Ecco dove si pagano meno tasse nel mondo

12 Gennaio 2020
Ecco dove si pagano meno tasse nel mondo

Dalle isole Barbados agli Emirati Arabi, un’analisi sulla tassazione delle imprese in 176 Paesi spiega quali sono gli Stati con la pressione fiscale più bassa.

Ci sono molte sorprese nel nuovo Report della Tax foundation, un ente di ricerca indipendente che studia il sistema fiscale di 176 Paesi in tutto il mondo. Lo studio ‘Corporate tax rates around the world’ realizzato dalla Tax foundation, è adesso online, in lingua inglese, sul sito dell’organizzazione; l’agenzia stampa Adnkronos ce ne fornisce i principali risultati.

L’analisi riguarda la tassazione sulle imprese: nel 2019 aliquota media mondiale sui redditi delle società si attesta al 24,2%, e quella in Europa al 20,3%; tra i cinque continenti è quello con il valore medio più basso, mentre il primato del più alto spetta all’Africa (28,4%) . Ma la forbice che si registra nei singoli Stati è davvero ampia: si va dal minimo del 5,5% delle isole Barbados al massimo del 55% negli Emirati Arabi.

Il dato dello scorso anno esprime una ”costante diminuzione” rispetto alle precedenti rilevazioni (il sistema è stato avviato nel 1980), osservati ”in tutte le principali economie mondiali”. Secondo quanto emerso nel dossier, la Tax foundation è arrivata alla conclusione che ”i paesi europei tendono ad avere aliquote più basse rispetto ai paesi di altri continenti”; inoltre ”molti paesi in via di sviluppo hanno aliquote superiori alla media mondiale”.

Nella classifica dei paesi con il maggior peso fiscale sulle imprese, dietro gli Emirati Arabi si colloca Comoros, stato insulare dell’Africa, con il 50% seguito a distanza da Puerto Rico con il 37,5%. Mentre alla fine della tabella, dunque dove le tasse sono più basse, prima di arrivare alle Barbados c’è il Turkmenistan con il 7,5% e l’Uzbekistan con l’8%. Dopo questi stati dell’Asia centrale, ci sono poi una decina di paesi, i cosiddetti paradisi fiscali, per la maggior parte piccole isole, dove non esiste un’imposizione generale sul reddito delle società tra cui, per citare solo le più conosciute, Bahamas, Bermuda e Cayman.

Ma in questa parte bassa della classifica compaiono anche Paesi più vicini all’Italia: ci sono alcune piccole nazioni europee (Andorra, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Gibilterra, Kosovo, Liechtenstein e Macedonia) ed anche due Paesi europei più grandi ed industrializzati, dove forse conviene “fare impresa”, visto il regime favorevole: sono l’Irlanda dove vige un’aliquota del 12,5% e l’Ungheria dove la tassazione sulle società è stata abbassata, nel 2017, al 9% dal precedente 19%.

Nel rapporto si spiega che negli ultimi 39 anni, le aliquote dell’imposta sulle società ”sono costantemente diminuite su base globale. Nel 1980 l’aliquota fiscale media mondiale non ponderata era del 40,4% mentre oggi si attesta al 24,2%. Secondo la Tax foundation la ragione principale è da attribuirsi al ”contesto produttivo che ha minori vincoli territoriali” e, di conseguenza, la tassazione applicata alle imprese ”gioca un ruolo sempre più strategico per incoraggiare o scoraggiare gli investimenti in un determinato Paese”.

La concorrenza fiscale che si è creata tra i diversi Stati, si spiega nel report, ”ha spinto i vari governi, soprattutto quelli dei Paesi più industrializzati, a spostare la tassazione dalle attività produttive ad altri settori, come ad esempio i consumi, adottando aliquote più basse per i redditi delle imprese”.

Oggi, la maggior parte dei Paesi applica una tassazione sui redditi delle società che va dal 20% al 30%. A tendere verso l’alto sono soprattutto le nazioni più estese territorialmente. Analizzando i Paesi in base a ricchezza e importanza, si nota che quelli che fanno parte del G7 (compresa l’Italia) hanno un’imposta del 27,6%, gli Stati membri dell’Ocse del 23,6%, mentre i paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) applicano una tassazione media del 27,4%.


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