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Integrazione al minimo dell’assegno ordinario d’invalidità

1 Febbraio 2020 | Autore:
Integrazione al minimo dell’assegno ordinario d’invalidità

Trattamento minimo per chi percepisce il trattamento IO erogato dall’Inps per invalidità lavorativa: a quanto ammonta, limiti di reddito 2020.

Ai lavoratori invalidi con almeno 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio, spetta una prestazione economica previdenziale erogata dall’Inps, calcolata allo stesso modo della futura pensione (quindi, con sistema contributivo, misto o retributivo, a seconda dell’anzianità di contribuzione): si tratta dell’assegno ordinario d’invalidità.

Hanno diritto all’assegno ordinario di invalidità (trattamento categoria IO), nel dettaglio, i lavoratori dipendenti e autonomi, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria Inps, affetti da infermità fisica o mentale non derivante da causa di servizio, accertata dai medici dell’apposita commissione Inps: l’infermità deve risultare tale da provocare una riduzione permanente di 2/3 della capacità lavorativa, in occupazioni confacenti alle attitudini del lavoratore.

Poiché l’assegno ordinario d’invalidità può essere erogato in qualsiasi momento della vita lavorativa, quindi, per i lavoratori con minore anzianità, potrebbe risultare d’importo molto basso, il trattamento è integrabile al minimo: ciò comporta che, se dal calcolo della pensione o dell’assegno deriva un trattamento di importo inferiore a un limite stabilito (il cosiddetto minimo vitale), al titolare dell’assegno viene attribuito un incremento, l’integrazione al minimo appunto.

L’integrazione al minimo dell’assegno ordinario d’invalidità, pur restando il medesimo l’importo del trattamento minimo, soggiace a delle regole differenti, sia in merito alla determinazione dell’integrazione, che in merito alle soglie di reddito limite per ottenere il beneficio.

L’agevolazione è, infatti, disciplinata dalla legge di Revisione della disciplina dell’invalidità pensionabile [1].

Nello specifico, all’assegno ordinario d’invalidità non è applicata l’integrazione parziale, e le condizioni legate sia al reddito proprio che al reddito del coniuge sono connesse anche ai limiti di reddito relativi al diritto all’assegno sociale. Ma procediamo con ordine.

Come si calcola l’assegno ordinario d’invalidità?

L’assegno ordinario d’invalidità, da non confondere con l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali, o pensione d’invalidità civile, si determina allo stesso modo della generalità delle pensioni dirette erogate dall’Inps, cioè:

  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011 (che si basa sulla media degli ultimi stipendi o redditi e delle settimane contribuite entro specifiche date), poi contributivo (questo sistema si basa invece sulla contribuzione accreditata e sull’età pensionabile), per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: si tratta del cosiddetto sistema misto;
  • col sistema integralmente contributivo per chi non possiede contributi versati alla data del 31 dicembre 1995.

L’assegno ordinario d’invalidità può subìre delle riduzioni, se il beneficiario percepisce redditi di lavoro. Per approfondire, leggi: quando si riduce l’assegno ordinario d’invalidità.

A quanto ammonta l’integrazione al minimo dell’assegno ordinario d’invalidità?

Grazie all’integrazione al trattamento minimo, l’assegno ordinario d’invalidità viene aumentato sino a raggiungere l’importo del trattamento minimo vitale, pari a 515,07 euro mensili per il 2020.

Per la precisione, l’importo dell’assegno d’invalidità, se inferiore al trattamento minimo, deve essere integrato fino a questo importo (ricordiamo pari a 513,01 euro per il 2019 ed a 515,07 euro per il 2020) da una somma pari all’ammontare della pensione sociale. Dal 1° gennaio 1996, si fa riferimento all’importo dell’assegno sociale anche per i trattamenti con decorrenza anteriore a questa data: ricordiamo che l’assegno sociale ammonta, nel 2019 a 457,99 euro mensili, e per il 2020 a 459,83 euro mensili.

Non è prevista l’integrazione parziale al trattamento minimo, ossia un’integrazione che porti il trattamento a un importo inferiore a 515,07 euro mensili per il 2020, fermo restando che l’integrazione dell’assegno d’invalidità non può superare l’importo dell’assegno sociale. Inoltre, l’importo complessivo dell’assegno d’invalidità, comprensivo dell’integrazione, non può in ogni caso superare il trattamento minimo.

Limiti di reddito per l’integrazione al minimo dell’assegno ordinario d’invalidità

I lavoratori che percepiscono l’assegno ordinario di invalidità al di sotto dei 515,07 euro al mese possono ottenere l’integrazione al minimo sino a tale cifra qualora abbiano un reddito personale inferiore a 11.955,37 euro annui o, se coniugati, un reddito abbinato a quello del coniuge inferiore a 17.933,06 euro annui. Tutti i valori si riferiscono al 2020: si tratta comunque di valori provvisori, stabiliti sulla base della rivalutazione dei trattamenti pari allo 0,4%, rivalutazione che dovrà essere confermata in via definitiva entro il 2020.

Al di sopra di questi valori, l’integrazione al minimo dell’assegno ordinario d’invalidità non spetta, nemmeno in modo parziale. Se si superano le soglie limite, l’importo dell’assegno ordinario d’invalidità integrato al minimo non può essere “cristallizzato”, cioè conservato, senza il diritto alle rivalutazioni.

Redditi rilevanti

Ma quali redditi devono essere computati nelle soglie limite?

Tra i redditi che rilevano per il superamento di limiti che danno diritto all’integrazione, deve essere escluso quello della casa di abitazione. Si considera, invece, l’importo “a calcolo” (cioè derivante dal calcolo della pensione, senza integrazioni) dell’assegno d’invalidità da integrare.


note

 [1] Art.1, Co.3-5, L.222/1984.


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