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Come avere buoni pasto

7 Febbraio 2020 | Autore:
Come avere buoni pasto

I buoni pasto possono essere erogati dalle aziende ai dipendenti quando non hanno un servizio mensa: ecco come funzionano e le novità introdotte nel 2020.

Tra i benefit che i datori di lavoro mettono a disposizione per i propri dipendenti, rientrano i buoni pasto, anche conosciuti come ticket restaurant. Si tratta di un mezzo di pagamento utilizzato quando l’azienda non è dotata di mensa interna o esterna oppure il servizio non è previsto per alcune categorie di lavoratori. Hanno un importo fisso, spendibile per l’acquisto sia di generi alimentari sia di pasti (pranzo o cena) presso esercizi convenzionati.

Oggi, sempre più frequentemente, le aziende ricorrono a tali ticket, pertanto, appare opportuno sapere come avere i buoni pasto, quali sono gli importi e il loro regime di tassazione, soprattutto alla luce delle novità introdotte dalla legge di bilancio 2020. Va comunque detto che, nella gestione dei buoni pasto, si distinguono 4 soggetti diversi: l’azienda che li emette e li vende ai datori di lavoro, le aziende pubbliche e private che li comprano e li consegnano ai dipendenti, i lavoratori che li adoperano nei negozi convenzionati e gli esercizi commerciali che li accettano.

Come possono essere i buoni pasto

Esistono due diverse tipologie di buoni pasto. Più precisamente, i ticket restaurant possono essere:

  • cartacei, consistendo in tagliandi compresi in un blocchetto dal quale, per pagare, se ne staccano uno o più a seconda della necessità;
  • elettronici, che funzionano come una carta prepagata, dotata di microchip, sulla quale viene ricaricato mensilmente l’importo dovuto dal datore di lavoro. La modalità di pagamento è simile a quella di un normale bancomat per cui il lavoratore paga il servizio mensa agli esercenti convenzionati tramite un terminale Pos.

Come si presentano i buoni pasto

I buoni pasto presentano alcuni elementi essenziali.

In quelli cartacei occorre che siano riportati:

  1. il codice fiscale o la ragione sociale del datore di lavoro;
  2. la ragione sociale e il codice fiscale della società di emissione;
  3. il valore facciale in valuta corrente;
  4. il termine massimo di utilizzo;
  5. uno spazio dove vanno apposti la data di utilizzo, la firma del titolare e il timbro dell’esercizio convenzionato presso il quale il buono pasto può essere utilizzato;
  6. la dicitura che «il buono pasto non è cedibile, né cumulabile oltre il limite di otto buoni, né commercializzabile o convertibile in denaro; può essere utilizzato solo se datato e sottoscritto dal titolare».

Relativamente ai ticket elettronici, i dati sopra elencati vengono associati elettronicamente al blocchetto in fase di memorizzazione.

La data di utilizzo e i dati dell’esercizio dove il buono pasto è spendibile, invece, sono associati in fase di utilizzo, sempre elettronicamente.

In più, la firma del titolare del ticket è sostituita da un numero o da un codice identificato, allo stesso riconducibile, mentre la dicitura sulla non cedibilità e sull’utilizzazione sono riportate elettronicamente.

Quali sono le caratteristiche dei buoni pasto

Per i buoni pasto non è prevista la restituzione in denaro qualora il valore del servizio o della merce acquistata sia inferiore a quella del ticket. Al contrario, il titolare del buono deve dare la differenza in denaro.

I buoni pasto non possono essere:

  1. convertiti in denaro;
  2. usati per prestazioni diverse da quelle previste dal contratto di ristorazione;
  3. usati da persone diverse dal titolare perché strettamente personali;
  4. venduti o ceduti, neanche ai familiari del dipendente (moglie, figli o altri parenti);
  5. usati, dopo che sono scaduti, per cui vanno spesi entro un termine massimo di validità che varia a seconda dei casi, per l’intero valore facciale (ovverosia senza possibilità di utilizzo parziale o di diritto al resto in denaro).

