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Come sapere se un farmaco è mutuabile

14 Gennaio 2020 | Autore:
Come sapere se un farmaco è mutuabile

I farmaci si classificano in mutuabili e non rimborsabili a seconda se il loro costo è a carico del Servizio sanitario nazionale o grava sui cittadini.

Secondo l’ultimo rapporto Aifa (Agenzia italiana del farmaco), pubblicato a luglio dello scorso anno, nel 2018 il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e gli italiani hanno speso 29,1 miliardi di euro per i farmaci, in media circa 482 euro per ogni cittadino.

I farmaci più consumati sono stati quelli per le malattie cardiovascolari, seguiti dai medicinali per i disturbi gastrointestinali e del metabolismo, dai farmaci del sangue e degli organi emopoietici e, infine, da quelli per il sistema nervoso centrale. A fronte di una spesa farmaceutica così ingente, come sapere se un farmaco è mutuabile diventa oltremodo importante soprattutto per chi, suo malgrado, deve comprare medicinali con una certa frequenza. Per tali soggetti, infatti, riuscire a risparmiare sul prezzo di acquisto dei farmaci, pagando solo il ticket, non è una cosa da niente. Ma esiste un elenco di questo tipo di medicinali? Perché alcuni farmaci sono a carico del Ssn ed altri no? Quando serve la prescrizione medica e quando non è necessaria? Esaminiamo insieme l’argomento.

Come viene immesso sul mercato un farmaco

La procedura attraverso la quale un farmaco viene immesso sul mercato si articola in diversi passaggi e comprende una serie di controlli assai rigidi. Dopo che il medicinale ha superato le fasi obbligatorie della sperimentazione clinica, l’Aifa effettua le valutazioni necessarie (chimico-farmaceutiche, biologiche, farmaco-tossicologiche e cliniche) per garantirne i requisiti di sicurezza ed efficacia.

Contestualmente, esamina i risultati delle ricerche condotte dall’azienda produttrice del farmaco. Se le conclusioni sono positive allora il farmaco può essere messo in vendita. L’Aifa, quindi, rilascia l’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic), la carta di identità del farmaco, che stabilisce ad esempio il nome del medicinale, la sua composizione, la descrizione del metodo di fabbricazione, le indicazioni terapeutiche, le controindicazioni, le caratteristiche del prodotto, il foglietto illustrativo, ecc.

Inoltre, il farmaco, per essere venduto, ha bisogno anche dell’attribuzione di un prezzo e deve essere inserito in una classe di rimborsabilità (A, C e H). Occorre cioè stabilire se è a carico del Servizio sanitario nazionale o se il costo grava sul cittadino. Infatti, non tutti i farmaci sono a pagamento ma alcuni possono essere dispensati previa presentazione della ricetta medica, pagando solo il ticket.

Cos’è la ricetta medica

La ricetta medica è un documento redatto da un medico chirurgo, ossia da un laureato in medicina e chirurgia, abilitato all’esercizio della professione ed iscritto all’Albo professionale, che consente al paziente di ottenere dal farmacista la consegna dei medicinali che vi sono elencati. Attraverso la ricetta è possibile anche prenotare visite specialistiche, esami di laboratori e diagnostici nonché ritirare ed acquistare presidi ed ausili sanitari, che richiedono una specifica prescrizione medica.

Quali sono i tipi di ricetta medica

Esistono due tipi di ricetta:

  • quella bianca, del ricettario personale del medico, scritta su un comune foglio di carta, valida purché contenga determinati elementi. Più precisamente:
    • nome e cognome del medico ed eventuale struttura sanitaria di appartenenza;
    • nome del farmaco o del principio attivo;
    • luogo e data di compilazione della ricetta;
    • firma autografa del medico;
  • quella rossa, redatta dal ricettario regionale, che può essere rilasciata solo dai medici dipendenti da strutture pubbliche o convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. Oggi, sempre più frequentemente, la ricetta rossa è sostituita dalla ricetta elettronica o dematerializzata, una ricetta virtuale che il medico compila adoperando un particolare programma del Servizio sanitario regionale, per il quale è appositamente abilitato. In tale tipo di ricetta, sono riportati gli stessi campi e le stesse informazioni della ricetta rossa.

