Manovra 2020: le prossime mosse del Governo

13 Gennaio 2020
Manovra 2020: le prossime mosse del Governo

I temi caldi nell’agenda del Mef: abbassamento della tassazione per i lavoratori dipendenti, clausole Iva, nuove pensioni Quota 102, riforma Irpef, ex Ilva.

Entra nel vivo l’attività del Governo per l’attuazione della manovra economica: la Legge di Bilancio 2020 prevede, infatti, numerosi provvedimenti attuativi che in questi giorni il ministero Economia e Finanze sta iniziando a mettere a punto. L’agenzia stampa Adnkronos ci fornisce oggi il quadro delle tappe previste nell’agenda del ministro Roberto Gualtieri e dei suoi tecnici.

Iniziamo proprio dalle dichiarazioni del numero 1 del dicastero di via XX Settembre: “Già a partire da questo mese dobbiamo varare il decreto che consente di allocare 3 miliardi di riduzione al cuneo fiscale e dare così significativo sostegno ai redditi bassi e medio bassi”.  Si tratta dell’aumento di 500 euro sulle buste paga che abbiamo anticipato ieri, ed andrà ad incrementare, a partire da luglio, le retribuzioni dei lavoratori dipendenti oltre la soglia dei percettori del bonus Renzi di 80 euro e che potrebbe arrivare alla soglia dei 40mila euro di redditi annui lordi. Per realizzarlo occorre un decreto attuativo per il quale si sta aprendo il confronto con i sindacati: “Mi aspetto un confronto con le parti sociali prima di arrivare al varo del decreto” ha detto il ministro.

Così nel calendario dei lavori il primo dossier da definire è l’abbassamento della tassazione in busta paga che scatterà a luglio, come previsto dalla Legge di Bilancio. Il tavolo con le parti coinvolte sarà avviato nei prossimi giorni con l’obiettivo di predisporre al più presto, probabilmente già entro la fine di gennaio, il decreto attuativo e dare così tempo ai datori di lavoro di adeguarsi. La platea interessata nell’ipotesi base sarebbe quella dei lavoratori con reddito tra i 26 ed i 35mila euro, estendendo dunque i beneficiari del bonus Renzi, ma potrebbe essere incrementata in caso di reperimento delle risorse aggiuntive.

Secondo Gualtieri, però, la discussione non dovrà limitarsi a questo aspetto del taglio del cuneo fiscale già programmato, ma dovrà comprendere anche la riforma Irpef: “dobbiamo collocare questo atto all’apertura di un tavolo importante su una riforma fiscale necessaria al Paese per la crescita e l’occupazione. Il nostro Paese non può andare da nessuna parte se non sa affrontare l’enorme cappio da 109 miliardi l’anno di evasione fiscale“.

Eccoci dunque al nodo del gettito tributario: “Dal punto di vista delle entrate – ha aggiunto Gualtieri – i dati che stiamo riscontrando negli ultimi mesi dell’anno ci dicono che stiamo sulla strada giusta e che è possibile recuperare risorse importanti per le politiche pubbliche”.

Qui passiamo la parola al viceministro al Mef Antonio Misiani, che in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: “Dobbiamo decidere rapidamente a chi tagliare le tasse. L’orientamento prevalente è quello di alleggerire il carico sui lavoratori dipendenti, tra 26mila e 35mila euro di imponibile, che oggi sono fuori dagli 80 euro. Credo però che bisognerebbe prestare attenzione anche ai 4 milioni di lavoratori dipendenti ‘incapienti’, cioè con un imponibile inferiore agli 8mila euro: ci sono giovani precari, part time involontari, fragilità vecchie e nuove del mondo del lavoro. Potremmo aiutarli sperimentando una imposta negativa, sotto forma di bonus come l’Earned Income Tax Credit di Clinton”, ha aggiunto.

Intanto al Tesoro si inizia a lavorare alle prime simulazioni sulle possibili soluzioni per ridurre la zavorra delle clausole Iva per il 2021 superiori a 20 miliardi di euro, altrimenti, come abbiamo anticipato, per l’aumento Iva è già pronto il conto per il 2021. Tra le ipotesi, nel quadro di una riforma fiscale più ampia, una rimodulazione dell’Iva a vantaggio dei prodotti del cosiddetto carrello della spesa a fronte di
un rialzo per i beni voluttuari. Il tutto accanto ad una riduzione delle tax expenditures. Molto però rimane da definire a livello politico per individuare le risorse finanziarie necessarie a scongiurare i prossimi futuri aumenti dell’Iva.

Lavori in corso anche per la nuova fase di spending review: dovrebbe essere infatti istituita una commissione ad hoc per riuscire nell’arduo compito di tagliare gli sprechi senza compromettere i servizi. Dovrebbero restare fuori dall’operazione scuola e sanità, che hanno già ottenuto con la Legge di Bilancio i rispettivi stanziamenti stabiliti.

Nel dibattito politico e tecnico si parla anche di pensioni ed iniziano ad emergere le prime ipotesi per il superamento di Quota 100 a partire dal 2022, quando si esaurirà la misura triennale voluta dal precedente governo ed evitare che dal 2023, in assenza di interventi, si torni alla rigidità della legge Fornero. Tra le opzioni di tecnici e politici è pronto lo schema di nuove pensioni Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi) ma è subito arrivata la levata di scudi dai sindacati che reagiscono.

Infine, c’è da risolvere al più presto ed al meglio la questione dell’ex Ilva: i negoziati per giungere ad un accordo con Arcelor Mittal sono in corso, mentre l’obiettivo dichiarato del Governo, spiegato dal ministro Gualtieri, è quello di “fare dell’Ilva il grande polo europeo per la produzione di acciaio decarbonizzato. Bisogna presidiare e rilanciare settori fondamentali per il Paese come siderurgia e chimica adattandoli e aggiornandoli alle nuove sfide di questo tempo”.

Quanto alle basi finanziarie per raggiungere questi obiettivi, Gualtieri è ottimista: “La manovra – spiega – dà delle basi solide e credo sia bene acquisire la piena consapevolezza di questo fatto. Abbiamo saputo prendere il paese per i capelli, sull’orlo del baratro, che rischiava di mettere in discussione persino la stessa collocazione europea, mettendolo in sicurezza su un sentiero di crescita, sviluppo e di stabilità”.


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