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I minori sono suggestionabili: giudici, attenti alle domande

24 Dicembre 2011
I minori sono suggestionabili: giudici, attenti alle domande

L’interrogatorio del minore, vittima di abuso sessuale, deve essere il meno possibile invasivo: la Cassazione detta alcune precauzioni ai giudici.

Quando un giudice deve ascoltare un minore che è stato vittima di un abuso sessuale deve usare metodologie “poco invasive”. Lo ha suggerito la Corte di Cassazione che ha ricordato quanto i minori siano facilmente suggestionabili, quanto tendano ad adeguarsi alle aspettative dell’interlocutore, riferendo ciò che l’adulto si aspetta di sentire.

I bambini piccoli hanno una memoria malleabile e possono incorporare nel loro patrimonio mnestico le informazioni ricevute dagli intervistatori fino a crearsi falsi ricordi autobiografici”.

Pertanto, nell’interrogare i minori bisogna tenere presente che questi tendono a modificare il loro racconto in presenza di determinate circostanze.

Per loro natura, i bimbi sono intimoriti dagli adulti quindi, anche solo per compiacerli, accettano ciò che questi suggeriscono loro. Inoltre tendono ad inserire nella narrazione elementi di pura fantasia.

È stato, poi, provato che il livello di suggestionabilità varia in base all’età: più i bambini sono piccoli, più sono suggestionabili.

Per ottenere un racconto più preciso è altresì opportuno non porre la stessa domanda più di una volta, perché le domande ripetute si prestano ad offuscare i ricordi.

A ciò si aggiunga che i bimbi, non avendo dimestichezza con la sessualità, possono travisare gesti e parole o non comprenderli a fondo. In assenza di un reale convincimento su come siano andati i fatti, accettano quanto è loro eventualmente suggerito dagli adulti.

Alla luce di ciò è opportuno, durante l’audizione, avere determinate accortezze:

1) mettere il bimbo a proprio agio;

2) verificare quale sia il suo sviluppo linguistico e cognitivo per adeguare, al suo linguaggio, le domande che gli saranno poste;

3) spiegargli che se non conosce la risposta non deve necessariamente rispondere o “Si” o “No”, ma può anche rispondere “Non lo so”;

4) lasciare che racconti ciò che ricorda senza interromperlo, per evitare di influenzarlo;

5) porgli domande specifiche in merito a punti da lui già toccati solo se assolutamente necessario per approfondire aspetti poco chiari;

6) ringraziarlo, facendogli capire che il suo racconto è stato di aiuto, a prescindere dall’effettiva utilità dello stesso.



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