Cosa è possibile prescrivere sulla ricetta bianca

Sulla ricetta bianca si possono prescrivere quei farmaci che sulla confezione recano la dicitura “da vendersi dietro presentazione di ricetta medica”, il cui costo è a totale carico dell’assistito.

Possono, altresì, essere prescritte tutte le prestazioni di specialistica ambulatoriale, di diagnostica strumentale e di laboratorio, di norma correlate alla branca di specializzazione del medico che rilascia la prescrizione, la cui spesa grava sempre sul paziente.

Cosa è possibile prescrivere con la ricetta rossa

Con la ricetta rossa si possono prescrivere i farmaci, gli esami diagnostici e di laboratorio e le visite specialistiche a carico del servizio sanitario.

In particolare, per quanto attiene i medicinali sono prescrivibili i farmaci così detti mutuabili, cioè quelli che possono essere dispensati in tutto in parte a carico dello Stato solo dietro presentazione dell’apposita ricetta rossa o elettronica. Infatti, a seconda delle normative vigenti in ciascuna Regione, in alcuni casi può essere previsto il pagamento di un ticket, che deve essere effettuato dallo stesso paziente.

Ad esempio, se un medico prescrive un determinato principio attivo di cui sono disponibili sia la specialità medicinale “di marca” sia il farmaco generico, il paziente può decidere se acquistare quest’ultimo totalmente rimborsato dal Servizio sanitario nazionale oppure se acquistare il farmaco “di marca”, pagando la differenza di prezzo (ticket).

Qual è la validità della ricetta rossa e di quella elettronica

La validità della ricetta rossa è limitata alla Regione di residenza dell’assistito, laddove il paziente può ritirare il farmaco pagando l’importo del ticket e l’eventuale differenza rispetto al prezzo di riferimento del generico a costo più basso.

Fuori dalla propria Regione, il paziente paga l’intero importo del farmaco a meno che non sia in possesso di una ricetta elettronica. Questo tipo di prescrizione, infatti, può essere utilizzata dall’assistito per l’acquisto di medicinali su tutto il territorio nazionale, pagando solo il ticket della Regione di residenza.

Qualora la farmacia non riuscisse ad accedere alla prescrizione elettronica e ai dati del paziente tramite il sistema informatico, deve comunque dispensare il farmaco sulla base della ricetta elettronica, applicando il ticket in vigore nella Regione in cui si trova ubicata l’attività.

Quanto tempo dura la ricetta rossa e quella elettronica

La ricetta rossa ha una durata di 30 giorni dalla data di compilazione. Della prescrizione se ne può usufruire per una sola volta e per il quantitativo di scatole ivi riportato.

La ricetta elettronica ha le stesse caratteristiche di validità temporale di quella rossa.

Quanti farmaci possono essere prescritti in una ricetta medica

Una ricetta medica può contenere la prescrizione di non più di 2 confezioni per farmaco. Fanno eccezione quelle che vengono rilasciate ai pazienti affetti da patologie croniche, ai quali possono essere prescritte fino a 6 confezioni per ricetta così da coprire un massimo di 180 giorni di terapia. Il paziente, però, deve avere già utilizzato il farmaco per almeno 6 mesi. I farmaci ai quali si applica questa regola sono quelli relativi alla specifica patologia cronica e non ad altri.

Possono essere prescritti fino ad un massimo di 6 confezioni gli:

  • antibiotici in confezione monodose;
  • le soluzioni di medicinali somministrate per fleboclisi;
  • gli interferoni a favore di soggetti affetti da epatite cronica.

