Diritto e Fisco | Articoli

Cosa fare se un dipendente sparisce

12 Gennaio 2020 | Autore:
Cosa fare se un dipendente sparisce

Dimissioni di fatto del lavoratore: sono valide, oppure il datore di lavoro è obbligato a licenziare per le assenze ingiustificate?

Dal 2016, le dimissioni devono essere inviate obbligatoriamente dal lavoratore in modalità telematica. Sono esclusi dall’obbligo di presentare le dimissioni online soltanto coloro per i quali è prevista un’apposita procedura in sede protetta, i lavoratori domestici (colf e badanti), i dipendenti pubblici, i lavoratori marittimi, i dipendenti durante il periodo di prova.

In sostanza, per rassegnare le dimissioni non basta più l’invio di una semplice lettera al datore di lavoro, ma bisogna inviare un’apposita comunicazione online, tramite il portale Cliclavoro.

La procedura di dimissioni telematiche non è molto complessa, ma può risultare tale per chi non ha dimestichezza con i servizi web: in questo caso, è preferibile rivolgersi agli intermediari abilitati, ossia a patronati, organizzazioni sindacali, commissioni di certificazione, enti bilaterali, consulenti del lavoro, sedi territoriali dell’Ispettorato nazionale del lavoro. È possibile rassegnare le dimissioni personalmente, online, se in possesso del pin dispositivo dell’Inps o dell’identità digitale Spid.

Certamente, la scarsa propensione del lavoratore all’utilizzo di un nuovo servizio web, il tempo perso per procurare le credenziali di accesso, o a recarsi presso il patronato o il sindacato per rassegnare le dimissioni, potrebbero “indurre” il lavoratore a cessare il rapporto senza inviare le dimissioni online.

Ma che cosa succede se il lavoratore subordinato non si presenta più in azienda e rassegna solo le dimissioni per iscritto, pur essendo obbligato alla trasmissione telematica, o non le rassegna affatto?

In altre parole, cosa fare se un dipendente sparisce?

Il datore di lavoro può comunque comunicare ai servizi per l’impiego le dimissioni del lavoratore, quindi può inviare un modello Unilav cessazione che riporti la causale dimissioni.

In base a una recente sentenza della Cassazione [1] sembrerebbe di sì: secondo la suprema corte, se il lavoratore effettua dichiarazioni e si comporta in modo da dimostrare esplicitamente la volontà di recedere dal rapporto, si configurano delle dimissioni di fatto.

Come si presentano le dimissioni?

Possono dunque bastare dei comportamenti concludenti per rassegnare le dimissioni? Anche se la Cassazione prevede l’ipotesi delle dimissioni di fatto, in realtà la cessazione unilaterale del rapporto non è valida, se manca l’invio telematico.

La legge [2] stabilisce infatti l’inefficacia delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, se queste non sono rese con modalità telematiche sugli appositi moduli disponibili presso il sito web del Ministero del lavoro, salvo i casi di esonero.

Pertanto, se il lavoratore non comunica online la cessazione del rapporto di lavoro, le dimissioni non possono essere considerate efficaci.

Gli svantaggi del licenziamento per il datore di lavoro

Il datore di lavoro, in assenza della comunicazione telematica di dimissioni, può comunque licenziare il lavoratore, per via delle assenze ingiustificate conseguenti alla cessazione di fatto del rapporto.

Tuttavia, il licenziamento comporta notevoli svantaggi per il datore di lavoro:

  • innanzitutto, il pagamento del ticket licenziamento, o tassa sul licenziamento, pari a 500,79 euro (valore 2019) ogni 12 mesi di anzianità di servizio, sino a un massimo di 36 mesi, quindi di 1.502,37 euro;
  • considerando la cessazione per giustificato motivo soggettivo e non per giusta causa, poi, sorge l’obbligo, per il datore, di versare l’indennità di preavviso;
  • parimenti, il licenziamento per giustificato motivo soggettivo rileva ai fini del calcolo della media occupazionale, e può determinare la perdita di importanti incentivi.

I vantaggi del licenziamento per il lavoratore

Il lavoratore che si dimette di fatto, invece, una volta licenziato dal datore di lavoro consegue la possibilità di ottenere la Naspi, cioè l’indennità di disoccupazione: la cessazione dell’impiego per licenziamento, anche se per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, è infatti considerata come perdita involontaria dell’occupazione.

Peraltro, la causale della cessazione del rapporto non compare nella scheda anagrafica del lavoratore, rilasciata dal centro per l’impiego, quindi il licenziamento per giustificato motivo soggettivo, o anche per giusta causa, non pregiudica future possibilità di lavoro.

In buona sostanza, non presentare le dimissioni telematiche, per il dipendente, è molto conveniente.

Che cosa fare se il dipendente se ne va senza rassegnare le dimissioni?

Come comportarsi, allora, se il lavoratore sparisce senza inviare le dimissioni telematiche? Bisogna “rassegnarsi” al licenziamento?

Alcuni datori di lavoro, in possesso del pin dell’Inps del dipendente, hanno rassegnato le dimissioni online a suo nome, commettendo però un reato [3], e rischiando anche l’applicazione di una sanzione amministrativa da 5mila a 30mila euro per l’alterazione dei moduli [4]. Certamente, sostituirsi al dipendente negligente non è la soluzione.

A trovare un rimedio efficace e perfettamente legale è stato invece Marco Militello, noto consulente del lavoro, che lo spiega in un video recentemente pubblicato su Fiscal Focus.

In sostanza, il datore di lavoro deve considerare la “sparizione” del dipendente non già come semplice assenza ingiustificata, ma assimilabile ad una domanda di aspettativa non retribuita.

A tal fine, il datore deve inviare al dipendente una comunicazione di “constatazione di assenza assimilabile ad aspettativa”, nella quale, oltre a invitarlo a riprendere servizio, lo informa che non ha alcuna intenzione di licenziarlo e che, non intendendo aiutarlo a procurarsi sussidi non spettanti a carico dell’Inps e dei contribuenti, considera le assenze come domanda di aspettativa non retribuita, della quale informerà l’Inps e l’Ispettorato del Lavoro

Il lavoratore, a seguito dell’aspettativa non retribuita, oltre a non percepire la Naspi non avrà diritto a ricevere lo stipendio e non maturerà alcun rateo Tfr, ferie, permessi, tredicesima e quattordicesima.

note

[1] Cass. sent. 25583/2019.

[2] Art. 26, Co.1, D.lgs. 151/2015.

[3] Art. 494 c.p.

[4] Art.26, Co.5, D.lgs. 151/2001.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube