini invalse in un ufficio determinato, che consentono al soggetto di avere di fatto la disponibilità della cosa mobile della P.A.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto sussistente il peculato per l’appropriazione di medicinali da parte di un operatore socio sanitario, che aveva la disponibilità di fatto di materiale transitante dalla farmacia ospedaliera).

Cassazione penale sez. VI, 12/03/2013, n.34490

Individuazione della figura di operatore socio sanitario

A seguito della entrata in vigore delle leggi n. 323 del 2000 (riordino del settore termale) e n. 328 del 2000 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), può ritenersi superata la q.l.c. sollevato con riferimento al d.lg. n. 229 del 1999 in occasione dell’esame del decreto attuativo per la individuazione della figura di operatore socio sanitario sotto il profilo di un eccesso di delega, in quanto il potere di demandare la disciplina ad una fonte minore, non previsto nella legge delega, (l. n. 419 del 1998) è ora viceversa espressamente contenuto nella nuova normativa; resta viceversa attuale la questione concernente l’invasione operata dalla legge n. 42 del 1999, delle competenze regionali in quanto interpretata dall’amministrazione nel senso di consentire l’intervento di un regolamento governativo in materia di definizione degli ordinamenti didattici di figure professionali operanti nell’area socio sanitaria materia ricompresa nell’art. 117 cost., dovendosi anzi ritenere che ad analogo giudizio di costituzionalità vada sottoposta anche la nuova normativa sopravvenuta, in quanto confermativa della precedente.

Corte Conti sez. contr., 05/10/2001, n.2

Rapporto professionale oss e Usl

La convenzione con la quale una Usl attribuisce l’incarico di operatore socio sanitario ad un soggetto, nella quale sia prevista la facoltà di recesso nonché l’obbligo di stipulare un’assicurazione onde ovviare a conseguenze dannose eventualmente prodotte nell’espletamento dell’incarico stesso, configura un rapporto professionale e non di impiego pubblico.

Consiglio di Stato sez. V, 30/10/1993, n.1123

Convenzione attributiva di un incarico

Il recesso dell’amministrazione, previsto da una convenzione attributiva di un incarico (nella specie di operatore socio sanitario nel settore della medicina scolastica), ha carattere provvedimentale ed è impugnabile, quindi, nel termine di decadenza, pena l’irricevibilità del ricorso, rilevabile anche d’ufficio.

Consiglio di Stato sez. V, 30/10/1993, n.1123

Personale universitario operatore socio-sanitario

Legittimamente è inquadrato nella quinta qualifica funzionale ai sensi dell’art. 80 l. 11 luglio 1980 n. 312 il personale universitario operatore socio-sanitario che abbia svolto, nell’ultimo periodo considerato, l’attività di puericultore.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 12/10/1992, n.275



11 Commenti

  1. Per accedere alla qualifica di oss basta un mero corso di formazione e non la laurea. E’ evidente che le mansioni dell’infermiere sono molto più complesse sul piano professionale di quelle dell’oss.

  2. Può accadere che, nonostante l’accesso alla qualifica di infermiere sia riservato a personale laureato e abilitato all’esercizio della professione, nel concreto svolgimento del rapporto di lavoro, l’infermiere venga adibito a mansioni inferiori. Spesso, infatti, viene richiesto all’infermiere di compiere delle attività che sono proprie della figura professionale dell’os che presenta un livello professionale ben più basso ed è una professione che non richiede il possesso della laurea.

  3. Cosa posso fare di fronte ad una ipotesi di adibizione a mansioni inferiori dell’infermiere? Cosa posso fare se mi viene richiesto di compiere delle attività che sono proprie della figura professionale dell’oss?

    1. La strada da seguire prevede un primo tentativo stragiudiziale di risolvere la controversia con il datore di lavoro. Se questo tentativo fallisce, resta solo la strada della causa legale innanzi al tribunale del lavoro. In particolare, il lavoratore, di proprio pugno o per il tramite di un legale o dell’Ufficio vertenze del sindacato, può scrivere una lettera al datore di lavoro con la quale denuncia la situazione di demansionamento cui è stato costretto, chiedendo la cessazione del demansionamento ed il ripristino delle mansioni proprie della qualifica di infermiere, oltre al ristoro dei danni subìti.Se questa lettera non porta ad alcun risultato apprezzabile, occorre proporre un ricorso al tribunale del lavoro chiedendo al giudice di: accertare che l’infermiere è stato illegittimamente demansionato; condannare il datore di lavoro a reintegrare l’infermiere nelle mansioni proprie della qualifica di infermiere; condannare il datore di lavoro al risarcimento del danno da demansionamento. Per quanto concerne il risarcimento del danno, possono essere richiesti due tipi di danno. Se il demansionamento ha provocato una lesione dell’integrità psico-fisica del lavoratore (ad esempio ha indotto la depressione) si può chiedere anche il danno biologico. In caso contrario, si può chiedere solo il danno alla professionalità che viene di solito liquidato in via equitativa, parametrandolo ad una percentuale della retribuzione del lavoratore.

  4. Nelle strutture ospedaliere prestano servizio non soltanto i medici e gli infermieri, ma anche altre persone addette a ruoli non poco importanti. Tra queste ci sono senza alcun dubbio anche coloro che vengono individuate con un acronimo che è tutto un programma: oss. Cosa sono gli oss? Cosa fanno in ospedale?

    1. Ecco i principali compiti di un oss: rilevazione delle condizioni dell’assistito; supporto all’assistito nelle attività quotidiane (igiene personale, pulizie, preparazione pasti, etc.); assistenza infermieristica di base; organizzazione e gestione di attività ricreative e relazionali; In pratica, l’operatore socio sanitario svolge un’attività volta a soddisfare i bisogni primari della persona, favorendo, per quanto possibile, il benessere e l’autonomia della persona.

  5. Scusatemi tanto, ma qual è la differenza tra oss e infermieri? Io vorrei avviarmi verso la formazione nell’ambito sanitario e vorrei capire quale strada fa al caso mio. Potete spiegarmi che differenza c’è tra le due figure professionali? Grazie

    1. Con riferimento al percorso di studi, la qualifica professionale di infermiere viene acquisita mediante il conseguimento della laurea in scienze infermieristiche e l’iscrizione presso l’Albo Provinciale degli Infermieri. Come per altri cicli di studio relativi alle materie socio-sanitarie, anche tale corso di laurea è a numero chiuso, con posti messi a concorso a livello nazionale, dunque per l’accesso ai corsi è necessario superare un test di ingresso che viene effettuato all’inizio dell’anno accademico.Mentre, la qualifica di operatore socio sanitario viene acquisita mediante il conseguimento di un attestato di qualifica a seguito di corsi regionali banditi periodicamente. Anche in questo caso l’accesso è regolato da uno sbarramento iniziale che occorre superare per potere accedere ai corsi.

    2. Agli occhi dei non addetti ai lavori, le due figure potrebbero assimilarsi fino ad equipararsi del tutto. In realtà, c’è una bella differenza. All’interno degli ospedali, agli oss è consentito collaborare con l’infermiere o con l’ostetrica, nonché di svolgere alcune attività assistenziali, in base all’organizzazione dell’unità funzionale di appartenenza, e conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica. L’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza infermieristica. Ed infatti, il percorso formativo dell’infermiere è nettamente diverso da quello degli operatori socio sanitari: l’infermiere è laureato, mentre l’oss, come ricordato, consegue un attestato di qualifica dopo un corso Regionale.

  6. L’infermiere, come tutti gli operatori di una struttura sanitaria, è “ex lege” portatore di una posizione di garanzia nei confronti dei pazienti, la cui salute deve tutelare contro qualsivoglia pericolo che ne minacci l’integrità, per l’intero tempo del turno di lavoro.

  7. Le professioni di infermiere ed operatore socio sanitario spesso, erroneamente, vengono confuse perché l’ambito in cui operano prevede una stretta collaborazione delle due figure. In entrambi i casi si tratta attività specializzate, derivanti da un periodo di studio e tirocinio maturato presso le strutture ospedaliere e che, nell’esercizio delle proprie mansioni, prevedono un grado di responsabilità differente.

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