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È meglio risparmiare o spendere?

14 Gennaio 2020
È meglio risparmiare o spendere?

Qual è la quota dello stipendio da destinare al risparmio e quella che invece può essere utilizzata. Consigli per risparmiare. 

Chi può più permettersi il lusso di chiedersi se è meglio risparmiare o spendere? Di questi tempi – ammonirà il lettore – è già difficile arrivare a fine mese. Chiaro che, se si ha qualche soldo in più lo si mette subito da parte per non trovarsi a dover affrontare impreviste difficoltà economiche. 

Del resto, l’attitudine al risparmio è una prerogativa tipica degli italiani: è proprio questa capacità di non spendere che ne fa uno dei popoli più ricchi d’Europa in termini individuali e che, sino ad oggi, ha salvato la nazione dal collasso. 

La ricchezza pro capite, se al reddito si somma anche il patrimonio (mobiliare e immobiliare), non è certamente speculare all’immagine comune di un popolo che vive di stenti. Lo ha dimostrato più di una rilevazione. Complice anche la casa di proprietà, la giacenza media dei conti correnti bancari ha sconfessato le bugie degli Isee taroccati. 

C’è più di una ragione storica che porta gli italiani a preferire il risparmio: l’incertezza che da sempre caratterizza il nostro Paese è sicuramente la principale. Incertezza dettata dai continui mutamenti politici, dai prelievi fiscali che arrivano sul più bello, dalla possibilità di un licenziamento o di una morte improvvisa. Insomma, l’indiscutibile assenza di tutele legali – il nostro Stato è il fanalino di coda nella tutela dei diritti individuali – fa sì che gli italiani si autoproteggano con i propri risparmi. Quantomeno serviranno a pagare un avvocato per toglierci dai guai.  

Questo, però, non significa che non ci si possa togliere, di tanto in tanto, uno sfizio o che lo shopping sia da mettere al bando. Anzi, in un’economia moderna e sana, è proprio la spesa a trainare la ricchezza collettiva. Paradossalmente, più si spende e più si sta bene (in termini macroeconomici). 

Il volano dell’economia di una Nazione è dato proprio dagli investimenti e non ci sono investimenti se non c’è domanda. Il cittadino, con il proprio stipendio, ha un grosso potere: quello di decretare la fortuna o la sfortuna di un periodo storico. Se aumenta la domanda, fabbriche e negozi assumono: il che significa meno disoccupati e più persone in grado di pagare tasse (spesa pubblica) e altri stipendi. E così via, in un circolo virtuoso che coinvolge tutta la popolazione.

Dunque, alla domanda è meglio risparmiare o spendere non si deve dare una risposta banale e immediata. Come detto, chi spende lo fa – anche se indirettamente – per il bene di tutti. E criminalizzare tale atto significherebbe riportarci al medioevo, quando i denari venivano seppelliti sottoterra e, a volte, non più ritrovati. 

Dunque, se non ti piace fare la fine di Paperon de’ Paperoni, che usava le monete solo per farci il bagno, gradirai sapere quanto è giusto spendere per frivolezze e quanto, invece, è meglio risparmiare. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Quanti italiani risparmiano?

Solo il 31% delle famiglie italiane (rispetto al 33% del 2018) riesce a risparmiare con regolarità, ma non è detto che poi investa su titoli, azioni o fondi comuni. Il quadro emerge dal quinto rapporto della Consob su «Conoscenze finanziarie, attitudini e investimenti nelle famiglie italiane» presentato ieri a Roma. 

Secondo, invece, un’indagine condotta da mUp Research, il 41% degli italiani non è riuscito a mettere da parte nemmeno un euro nel corso del 2018. 

Se si restringe il cerchio tra coloro che sono riusciti a mettere da parte qualcosa, riducendo le principali voci di spesa famigliare (utenze, assicurazioni e prodotti finanziari), il risparmio medio è stato invece pari a 620 euro. 

Perché i nostri genitori e, addirittura, anche i nostri nonni riuscivano a risparmiare pur in periodo di minor sviluppo economico? Se ti guardi intorno lo comprenderai facilmente. Con cosa stai leggendo questo articolo? Probabilmente, con un cellulare, dotato di un abbonamento, o con un computer fisso con connessione a internet. Quante persone hanno l’auto nella tua famiglia? Per ognuna di queste, quanto spendi di bollo e di assicurazione? Hai una pay-tv a casa? Senza voler estendere l’elenco, sono aumentate le esigenze, i consumi fissi e gli abbonamenti. Queste spese incidono notevolmente sul portafoglio di una famiglia che non è più “allenata” come quella di un tempo a fare sacrifici e a stringere la cinghia. Solo chi è messo al muro, fa i conti con i centesimi. 