A chi spettano i buoni pasto

I buoni pasto spettano ai lavori dipendenti, sia del settore pubblico sia di quello privato, assunti a tempo pieno o a tempo parziale, anche nel caso in cui il loro orario non preveda la pausa-pranzo nonché ai soggetti che sono legati con il datore di lavoro da un rapporto di collaborazione anche non subordinato. Spettano pure ai lavoratori autonomi i quali possono farne richiesta in modo da dedurne il costo dall’imponibile come spesa di rappresentanza.

Per ogni giorno di lavoro è previsto un buono pasto.

L’azienda non è obbligata ad erogare i ticket restaurant a meno che non sia contenuta una diversa indicazione nel contratto collettivo di lavoro di categoria (Ccnl).

Inoltre, i datori di lavoro possono inserire i buoni pasto come benefit per i dipendenti, nei contratti di assunzione, anche se il Ccnl di riferimento non li prevede.

I lavoratori part-time quando hanno diritto ai buoni pasto?

I lavoratori part-time hanno diritto ad usufruire dei buoni pasto quando:

  1. il loro orario di lavoro copre la fascia oraria di un pasto;
  2. la distanza tra l’abitazione e l’azienda rende impossibile per il lavoratore, di consumare il pasto a casa propria.

Come avere i buoni pasto

Se i buoni pasto spettano al dipendente in base al Ccnl ovvero in base al contratto di assunzione, è direttamente l’azienda a consegnarli a inizio mese o ad altra data mensile stabilita.

Come funzionano i buoni pasto

Le modalità di funzionamento dei buoni pasto sia cartacei sia elettronici sono identiche.

I ticket vengono acquistati dal datore di lavoro direttamente dalla società emittente; successivamente, vengono assegnati al dipendente con un eventuale addebito di una quota parte del loro valore se previsto da accordi aziendali. Il dipendente ne diviene, quindi, titolare con diritto ad ottenere un servizio di mensa di importo pari al valore dei buoni presso gli esercizi commerciali convenzionati con la società emittente. Gli stessi possono essere utilizzati durante la giornata lavorativa, anche se domenicale o festiva.

L’esercizio pubblico una volta ricevuto i buoni pasto, emette un apposito scontrino o una ricevuta fiscale. Successivamente, fattura i buoni ricevuti dai clienti alla società che li ha emessi.

Quanti buoni pasto possono essere utilizzati al giorno e dove

Contrariamente al passato quando, almeno formalmente, non era possibile utilizzare più di un buono pasto al giorno, nonostante la prassi lo consentisse, oggi, grazie ad un decreto ministeriale del 2017 [1], è possibile utilizzare contemporaneamente i buoni pasto sino a massimo di otto.

Inoltre, questa stessa normativa ha ampliato la platea degli esercizi convenzionati dove i ticket restaurant possono essere utilizzati.

Nello specifico il servizio sostitutivo della mensa reso a mezzo buoni pasto può essere erogato dagli esercizi che esercitano:

  • la somministrazione di alimenti o bevande;
  • l’attività di mensa aziendale e interaziendale;
  • la vendita al dettaglio di generi alimentari, “sia in sede fissa che su area pubblica”;
  • la vendita al dettaglio (ad es. da parte degli artigiani), sia nei locali di produzione sia in quelli attigui a quelli di produzione, nonché nei locali adiacenti a quelli di produzione nel caso di soggetti esercenti l’attività di produzione industriale;
  • la vendita al dettaglio e quella al consumo sul posto dei prodotti provenienti dai propri fondi, da parte di imprenditori agricoli, coltivatori diretti e società semplici esercenti l’attività agricola;
  • l’attività di agriturismo;
  • l’attività di ittiturismo.

Va precisato che non in tutti gli esercizi si possono spendere i buoni pasto in quanto sono le singole catene commerciali a decidere se accettarli o meno. Di solito, nei negozi aderenti all’iniziativa sulla porta d’ingresso si trova un adesivo con il marchio dei buoni pasto accettati.

Quali sono le società che emettono i buoni pasto

Il buono pasto più conosciuto è il Ticket restaurant, ma ne esistono anche altri come Up Day, Pellegrini – il cui buono pasto può essere cartaceo od elettronico, in quest’ultimo caso occorre scaricare l’app per vedere su mappa i negozi convenzionati – Sodexo, Edenred e Qui ticket.

