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Posso patteggiare con Agenzia Entrate Riscossione?

15 Gennaio 2020
Posso patteggiare con Agenzia Entrate Riscossione?

Cartelle esattoriali: quale possibilità c’è di chiedere un saldo e stralcio con l’agente della riscossione (ex Equitalia) per chiudere i debiti?

Dall’ultimo estratto di ruolo risulta che la tua posizione, nei confronti di Agenzia Entrate Riscossione, è particolarmente critica. Ci sono tante cartelle scadute e non pagate che ora minacciano di aggredire la tua casa, il conto corrente, lo stipendio. Cosa puoi fare? Hai provato a recarti allo sportello per parlare con un addetto. A lui hai chiesto: posso patteggiare con Agenzia Entrate Riscossione? 

Seppure con un’espressione impropria (il termine “patteggiare”, infatti, si riferisce ai procedimenti penali), intendevi chiedere un saldo e stralcio ossia un accordo che potesse porre fine a tutti i tuoi debiti. Hai, peraltro, offerto di pagare una percentuale minima dell’intera morosità, in cambio della definitiva liberazione da ogni possibile azione esecutiva. 

Al di là della risposta che ti avrà dato l’addetto di turno, è tua intenzione scoprire cosa dice la legge e quali sono i tuoi diritti a riguardo: come pagare Agenzia Entrate Riscossione se non si hanno soldi? Cosa rischia chi non ha beni intestati e cosa può fare invece chi ne pochi? Ecco alcune indicazioni che potranno fare al caso tuo.

Come sapere quanti debiti ho con Agenzia Entrate Riscossione

Prima di trovare una risposta al tuo problema – se cioè si può patteggiare con Agenzia Entrate Riscossione – devi sapere con esattezza a quanto ammontano i tuoi debiti con l’esattore che ha ormai preso il posto di Equitalia Spa (anche se molte cartelle si riferiscono alla gestione di quest’ultima).

Per sapere questo dato non devi far altro che chiedere un estratto di ruolo. Si tratta di un documento abbastanza analitico che indica tutte le cartelle esattoriali che ti sono state notificate sino ad oggi e che non sono state ancora pagate. Puoi richiederlo sia online (accedendo alla tua posizione) oppure direttamente agli uffici più vicini dell’esattore.

Da questo elenco devi però eliminare le cartelle ormai cadute in prescrizione e quelle che non hai mai ricevuto per un difetto di notifica. In entrambi i casi, però, non ti basta non pagare, dovendo fare un ricorso al giudice affinché cancelli definitivamente questi debiti dalla tua posizione. 

Posso patteggiare con Agenzia Entrate Riscossione?

Per prima cosa, una precisazione terminologica. Come detto, il termine “patteggiare” si riferisce alle condanne penali, cosa che qui non ci riguarda. Tecnicamente, concordare una riduzione del debito o una semplice dilazione si chiama “transazione”. Si tratta, quindi, di un patto che viene stretto tra debitore e creditore volto ad evitare una controversia. La transazione, quindi, sostituisce il precedente obbligo con uno nuovo. 

Gli enti pubblici e quelli concessionari di un pubblico servizio hanno però l’obbligo di trattare i cittadini allo stesso modo, senza accordare preferenze. Al contrario, una transazione aprirebbe spazio a discriminazioni con possibili abusi. Potrebbero verificarsi situazioni in cui, dinanzi a una richiesta di riduzione del debito, seppur legittima e giustificata da condizioni economiche disagiate, si conceda di più rispetto ad un’altra, magari solo perché condotta da un soggetto diverso. 

La pubblica amministrazione, invece, non può agire discrezionalmente, ma deve sempre muoversi nella cornice prefissata dalla legge. Ebbene, ad oggi, non esiste alcuna norma che consenta di “patteggiare” i debiti con l’Agenzia Entrate Riscossione. Quindi, è esclusa a priori la possibilità di presentare un saldo e stralcio, ossia una decurtazione del debito con un pagamento forfettario.

Come ridurre i debiti con Agenzia Entrate Riscossione

L’unica possibilità di ottenere un beneficio – proprio perché consentita a monte dalla normativa – è la richiesta di rateazione ossia una dilazione del debito (che, di norma, a semplice domanda, viene concessa in 72 rate senza bisogno di presentare documentazione che attesti le difficoltà economiche).

Una seconda chance di ottenere un’agevolazione è contenuta nella cosiddetta legge sul sovraindebitamento, anche chiamata legge salva-suicidi. Questa normativa, di recente aggiornata, consente a chi abbia così tanti debiti da non poterli pagare né con il proprio patrimonio, né con il lavoro futuro, di rivolgersi al giudice e chiedere una decurtazione dell’importo totale, alla luce delle sue effettive capacità economiche. Tale carta può essere sfruttata anche quando il creditore è uno solo, come appunto l’agente della riscossione. 

In alcuni casi, è stata concessa una decurtazione fino al 70-80%: si è trattato di contribuenti che versavano in condizioni davvero disperate.

Si tenga, tuttavia, conto che, se per i debiti fiscali di natura privata, è sufficiente il ricorso al giudice e l’autorizzazione di questi, quando la morosità si riferisce a imposte collegate al lavoro o all’attività imprenditoriale, è necessario il consenso dei creditori rappresentanti il 60% del debito.

Se non ho nulla intestato cosa rischio?

Se non hai alcun bene intestato, ma anche se ne hai pochi, non rischi nulla. Agenzia Entrate Riscossione, infatti, non può avviare il pignoramento né nei confronti dei nullatenenti né di coloro che hanno solo i beni necessari alla sopravvivenza. Tra questi ultimi ricordiamo:

  • la prima casa: essa, infatti, non è pignorabile sempre che il contribuente non abbia altri immobili intestati, neanche per quote;
  • la pensione di invalidità;
  • la pensione minima (ossia il cosiddetto minimo vitale) che è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale;
  • il conto corrente di appoggio dello stipendio, solo per la parte che non eccede il triplo dell’assegno sociale (il residuo può essere pignorato e le mensilità successive, che verranno accreditate, solo nei limiti di un quinto ciascuna). 


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