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Rinuncia eredità e debiti Inps

31 Gennaio 2020 | Autore: Marina Moretti
Rinuncia eredità e debiti Inps

Addebiti Inps: le imposte si trasferiscono agli eredi?

Ricevere un bel gruzzolo in eredità è il sogno di tutti. Ma è sempre conveniente diventare eredi? L’eredità, infatti, potrebbe nascondere diversi debiti oppure la quota potrebbe essere talmente bassa da non giustificare tutti i rischi e gli oneri che essa comporta. In questo caso, la legge ti consente di fare un passo indietro e di rinunciare all’eredità.

Con la rinuncia, l’erede resta completamente estraneo al fenomeno successorio, manlevandosi anche dal pagamento di quanto dovuto all’Inps da parte del defunto. Ovviamente occorre presentare, entro certi termini, una esplicita dichiarazione di rinuncia, altrimenti il silenzio varrà come tacita accettazione dell’eredità.

Nell’articolo che segue troverai tutto ciò che bisogna sapere su un argomento spinoso: rinuncia eredità e debiti Inps.

Come si diventa eredi?

Per comprendere in cosa consiste la rinuncia all’eredità, dobbiamo prima capire come si diventa eredi. Quando muore una persona (c.d. de cuius) si apre la sua successione, vale a dire la procedura che prevede il trasferimento ad altri soggetti di tutto il patrimonio ereditario (costituito da beni, crediti o debiti).

Esistono due tipi di successione:

  • testamentaria, quando è regolata da un testamento;
  • legittima, quando è disciplinata esclusivamente dalla legge che prevede la destinazione dell’eredità ai parenti più stretti (come il coniuge e i figli).

I soggetti che acquisiscono il patrimonio del defunto in tutto o per quote (ad esempio la metà, un terzo ecc.) si dicono eredi.

Ma come ricevere l’eredità? Il primo passo da compiere è quello di accettarla. L’accettazione dell’eredità può essere:

  • formale, cioè fatta con uno specifico atto ricevuto dal notaio o dal cancelliere del Tribunale del Comune dove il defunto aveva l’ultimo domicilio;
  • tacita, cioè desumibile da un comportamento specifico che manifesti chiaramente la volontà di voler accettar l’eredità. Ad esempio, quando dopo il decesso del de cuius prelevi dal suo conto corrente una somma di denaro (anche di soli 50 euro).

Con l’accettazione, quindi, l’erede diventa proprietario dei beni ma, al tempo stesso, subentra al defunto anche nei debiti (qualora ci fossero). È oppurtuno, quindi, verificare all’apertura della successione se i debiti sono inferiori ai benefici derivanti dall’accettazione. Detto in altri termini, nel momento in cui accetti l’eredità, sarai responsabile dei debiti del de cuius con tutto il tuo patrimonio (anche quello di cui eri titolare prima dell’accettazione).

Facciamo un esempio che chiarisca meglio questo concetto: supponiamo che hai ricevuto in eredità un conto corrente con 20 mila euro; se dovesse presentarsi un creditore del de cuius che avanza 80 mila euro, potresti subire anche il pignoramento della casa. Chiaro no? Ecco perchè è importanto valutare sempre i pro e i contro dell’accettazione dell’eredità. A meno che tu non intenda accettare l’eredità con beneficio di inventario: in tal caso, risponderai dei debiti ereditari solo con i beni che hai ricevuto in successione e non con il tuo patrimonio.

Rinuncia eredità e debiti Inps

Se il tuo parente defunto è stato inadempiente nei confronti dell’Inps, tutti i suoi debiti passeranno agli eredi [1].

Ma esattamente, quali sono i debiti Inps? Tutte le somme dovute dal de cuius – per contributi previdenziali e assistenziali – quando era ancora in vita, già accertate nel loro ammontare ed entrate a far parte del suo patrimonio ereditario. Se hai accettato l’eredità, quindi, l’unica cosa da fare è pagare i debiti Inps del defunto (qualora ci fossero). In tal caso, però, è possibile chiedere la rateizzazione del debito in 36 mensilità onde consentirne l’estinzione.

Restano fuori dal patrimonio del defunto i debiti contributivi in via di accertamento, ossia quando è in corso un contenzioso non ancora definito:

  • da una sentenza passata in giudicato;
  • da un provvedimento che è divenuto definitivo perché non impugnato.

Puoi presentare comunque un’istanza all’Inps per sapere se ci sono tributi o sanzioni dovuti dal defunto e non ancora pagati.

I debiti Inps vanno pagati dagli eredi, dopo l’accettazione, secondo la rispettiva quota di eredità. Occorre, però, che gli avvisi di pagamento vengano inviati a ciascun erede. Nel primo anno dopo la morte del defunto, la notifica deve essere fatta a tutti gli eredi, impersonalmente, all’ultima residenza del defunto. Trascorso un anno, invece, la cartella andrà notificata a ciascun erede personalmente presso il proprio domicilio.

Facciamo un esempio: nel primo anno la notifica della cartella di pagamento – presso il domicilio del defunto – riporterà l’intestazione “Eredi del sig. Mario Rossi”; trascorso un anno dal decesso, le notifiche dovranno essere fatte a ciascun erede riportando la seguente intestazione “Egr. sig. Paolo Rossi, in qualità di erede del sig. Mario Rossi”. Questo aspetto è molto importante, perchè in caso di errore la notifica sarà nulla.