Per i medicinali stupefacenti, il limite è di un numero di confezioni sufficienti a coprire una terapia massima di 30 giorni. Se il farmaco viene prescritto per la prima volta o viene modificata la terapia, il medico può prescrivere un solo pezzo per ricetta e non può rilasciare allo stesso paziente più ricette con prescrizione dello stesso farmaco, nello stesso giorno, a meno che sia necessario per il completamento di un ciclo terapeutico entro 7 giorni.

Le ricette rosse e quelle elettroniche sono identiche per quanto riguarda la capacità di prescrizione.

Quali sono i farmaci mutuabili

I farmaci mutuabili, quelli cioè che sono prescritti dal medico curante attraverso la ricetta rossa o elettronica e che possono essere rimborsati in tutto o in parte dal Ssn, nella classificazione effettuata dall’Aifa, rientrano nella fascia A.

Più precisamente, si tratta dei:

  • medicinali considerati essenziali;
  • e di quelli deputati al trattamento di patologie croniche. Si pensi ad esempio, ad alcuni tipi di antibiotici oppure ad alcuni farmaci impiegati nel trattamento delle patologie cardiovascolari.

Per conoscere se un farmaco è mutuabile basta collegarsi al sito dell’Aifa e consultare l’elenco ivi riportato. Nello stesso, che è costantemente aggiornato dall’Agenzia italiana del farmaco, i medicinali sono ordinati per principio attivo e per nome commerciale.

Gli elenchi dei farmaci di fascia A includono sia medicinali presenti nelle liste di trasparenza dell’Aifa, sia medicinali coperti da tutela brevettuale sia quelli di cui è scaduta la tutela brevettuale ma per i quali non è prevista la sostituibilità.

Quali altri farmaci sono a carico del Servizio sanitario nazionale

Sono a carico del Servizio sanitario nazionale anche i farmaci inclusi nella fascia H, ovvero quelli di esclusivo uso ospedaliero, non vendibili in farmacia ma somministrati o forniti dalle strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche senza alcuna contribuzione da parte del cittadino.

I farmaci di classe H sono contrassegnati con la sigla Osp. Alcuni di questi farmaci sono dispensabili dalle Asl (Azienda sanitaria locale) anche ai cittadini non ricoverati nelle strutture ospedaliere, se affetti da malattie gravi.

Quali sono i farmaci a completo carico del cittadino

I farmaci non considerati essenziali, completamente a carico del cittadino, sono quelli rientranti nella fascia C dell’elenco redatto dall’Aifa.

Le eccezioni sono rappresentate:

  • dagli invalidi di guerra;
  • dagli assisti affetti da malattia rara, se il medicinale è presente nel piano terapeutico predisposto da uno specialista di struttura di riferimento della rete per le malattie rare;
  • dai cittadini trapiantati d’organo.

I farmaci di fascia C possono essere suddivisi a seconda se è necessaria la prescrizione medica o meno. I primi sono quelli denominati di “classe C con ricetta” e sono dispensabili dietro presentazione della ricetta bianca. I secondi, cioè quelli che si possono acquistare senza ricetta, contraddistinti per la presenza di un bollino di riconoscimento costituito da una croce rossa con un volto sorridente al centro circondata dalla scritta “farmaco senza obbligo di ricetta”, si dividono in:

  • farmaci Sop (senza obbligo di prescrizione);
  • farmaci Otc, ovvero i farmaci da banco.

La vendita dei farmaci Sop e Otc può avvenire in farmacia, nelle parafarmacie e negli ipermercati in presenza di un farmacista. L’unica differenza esistente tra i due tipi di medicinali è data dal fatto che solo per questi ultimi è consentita la pubblicità.

Per i farmaci di classe C il cittadino deve corrispondere il prezzo intero come stabilito dall’azienda farmaceutica.

Il prezzo dei medicinali Sop e Otc, invece, è liberamente determinato dalle singole farmacie.


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