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Rumori: tutela legale

12 Gennaio 2020
Rumori: tutela legale

Soglie di tollerabilità delle immissioni rumorose in condominio: come comportarsi.

Chi non ha un vicino di casa rumoroso non può immaginare quanto possa diventare infernale la vita – ma soprattutto il riposo – di una persona. Complici le strutture edilizie che spesso non rispettano le regole in materia di isolamento acustico, diventa difficile tutelarsi dalla villania dei condomini. Ed allora bisogna ricorrere alla tutela legale dai rumori. Quali sono le azioni che si possono intraprendere contro chi non rispetta il sonno altrui? Si può denunciare o bisogna chiamare un avvocato? Può l’amministratore di condominio intervenire o bisogna chiamare i carabinieri? Quali mezzi può avere un anziano che non riesce a dormire la notte per impedire ai vicini del piano di sopra di tenere accesa la televisione o di camminare con i tacchi?

Qui di seguito risponderemo alle domande più frequenti che vengono poste sul tema della tutela legale dai rumori.

Limite rumori consentiti

L’art. 844 Cod. civ. stabilisce l’entità di rumori che sono consentiti per legge e quelli invece che si considerano illeciti. 

La soglia però non viene definita in modo certo, con un volume preciso di decibel. Si stabilisce, infatti, che i rumori vietati sono solo «quelli che superano la normale tollerabilità». Il che può sembrare pura tautologia: ciò che è intollerabile è normalmente illegale. 

Lo scopo del Codice, però, è di affidare al giudice il potere di definire, caso per caso, e sulla base delle prove prodotte in giudizio, quando un rumore si considera illegale e quando invece deve rientrare nella soglia della tollerabilità. Perché non c’è dubbio che, chi vive vicino ad altre persone, deve avere un margine di sopportazione per le attività altrui. 

Cerchiamo di fare qualche considerazione di carattere pratico: quando un rumore si considera intollerabile?

Il giudice valuta, innanzitutto, l’orario in cui il rumore viene prodotto: di sera è più facile essere molestati da rumori non necessariamente fragorosi.

Naturalmente, l’intensità e la durata del rumore non possono mancare nelle valutazioni del giudice. Una cosa è che cada un piatto dalle mani (un rumore molto forte, ma limitato a un attimo), un’altra cosa è, invece, uno sbattimento di tappeti.

Poi, viene preso in considerazione l’ambiente circostante: in un centro urbano è più difficile sentire i rumori del vicino rispetto a una zona residenziale o di campagna. Il limite di tollerabilità non è assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, secondo le caratteristiche della zona, per cui tale limite è più basso in zone destinate ad insediamenti abitativi, ma è anche vero che la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza assoluta di rumore: non è per il sol fatto che il rumore è percepito che esso diviene intollerabile.

E se il vicino di casa è una persona malata a cui dà fastidio anche il semplice volo di una farfalla? La normale tollerabilità va riferita alla sensibilità dell’uomo medio. Essa va valutata caso per caso dal punto di vista dell’immobile che la subisce, tenendo conto delle condizioni dei luoghi ovvero della loro concreta destinazione naturalistica e urbanistica, delle attività normalmente svolte nella zona, del sistema di vita e delle abitudini di chi opera. Ma non si possono prendere in considerazioni anche le situazioni soggettive del vicino di casa. 

Rumori: decibel consentiti

Per dare maggiore concretezza ai criteri di valutazione dei rumori, la giurisprudenza ha elaborato un metro oggettivo: tutti i rumori che, di sera o notte, superano di 3 decibel il rumore di fondo (proveniente dall’esterno) o che, di giorno, superano i 5 decibel (dalle ore 6.00 alle ore 22.00).

Il rispetto di tale limite non può far ritenere senz’altro lecite le immissioni, dovendo il giudizio sulla loro tolleranza formularsi, piuttosto, in relazione, come si è visto, alla situazione ambientale e tenendo conto della rumorosità di fondo, ossia a quel complesso di suoni di origine varia e spesso non identificabili, continui e caratteristici del luogo, sul quale vengono ad innestarsi i rumori denunciati come immissioni abnormi.

Se da un lato, quindi, è senza dubbio illecito il superamento dei limiti massimi di tollerabilità stabiliti dalla legge e dai regolamenti nell’interesse della collettività, non è detto che, al contrario, il rispetto della soglia di accettazione renda senz’altro lecite le immissioni, dovendosi comunque formulare il giudizio di tollerabilità che presuppone un’indagine che valuti, con riguardo anche alle condizioni dei luoghi, se le immissioni, quand’anche non superino i limiti di legge, possano non essere comunque considerate tollerabili [1].

Attività rumorose

Nel caso in cui il rumore sia generato non da privati, ma da attività (fabbriche, negozi, uffici, ecc.) il giudice deve usare un metro più elastico, perché la tutela legale dal rumore deve comunque contemperarsi con le esigenze produttive. Esistono già dei regolamenti comunali che vincolano le attività commerciali al rispetto di soglie acustiche. I criteri di determinazione della normale tollerabilità vengono ormai pacificamente riportati a normative pubblicistiche, quali quelle previste dal Dpcm 1 marzo 1991 con la soglia massima di esposizione al rumore. 