Nello stesso tempo, però, continua a crescere la propensione verso la liquidità (più dell’80% delle famiglie possiede un conto corrente), ma anche verso gli investimenti in polizze vita, mentre crollano azioni e obbligazioni. Evidentemente, una ricerca di sicurezza in tempi di crisi e incertezza. Ma l’effetto finale è diametralmente opposto. «Gli italiani investono in strumenti finanziari che perdono soldi – osserva Guillaume Prache, manager director di Better Finance, la Federazione europea degli investitori e degli utenti -. I conti correnti possono essere efficaci per esigenze di breve termine, ma nel lungo termine tra tassi di interesse, commissioni e inflazione, erodono il capitale. Nessun intermediario quantifica ai clienti questa perdita di valore nel tempo. Lo stesso tema si porrà presto anche per le polizze vita, in crescita in Italia, ma i cui rendimenti sono messi sotto pressione dai tassi negativi e dall’inflazione». 

La cultura finanziaria continua ad essere il grande assente nel panorama italiano, anche se è in crescita tra gli adolescenti. Dal rapporto emerge che il 21% del campione (3.058 intervistati) non conosce nozioni base come inflazione o relazione rischio rendimento. Circa il 30% non sa cosa siano conti correnti, azioni, bond, fondi comuni o bitcoin. Solo il 2% riesce a dare una definizione corretta per tutte le nozioni. 

La quota del risparmi per le famiglie

È meglio risparmiare o spendere? È chiaro che i soldi sono fatti per essere spesi e chi li ha e può permetterselo, non se li tiene certo tutti in banca. La domanda corretta, quindi, va posta in termini diversi: quanto si può destinare alla spesa per beni voluttuari? Quale quota dello stipendio, invece, laddove non necessaria per vivere, va risparmiata per non incorrere in rischi futuri? 

Di norma, la quota di risparmio di uno stipendio dovrebbe essere del 15-20%, a seconda delle possibilità. Chi riesce a mettere da parte una cifra simile può vivere serenamente. L’importo, però, non va calcolato su base mensile, ma annua. Difatti, esistono dei mesi in cui si spende di più di altri (come in quelli estivi per le vacanze) e risparmiare è più difficile. 

Da una ricerca commissionata da Facile.it emerge che sul conto corrente in media gli italiani lasciano poco più di 6.300 euro. Un cuscinetto ritenuto necessario per affrontare le spese ricorrenti e non rischiare di andare in rosso. Secondo IlSole24Ore, gli italiani attendono la tredicesima per risparmiare. 

Chi vuole risparmiare lo fa, prevalentemente, in vista della pensione o dell’acquisto di una casa. Al primo problema si può porre rimedio con una polizza di previdenza integrativa: la somma versata all’assicurazione o alla banca per il cosiddetto Pip è, infatti, deducibile dalle tasse fino a circa 5.100 euro annui. La riduzione della capacità di risparmio delle famiglie, anzi, spesso fa del fondo pensione l’unica forma di accumulo, tra l’altro particolarmente “sicuro”, dal momento che l’articolo 11, comma 10 del Dlgs. n. 252/2005 stabilisce che durante la fase di accumulo la posizione individuale dell’aderente non sia in alcun modo aggredibile da parte dei creditori dell’aderente, in quanto non è cedibile o pignorabile.

Il ruolo di strumento di risparmio assunta dalle forme di previdenza complementare, benché solo “incidentale”, nella realtà sta però prendendo il sopravvento, complice i mutamenti sociali ed economici di questi anni, rispetto alla finalità “ufficiale” di carattere previdenziale.

Consigli per risparmiare

Una regola è comunque certa: ciò che non deve costituire oggetto di risparmio può essere speso, e non viceversa. In pratica, devi pensare prima al futuro e dopo alle esigenze voluttuarie. Dopo che avrai accantonato il 15-20% del tuo stipendio, potrai scegliere di spendere la parte residua. 

Per meglio gestire le tue finanze potresti anche destinare una parte del tuo stipendio, già all’atto dell’erogazione, su un libretto di risparmio o, al contrario, accreditare le quote spendibili su una carta di credito ricaricabile. Tenere separati i due portafogli ti servirà a gestire meglio le risorse disponibili. Un po’ come chi è a dieta: chiude con il lucchetto lo stipo dei dolci e consegna le chiavi a un’altra persona. 

Un’altra forma di risparmio può essere quella dell’investimento, come detto in fondi pensione o altre forme sicure (acquisto di Bot e altri titoli a rischio “zero”). Si tratta di accantonamenti che escono subito dalla disponibilità del risparmiatore, evitando così che questi possa spenderli nell’immediato. 


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