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I contributi al lavoratore si pagano anche sulla transazione

27 Aprile 2014
I contributi al lavoratore si pagano anche sulla transazione

La Cassazione cambia interpretazione rispetto a un precedente orientamento secondo cui le erogazioni del datore di lavoro derivanti da titolo transattivo, finalizzato a evitare il rischio della lite, non sono assoggettabili a contributi.

Le somme che il datore di lavoro corrisponde al dipendente a titolo di transazione, a seguito di un accordo su una vertenza lavoristica, sono soggette alla contribuzione previdenziale in favore dell’Inps.

Lo ha detto qualche giorno fa la Cassazione [1], cambiando il proprio stesso orientamento espresso in passato [2].

Secondo la Corte, nell’imponibile contributivo va ricompreso tutto quanto percepito dal lavoratore in relazione al rapporto di lavoro.

Restano escluse dalla contribuzione solo le erogazioni derivanti da una causa autonoma, diversa e distinta dal rapporto di lavoro. Sono altresì escluse le somme corrisposte al lavoratore a titolo di [3]

1) diaria o indennità di trasferta in cifra fissa, limitatamente al 50 per cento del loro ammontare;

2) rimborsi a pie’ di lista che costituiscano rimborso di spese  sostenute  dal  lavoratore per l’esecuzione o in occasione del lavoro;

3) indennità di anzianità;

4) indennità di cassa;

5) indennità di  panatica  per  i  marittimi  a  terra, in sostituzione  del trattamento di bordo, limitatamente al 60 per cento del suo ammontare;

6) di gratificazione o elargizione concessa una tantum a titolo di liberalità, per eventi eccezionali e non ricorrenti, purché non collegate,  anche  indirettamente,  al  rendimento  dei  lavoratori e all’andamento aziendale.

Con riferimento ad una transazione, per valutare se sulle somme corrisposte al lavoratore debbano essere pagati i contributi all’Inps, bisogna verificare se la loro causa dipenda dal rapporto di lavoro o meno.

Ne consegue, secondo la Corte, che l’indagine del giudice sull’imponibilità o meno delle somme erogate al lavoratore dal datore di lavoro non trova alcun limite nel titolo formale di tali erogazioni. L’Inps, del resto, è estraneo a ogni transazione tra datore di lavoro e lavoratore e la sua posizione non può quindi esserne pregiudicata, dal momento che il suo credito deriva direttamente dalla legge.

La dichiarata volontà delle parti che hanno stipulato la transazione di escludere un nesso causale tra le erogazioni e il rapporto di lavoro non ha alcun rilievo, quando tale nesso risulti invece riscontrabile dal giudice in concreto.

Insomma, la qualificazione data dalle parti a una determinata somma corrisposta al lavoratore non impedisce all’Inps di pretendere il pagamento dei contributi.

Solo il giudice può accertare la dipendenza o meno dell’erogazione dal rapporto di lavoro.


note

[1] Cass. sent. n. 9180 del 23.04.2014.

[2] Cass. sent. n. 49/1997 e n. 6923/1996.

[3] Art. 12. L. 153/1969.

Autore immagine: 123rf.com


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