Attenzione: se l’Inps dovesse notificarti una richiesta di pagamento per debiti contratti da tuo padre defunto e tu non hai ancora accettazione l’eredità, la cartella esattoriale può essere impugnata e annullata. In casi come questi, infatti, è il creditore – nel caso di specie l’Inps – che deve dimostrare, prima di pretendere il pagamento delle imposte non versate dal de cuius, l’accettazione dell’eredità di parta dell’erede.

Resta ferma, comunque, la possibilità di rinunciare all’eredità; possibilità che è di certo più conveniente laddove i debiti del defunto (compresi quelli contributivi e assistenziali) siano di valore superiore ai crediti. Rinunciando all’eredità non dovrai sobbarcarti i debiti Inps (e tutti gli altri eventuali debiti) del parente defunto. Spetta all’erede, comunque, produrre l’eventuale atto di rinuncia all’eredità. Tieni presente che le sanzioni eventualmente maturate sul debito non possono essere ereditate. Dunque, dal calcolo delle somme da pagare bisogna sempre togliere le sanzioni accumulatesi nel corso del tempo.

Eredità: cos’è la rinuncia?

La rinuncia all’eredità è un atto con cui si dichiara espressamente di rifiutare il patrimonio lasciato dal defunto. La rinuncia può essere fatta solo dopo l’apertura della successione ed ha effetto retroattivo: in parole povere, chi rinuncia all’eredità è considerato come se non fosse mai stato chiamato. Ne consegue che l’erede resta fuori dalla successione e nessun creditore potrà mai chiedergli di pagare i debiti del defunto (ad esempio, i debiti Inps).

La rinuncia, così come l’accettazione, non può essere sottoposta a termine o condizione, nè può essere limitata solo ad una parte dell’eredità. Questo significa che non puoi decidere di rinunciare ad alcuni beni (perchè gravati dai debiti) ed accettarne altri.

Come fare la rinuncia all’eredità?

Per rinunciare all’eredità puoi percorrere due strade:

  • recarti dal notaio di fiducia, con il tuo documento di indentità, e firmare una dichiarazione in cui dichiari che rifiuti quello che ti ha lasciato il parente defunto;
  • recarti presso il tribunale del territorio in cui è stata aperta la pratica di successione, vale a dire il luogo di residenza del defunto al momento del decesso. In tal caso, presenterai un atto al cancelliere dell’ufficio successioni o della volontaria giurisdizione, allegando diversi documenti (in particolare, certificato di morte, codice fiscale del defunto ecc.).

Entro quanto tempo posso rinunciare all’eredità?

Sappi che quando muore una persona e questa ha lasciato dei debiti, i suoi creditori non attenderanno molto per reclamare quello che gli spetta. Tuttavia, hai 10 anni di tempo per scegliere se rinunciare (o accettare) l’eredità.

Qualora tu sia già in possesso dei beni che dovresti ereditare (ad esempio, perché vivevi con il defunto) i tempi sono più brevi:

  • 3 mesi per fare un inventario di ciò che possiedi;
  • 40 giorni per dichiarare l’eventuale rinuncia.

Trascorsi inutilmente questi giorni senza che tu abbia presentato alcuna rinuncia, diventerai erede a tutti gli effetti e non potrai più tornare indietro.

Revoca della rinuncia

Il chiamato all’eredità può anche revocare la rinuncia fino a quando l’eredità non è stata accettata da altri eredi.

Rinuncia all’eredità: quanto costa?

La rinuncia all’eredità comporta dei costi che variano a seconda che la rinuncia venga fatta dal notaio o in tribunale. Nel caso in cui la rinuncia all’eredità venga fatta davanti al notaio, occorrerà pagare il suo l’onorario. Va precisato, però, che di solito il pagamento dell’onorario del notaio viene ripartito solo tra chi si avvantaggia della successione, lasciando indenne il rinunciante. Il notaio che non ha ricevuto il pagamento, potrà comunque agire nei confronti di tutti i chiamati all’eredità, sia quelli che l’abbiano accettata che quelli che l’abbiano rifiutata.

Invece, se la rinuncia all’eredità viene fatta direttamente in tribunale, dovrai pagare:

  • 200 euro per la registrazione, da versare all’Agenzia delle Entrate tramite modello F23. La ricevuta del versamento va poi consegnata presso la cancelleria del tribunale;
  • 16 euro di marca da bollo da apporre sull’atto.

Debiti ereditari: come si dividono tra gli eredi?

Infine, va evidenziato che ciascun erede risponde dei debiti tributari in base alla propria quota di eredità (c.d. responsabilità pro quota). In altre parole, se un creditore – ad esempio l’Inps – non viene pagato, non può chiedere l’intero importo ad un solo erede, ma deve rivolgersi a ciascuno degli eredi in proporzione alla rispettiva quota di successione. Tieni presente, però, che il de cuius potrebbe aver già stabilito, nel suo testamento, come ripartire i suoi debiti tra tutti i suoi eredi. Ne consegue che, in tal caso, la volontà del de cuius prevale sul principio della divisione pro quota.
Invece, per i debiti che riguardano le imposte sui redditi (Irpef) e le imposte di successione vale la regola della responsabilità solidale: in pratica, l’ente può chiedere l’intero importo anche ad un solo erede e non a tutti gli altri.



Di Marina Moretti

note

[1] Circ. n. 165/2001 


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