Protesi alla caviglia: l’ultima innovazione tecnologica

14 Gennaio 2020
Protesi alla caviglia: l’ultima innovazione tecnologica

Una protesi su misura stampata in 3D che cambierà la vita di molte persone.

Per la prima volta al mondo, una caviglia è stata ricostruita con una stampante 3D dai chirurghi e dagli ingegneri dell’Istituto ortopedico Rizzoli e dell’Università di Bologna. In una nota stampa che la nostra redazione ha appena ricevuto dall’agenzia Adnkronos, il direttore generale del Rizzoli, Mario Cavalli, ha sottolineato che “Questa strategia, pensata per pazienti resi disabili da gravi incidenti che hanno compromesso irrimediabilmente la funzione articolare della caviglia è anche frutto della collaborazione tra il Rizzoli, con i suoi chirurghi ortopedici, gli ingegneri, i fisiatri, e gli Istituti di Anatomia e di Ingegneria dell’Università di Bologna”.

“La valorizzazione delle diverse competenze in ambito tecnologico, ingegneristico e medico, coordinate in un Irccs, Istituto di ricovero e cura a carattere Scientifico, quale il Rizzoli, ha permesso di dare una risposta clinica di altissima innovazione a pazienti per i quali fino ad oggi la chirurgia non poteva nulla per migliorare la loro disabilità”, aggiunge Cavalli.

Le fratture che distruggono la caviglia, dette ‘destruenti in termici medici, non sono rare e sono causate principalmente da incidenti stradali (in moto, in bici o investimenti) e da infortuni sul lavoro (cadute dall’alto). “A subirle sono tipicamente pazienti giovani, che salvano il piede, ma non la sua funzionalità e spesso, alla fine di un lungo e problematico percorso di cura, rimangono con gravi danni all’articolazione della caviglia: la mancanza di movimento e il dolore determinano così una severa zoppia e la necessità di calzature ortopediche o di plantari che limitano gravemente la vita di relazione e la capacità lavorativa”, sottolineano i chirurghi del Rizzoli.

L’applicazione di una protesi articolare in situazioni come queste, evidenziano, “fino ad oggi era resa complessa dal fatto che le componenti protesiche standard sono progettate per articolazioni anatomicamente regolari, con danni artrosici solo a livello della cartilagine. Gli esiti di gravi traumi e di fratture, modificando notevolmente la forma articolare, rendono l’intervento di sostituzioneprotesica classica possibile solo in pochi casi, lasciando gli altri pazienti privi dell’articolazione a causa delle alterazioni dell’anatomia determinate dal trauma. Unica soluzione in questi casi per ridurre il dolore è l’artrodesi, che consiste però nella fusione dei due capi articolari con la conseguente perdita totale di movimento e sovraccarico alle altre articolazioni del piede“.


1 Commento

  1. Ho letto che ha preso ufficialmente il via in questi giorni, infatti, uno studio scientifico in ambito protesico. Obiettivo del progetto, finanziato con circa 2,5 milioni di dollari, di cui quasi 800mila destinati al Centro Inail, attraverso un bando del Dipartimento della Difesa Usa, è il miglioramento di forma, adeguatezza e comfort dell’invasatura personalizzata delle protesi di arto inferiore, per influire positivamente sulla qualità della vita delle persone che le utilizzano.

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