Rumori in condominio 

Le norme che abbiamo appena visto valgono sia per i rumori tra case o terreni confinanti, sia nell’ambito del condominio. In questo ambiente, il regolamento condominiale può però fissare dei limiti orari entro i quali le soglie della tollerabilità si abbassano ulteriormente rispetto a quanto indicato dal Codice, sicché il giudice dovrà essere ancora più rigoroso nel determinare cosa è lecito e cosa no.

Non è l’amministratore di condominio a poter dirimere le controversie tra condomini in materia di rumori, a meno che il regolamento non contenga apposite disposizioni (l’amministratore è infatti garante del rispetto del regolamento).

Chi prende in affitto un appartamento con un vicino rumoroso può recedere per giusta causa dal contratto, dando preavviso sei mesi prima. Il proprietario potrà rivalersi contro il responsabile.

Viceversa, l’affittuario rumoroso ne risponde in prima persona: il locatore, infatti, non ha colpa per le molestie acustiche dell’inquilino (a meno che non fosse a conoscenza di tale possibilità già alla firma del contratto, come nel caso in cui si dia in locazione un appartamento per farne una palestra). La violazione del regolamento di condominio da parte del conduttore (ivi compresa la clausola che impone il rispetto degli orari di rumore) può essere causa di sfratto (o meglio “risoluzione contrattuale per inadempimento”).

Rumori oltre la soglia: chi chiamare?

Il reato di disturbo della quiete pubblica scatta solo quando i rumori siano percepibili da un numero indeterminato di persone ossia da gran parte dell’edificio o dai palazzi circostanti. Questo però a prescindere dal fatto che a lamentarsi e a sporgere denuncia sia stata una sola persona. 

In tale ipotesi, sussistendo gli estremi dell’illecito penale, si può presentare denuncia ai carabinieri, alla polizia o alla Procura della Repubblica.

Per i rumori avvertiti solo da qualche vicino, invece, c’è solo la tutela civile: si può chiamare l’avvocato affinché diffidi il responsabile e, in caso di prosecuzione nelle attività moleste, lo citi in tribunale. Ci sono due tipi di giudizi: uno urgente, volto a ottenere una condanna all’interruzione delle immissioni, uno ordinario, volto a ottenere il risarcimento del danno.

Trovano, pertanto, tutela la sofferenza e l’insonnia provocati dalla musica a tutto volume o la lesione del normale svolgimento della vita personale e familiare all’interno di un’abitazione e comunque del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita.

In ogni caso, in tema di immissioni illecite, il danno non patrimoniale può essere risarcito in presenza di una lesione ad un diritto costituzionalmente garantito ovvero nei casi previsti dalla legge. Il danno biologico in senso stretto, quale lesione del diritto alla salute, rappresenta il criterio di risarcibilità di tutte le conseguenze pregiudizievoli di natura non patrimoniale (danno biologico, morale soggettivo, esistenziale), unitariamente considerate, alla stregua delle tabelle milanesi, potendo eventualmente rilevare per la personalizzazione della liquidazione.

Prove dei rumori

Per provare i rumori del vicino non è necessario ricorrere a una perizia fonometrica. Ma si può anche ricorrere alle testimonianze dei vicini.

Risarcimento del danno da rumori

Il risarcimento è subordinato alla prova del danno. Il danno, quindi, non si presume solo per l’avvenuta dimostrazione dei rumori. Bisogna anche provare il pregiudizio alla propria qualità di vita e alla salute o al riposo. Ciò potrebbe essere adempiuto con un certificato medico o con la dimostrazione che una persona non è più in grado di dormire di notte. Questo perché ben potrebbe essere che il vicino riesca a dormire tranquillamente nonostante i rumori, grazie all’ausilio di tappi nelle orecchie.

La domanda di cessazione delle immissioni che superino la normale tollerabilità non vincola necessariamente il giudice ad adottare una misura determinata, ben potendo egli ordinare l’attuazione di quegli accorgimenti che siano concretamente idonei ad eliminare la situazione pregiudizievole come, ad esempio, dei sistemi di insonorizzazione [2].

note

[1] Cass. sent. n. 939/2011.

[2] Cass. sent. n.21504/2018.


1 Commento

  1. Tutto quello che volete, ma se uno I TAPPI NELLE ORECCHIE non li sopportasse??? Che fa (fo’)? Resta da fare una considerazione incontrovertibile: inciviltà dilagante…, proprio a macchia d’olio… tanto che sappiamo al proposito che qualcuno ha pure ucciso! Anche se non giustificabile, però vogliamo aggiungere che sarà pure stato portato all’esasperazione dall’arroganza e dalla prepotenza altrui?…

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