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È meglio essere licenziati o dare le dimissioni?

12 Gennaio 2020
È meglio essere licenziati o dare le dimissioni?

Quando il licenziamento è preferibile ai fini dell’indennità di disoccupazione (Naspi) e quando invece può essere pericoloso o del tutto illecito. 

Tra te e il tuo datore di lavoro non corre più buon sangue. Il vecchio posto ti ha stancato ed è arrivato il momento di cambiare aria. Hai intenzione di parlare col tuo capo e di chiedergli di licenziarti in modo da pretendere la disoccupazione. Puoi farlo? Ma sopratutto è una scelta legittima e conveniente? È meglio essere licenziati o dare le dimissioni? 

Sulla questione – che si pone assai più spesso di quanto tu possa immaginare – è bene fare un po’ di chiarezza e rimuovere i ricorrenti luoghi comuni. Ci sono, infatti, alcuni aspetti – legati principalmente alla disciplina legale che regola i contratti di lavoro – che, sul punto, val la pena conoscere per non commettere gravi errori. Errori che potrebbero costare anche responsabilità penali collegate alle false dichiarazioni rilasciate all’Inps. Ecco che allora dovrai prima chiederti se è possibile farsi licenziare invece che rassegnare le proprie dimissioni e magari chiederti se è possibile prendere la disoccupazione dando le dimissioni. 

Vediamo tutte le considerazioni che vanno valutate per capire se è meglio essere licenziati o dare le dimissioni. Lo faremo partendo dalle domande più frequenti che spesso si pongono alla cessazione di un rapporto di lavoro; all’esito di questo elenco andremo poi a tracciare le linee conclusive per definire quale scelta sia meglio intraprendere e se è meglio essere licenziati o dare le dimissioni. Ma procediamo con ordine. 

Se vengo licenziato si viene a sapere?

Nessuno può sapere che sei stato licenziato se non sei tu a dirglielo o il tuo ex datore di lavoro. Non hai neanche l’obbligo di indicare nel curriculum che un precedente lavoro è cessato per via del licenziamento. Se il nuovo datore di lavoro dovesse scoprire che gli hai nascosto un precedente licenziamento non potrebbe contestarti nulla o licenziarti a sua volta.

Se do le dimissioni devo dare il preavviso?

Non sei obbligato a dare il preavviso prima delle dimissioni, ma se non lo fai devi pagare un’indennità al tuo ex datore di lavoro, secondo l’importo fissato nel Ccnl. 

L’unico caso in cui ti è concesso dimetterti senza dare il preavviso è quando le dimissioni sono per giusta causa. Devi, però, essere vittima di un grave inadempimento come, ad esempio, il mancato pagamento di due o più stipendi, il mobbing, le vessazioni, le violenze sul lavoro, il demansionamento, ecc.

Se mi licenzio mi spetta la disoccupazione?

Su questo aspetto si registra molta confusione. In linea di massima, chi si dimette non ha diritto alla disoccupazione, a meno che le dimissioni siano dovute per giusta causa. In tal caso, l’Inps è tenuto a versare la Naspi, ossia l’assegno di disoccupazione, al dipendente che, non per sua volontà, è stato costretto ad andarsene.

Se mi licenziano mi spetta la disoccupazione?

Se invece ti licenziano, anche se ciò avviene per giusta causa, ti spetta sempre la disoccupazione. Quindi, il dipendente che, senza dimettersi, si fa licenziare volontariamente, nel senso che se ne sta a casa più giorni senza dare spiegazioni o senza inviare i certificati medici, e che per questo viene licenziato per giusta causa, ha diritto alla Naspi. Il che può sembrare un paradosso: in questo modo, infatti, si finisce per riconoscere la disoccupazione anche a chi si dimette, ma non lo fa formalmente, bensì costringendo il proprio datore a licenziarlo per illecito disciplinare. 

Se mi assumono subito dopo, perdo la disoccupazione?

Anche su questo punto c’è confusione. Non è sempre vero che chi prende la disoccupazione non deve farsi assumere per non perderla ed è costretto magari a lavorare in nero (cosa che peraltro non può fare e che gli costerebbe un procedimento penale per truffa ai danni dell’Inps). Se si ha un nuovo lavoro da dipendente si perde la disoccupazione solo se il reddito annuale supera 8mila euro; se si ha un nuovo lavoro autonomo, si perde la disoccupazione solo se il reddito annuale supera 4.800 euro.

Leggi: si perde la disoccupazione se si ha un lavoro? 

Al datore di lavoro conviene licenziare un dipendente?

Abbiamo scoperto che al dipendente conviene farsi licenziare per prendere l’assegno di disoccupazione. Ma al datore di lavoro conviene licenziarlo? Assolutamente no. Innanzitutto, perché nessuno gli garantisce che, un domani, lo stesso dipendente non faccia causa contro un presunto licenziamento illegittimo chiedendo così anche il risarcimento. In secondo luogo, perché per ogni licenziamento le aziende devono pagare una tassa allo Stato. Certo, c’è chi stringe un patto illecito col dipendente facendosi rimborsare da quest’ultimo l’obolo da versare allo Stato. Ma stiamo parlando di accordi che integrano la truffa. 

Ci si può far licenziare per non dimettersi?

Come anticipato, farsi licenziare su accordo con il datore di lavoro solo per non perdere l’indennità di disoccupazione è illegale. Tuttavia, abbiamo anche spiegato che il problema può essere facilmente risolto: visto che la Naspi viene riconosciuta anche a chi viene licenziato per giusta causa – ossia per gravi inadempienze disciplinari – al dipendente basta assentarsi senza motivo o disobbedire al proprio capo per ottenere il licenziamento. E non c’è neanche bisogno di trovare un previo accordo con quest’ultimo: nessun datore di lavoro vorrebbe pagare uno stipendio a un dipendente che non va a lavorare. Insomma, licenziamento assicurato e assegno di disoccupazione incassato.

È meglio essere licenziati o dare le dimissioni?

Alla luce di quanto detto, possiamo arrivare al punto conclusivo dell’articolo: è meglio essere licenziati o dare le dimissioni? Per chi ha bisogno di incassare la disoccupazione perché non ha trovato già un nuovo lavoro è certamente preferibile farsi licenziare. E questo anche se il nuovo lavoro dovesse prevedere uno stipendio annuale inferiore a 8mila euro (o 4.800 euro per gli autonomi). 

Invece, chi sta lasciando un posto per prenderne un altro, magari più vantaggioso e prestigioso, preferirà dimettersi ottenendo magari, in cambio, una buona uscita, un incentivo di natura economica. Del resto, a nessun datore di lavoro piace impantanarsi in una causa con un proprio dipendente e… come dicevano gli antichi romani, «ponti d’oro al nemico che fugge».


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