Le società che forniscono il servizio devono comunque rispettare determinati requisiti previsti dalla legge [2].

In particolare, devono:

  • essere delle società di capitale con un capitale versato non inferiore a 750.000 euro;
  • avere ad oggetto sociale l’esercizio di attività finalizzata a rendere il servizio sostitutivo di mensa, sia pubblica che privata, a mezzo di buoni pasto e di altri titoli di legittimazione rappresentativi di servizi;

Inoltre, il bilancio di queste società deve essere accompagnato da una relazione redatta da una società di revisione iscritta nell’apposito registro istituito presso il Ministero della giustizia.

Per potere emettere i buoni pasti le società oltre a possedere i requisiti sopra elencati, devono prima trasmettere al ministero delle Attività Produttive la dichiarazione di inizio attività.

Nel caso di società estere è richiesta l’autorizzazione del Paese di appartenenza.

Qual è il valore dei buoni pasto

I buoni pasto hanno un importo compreso tra i 2 euro e i 10 euro, un valore, cioè, che consente a chi ne usufruisce, di sostituire il servizio di mensa aziendale con un pranzo o una cena presso una struttura esterna convenzionata.

Quali sono le novità sulla tassazione dei buoni pasto

I buoni pasto cartacei ed elettronici non formano reddito per il dipendente. Sono esenti da tassazione e, pertanto, chi li riceve non deve pagare né Irpef né tanto meno contributi previdenziali Inps sull’importo entro però, determinati limiti.

Grazie alle novità introdotte dalla legge di bilancio 2020, gli importi esclusi dalla tassazione sono i seguenti:

  1. i buoni pasto cartacei sono detassati fino a 4 euro (prima la soglia era di 5,29 euro);
  2. i buoni pasto elettronici sono detassati fino ad 8 euro (in precedenza il limite era di 7 euro).

Per quanto riguarda, invece, i soggetti che comprano i buoni pasto per consegnarli ai propri dipendenti, sul costo sostenuto per i ticket hanno i seguenti vantaggi:

  • le aziende possono detrarre l’Iva al 4%;
  • i liberi professionisti e le ditte individuali possono detrarre l’Iva al 10% e il 75% del costo sostenuto per l’acquisto del ticket (fino ad un massimo del 2% del fatturato aziendale);
  • le società possono detrarre il 100% del costo sostenuto per i buoni pasto.

Cos’è l’indennità di mensa sostitutiva

Nel caso in cui vicino alla sede lavorativa non dovessero esserci bar, ristoranti o supermercati convenzionati dove il dipendente può spendere i ticket, si può erogare in busta paga l’importo di denaro corrispondente al valore del buono pasto garantito dall’azienda.

In questo caso, si ha un’indennità di mensa sostitutiva che, al pari dei buoni cartacei e di quelli elettronici, è esente da tassazione, ma solo a determinate condizioni:

  • l’ orario di lavoro deve prevedere la pausa per il vitto;
  • il lavoratore deve essere assegnato in modo stabile ad una unità produttiva;
  • detta unità produttiva si deve trovare in un luogo che non consente al dipendente di recarsi, senza l’utilizzo di mezzi di trasporto, al più vicino luogo di ristorazione per l’utilizzo di buoni pasto.

note

[1] Decreto ministero dello Sviluppo Economico n. 122/2017.

[2] D. Lgs. n. 50/2016.


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1 Commento

  1. L’attribuzione dei buoni pasto rappresenta un’agevolazione di carattere assistenziale che, nell’ambito dell’organizzazione dell’ambiente di lavoro, è diretta a conciliare le esigenze di servizio con le esigenze quotidiane del dipendente, al fine di garantire allo stesso il benessere fisico necessario per proseguire l’attività lavorativa; ciò comporta di per sé la tutela della salute del lavoratore stesso e a maggior ragione della sua disabilità. Pertanto l’amministrazione datrice di lavoro è tenuta a prendere in considerazione le esigenze dei dipendenti la cui situazione di disabilità possa impedire la concreta fruibilità dei buoni pasto corrisposti dall’amministrazione stessa.

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