Spese sanitarie: quando si può pagare in contanti

13 Gennaio 2020
Spese sanitarie: quando si può pagare in contanti

Per ottenere le detrazioni fiscali del 19% sull’acquisto di farmaci e dispositivi medici o per prestazioni rese da strutture convenzionate non c’è bisogno del bancomat o della carta di credito.

Chi vuol scaricare dalla dichiarazione dei redditi le spese sanitarie non deve pagare in contanti. L’imperativo, contenuto nella legge di bilancio per il 2020 [1], si applica però solo in determinate circostanze e condiziona il godimento delle detrazioni fiscali del 19% sulle prestazioni medico-sanitarie. 

In alcuni casi, è ancora ammesso l’uso del contante, soprattutto a beneficio di quelle fasce della popolazione (i più anziani) che, non avvezzi al bancomat o alla carta di credito, sono soliti ancora pagare con il cash.

I pazienti devono, quindi, munirsi non più solo della tessera sanitaria, ma anche del bancomat, carte di credito, carte prepagate, bonifici, assegni bancari e circolari o altri sistemi.

Si tratta di una novità dirompente che modifica in modo incisivo le abitudini delle famiglie. Chi non è informato rischia di dover versare più tasse alla fine dell’anno non potendo portare a detrazione una serie di prestazioni ricevute. Ma cerchiamo di vedere più nel dettaglio quando si può pagare in contanti le spese sanitarie.

In generale, la norma prevede che:

  • il contante può ancora essere usato per i medicinali, i dispositivi medici e le prestazioni sanitarie rese da strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale;
  • per tutte le altre spese mediche detraibili è, invece, necessario pagare con mezzi tracciabili (bancomat, carte di credito, carte prepagate, bonifici, assegni bancari e circolari o altri sistemi).

Per altri sconti fiscali che non ammettono il cash – dal bonus mobili alle erogazioni liberali – al contribuente viene chiesto di conservare le ricevute dei bonifici, le ricevute di avvenuta transazione per i pagamenti con carte, la documentazione di addebito sul conto corrente. Oltre, naturalmente, al giustificativo della spesa (scontrino, ricevuta o fattura). Per evitare di dover andare a caccia di estratti conto tra un anno, è consigliabile conservare la prova del pagamento. 

Vediamo più nel dettaglio quando è ammesso il contante per le spese sanitarie.

Spese mediche: quando pagare in contanti

I contanti sono, innanzitutto, ammessi per l’acquisto di medicinali da banco (ad esempio, antipiretico o antidolorifici) o di un medicinale omeopatico sia che già avvenga in:

  • farmacia;
  • parafarmacia;
  • supermercercao.

Il contribuente dovrà conservare la fattura o lo scontrino fiscale parlante con codice fiscale. 

Spese mediche: quando pagare con bancomat, bonifico, assegno o carta di credito

Per tutti gli altri parafarmaci o integratori, acquistabili in farmacia, parafarmacia o supermercato, è certo ammesso l’uso dei contanti, ma la spesa non è detraibile. In questo caso, non è necessario conservare alcuna ricevuta.

I contanti poi sono ammessi per l’acquisto di un dispositivo medico in farmacia, parafarmacia, ittici o strutture per l’erogazione di prestazioni di assistenza proteica e integrativa (cerotti, bende, termometro, siringhe, occhiali, apparecchi acustici, per aerosol o misurazione pressione sanguigna, provette, ecc.); per l’acquisto di dispositivi medici in negozio (ad esempio, materasso antidecubito o cuscino ortopedico); per l’acquisto di dispositivi medico-diagnostici in vitro in farmacia (test gravidanza, ovulazione, menopausa, strisce per la determinazione del glucosio, ecc.).

In tutti gli altri casi, servono mezzi tracciabili. Questi casi sono ad esempio:

  • l’acquisto di servizi sanitari resi in farmacia (ad es. supporto all’uso di dispositivi per elettrocardiogramma o monitoraggio pressione, prestazioni di operatori socio-sanitari, infermieri, fisioterapisti);
  • pagamento di prestazioni professionali dei medici (ad es. certificato sportivo rilasciato da medico di base, vaccino effettuato dal pediatra, ecc.);
  • pagamento di prestazioni rese da professionisti sanitari (podologo, fisioterapista, logopedista, psicologo, biologo, nutrizionista, ecc.);
  • pagamento prestazioni specialistiche e test di laboratorio (esame del sangue, risonanza magnetica, tac, ecografia, dialisi, ecc.) solo se la struttura non è accreditata al Ssn; altrimenti, è sufficiente anche il contante;
  • pagamento di prestazioni relative al parto e di tutte le spese di degenza, ma anche qui solo se la struttura non è convenzionata, altrimenti si può pagare in contanti;
  • acquisti di alimenti a fini medici speciali (ad es. per diabetici).

In tali casi, è necessario richiedere la fattura o la ricevuta fiscale.


note

[1] Art. 1, commi 679 e 680 della legge 160/2019.


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