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Posso andare in pensione a 63 anni?

15 Gennaio 2020 | Autore:
Posso andare in pensione a 63 anni?

Uscita dal lavoro anticipata rispetto al requisito di età per il pensionamento di vecchiaia: quali trattamenti offrono questa possibilità.

Il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia ordinaria Inps è pari a 67 anni: il requisito è il medesimo, sia per gli uomini che per le donne, per i lavoratori dipendenti ed autonomi, ed anche per i dipendenti pubblici, e non subirà gli incrementi alla speranza di vita sino al 31 dicembre 2022.

Attendere i 67 anni per pensionarsi, tuttavia, può comportare dei problemi, specie per chi presenta delle patologie o ha difficoltà a conciliare il lavoro con gli impegni personali e familiari.

Uscire dal lavoro a 63 anni, invece, può rappresentare un ottimo compromesso: si tratta di un anticipo di quattro anni rispetto all’età pensionabile ordinaria, ma non di un anticipo notevole, capace di influire in modo eccessivamente negativo sul trattamento di pensione.

Se ti stai domandando posso andare in pensione a 63 anni, la risposta non è sempre affermativa: la possibilità di uscita anticipata dipende infatti sia dai requisiti di anzianità contributiva posseduti, che dall’eventuale appartenenza a categorie particolari di lavoratori, nonché dalla gestione previdenziale alla quale si risulta iscritti.

Facciamo allora una panoramica di tutte le pensioni che consentono l’uscita a 63 anni di età, compresi i trattamenti che non prevedono un requisito anagrafico minimo per il pensionamento.

Pensione quota 100

La pensione quota 100 [1] consente l’uscita dal lavoro a chi ha 63 anni di età. I requisiti richiesti sono difatti:

  • almeno 62 anni di età;
  • almeno 38 anni di contributi, di cui 35 utili per il diritto alla pensione di anzianità (sono esclusi i contributi figurativi per malattia e disoccupazione), se richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidata la pensione.

I requisiti devono essere perfezionati entro il 31 dicembre 2021. Dal perfezionamento dei requisiti, l’interessato, per ottenere la liquidazione del trattamento, deve attendere una finestra di 3 mesi, se lavoratore del settore privato, o di 6 mesi se dipendente pubblico (ai dipendenti del comparto Scuola e Afam si applica la finestra annuale, come per la generalità delle pensioni)..

Non si applicano penalizzazioni nel calcolo della pensione, ma non è possibile lavorare sino ai 67 anni (l’interessato può solo svolgere un’attività di lavoro autonomo occasionale con compensi sino a 5mila euro annui, o percepire ulteriori particolari compensi cumulabili). Per approfondire: Pensione quota 100, come funziona.

Ape sociale

L’Ape sociale [2] non consiste in una pensione, ma in un’indennità di accompagnamento alla pensione, che può essere liquidata a partire dal 63° anno di età.

Per ottenere l’Ape sociale è necessario possedere un minimo di 30 anni di contributi, in qualità di disoccupati di lungo corso, di caregiver o di invalidi dal 74%, mentre gli anni di versamenti richiesti sono 36 per i dipendenti addetti ai lavori gravosi.

Le donne ottengono una riduzione del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di 2.

L’ammontare mensile dell’Ape sociale è pari all’importo della pensione mensile calcolata al momento dell’accesso al beneficio, sino al tetto massimo di 1.500 euro lordi al mese.

L’Ape sociale è incompatibile con l’indennità di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta, ed è parzialmente cumulabile con i redditi derivanti da lavoro subordinato (nel limite di 8mila euro annui) o autonomo (sino a 4.800 euro annui)

Per approfondire, leggi: Ape sociale 2020.

Opzione donna

La legge di Bilancio 2020 [3] ha prorogato un’importante agevolazione pensionistica, che consente l’uscita dal lavoro a 58 o 59 anni alle sole donne: si tratta della cosiddetta opzione donna. Quest’agevolazione, dunque, consente di ottenere il pensionamento ben prima dei 63 anni di età; possono difatti accedere:

  • le lavoratrici dipendenti con un minimo di 58 anni di età compiuti entro il 31 dicembre 2019 e 35 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 2019;
  • le lavoratrici autonome con un minimo di 59 anni di età compiuti entro il 31 dicembre 2019 e 35 anni di contribuzione alla data del 31 dicembre 2019.

Sono previste delle finestre di attesa, pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le autonome.

In cambio dell’anticipo, il trattamento è calcolato col sistema contributivo, normalmente penalizzante.

Pensione anticipata ordinaria

Per la pensione anticipata ordinaria Fornero [4] non è previsto un requisito di età minimo, ma è richiesto il solo perfezionamento dei seguenti requisiti contributivi, sino al 31 dicembre 2026:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • l’attesa di una finestra pari a 3 mesi.

I lavoratori precoci, cioè in possesso di almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 63° anno di età, ottengono la pensione anticipata con 41 anni di contributi (previa finestra di attesa di 3 mesi), se appartengono alle particolari categorie beneficiarie dell’Ape sociale (disoccupati di lungo corso, ma esclusi i lavoratori a termine, caregiver, invalidi dal 74%, addetti ai lavori gravosi), con l’aggiunta degli addetti ai lavori usuranti.

Inoltre, la pensione anticipata può essere ottenuta anche in regime di cumulo [5], cioè sommando gratuitamente i contributi accreditati presso casse diverse, comprese le casse dei liberi professionisti.

Per nessuna delle tre modalità di conseguimento della pensione anticipata ordinaria è prevista l’applicazione di penalizzazioni o ricalcoli dell’assegno (ad eccezione delle quote di pensione anticipata in regime di cumulo liquidate a carico di alcune casse professionali, qualora non si raggiunga un requisito contributivo minimo stabilito dal regolamento di previdenza del singolo ente). Tuttavia, la pensione anticipata precoci non è cumulabile con qualsiasi reddito di lavoro sino alla maturazione “virtuale” dei requisiti per la pensione anticipata ordinaria, ossia sino a un massimo di 10 mesi per le donne e di un anno e 10 mesi per gli uomini.

Per approfondire: Pensione anticipata.

Pensione di anzianità in regime di totalizzazione

La totalizzazione [6] consiste in uno strumento che, come il cumulo, consente di sommare gratuitamente la contribuzione accreditata presso casse differenti, comprese le casse professionali.

Attraverso la totalizzazione è possibile ottenere, oltre al trattamento di vecchiaia, d’inabilità e ai superstiti, anche la pensione di anzianità.

La pensione di anzianità in totalizzazione non prevede un requisito di età minimo, quindi ci si può pensionare anche a 63 anni. Prevede però un minimo di 41 anni di contribuzione, e l’attesa di una finestra di 21 mesi.

Inoltre, la pensione in regime di totalizzazione comporta il ricalcolo contributivo di tutte le quote di pensione: fanno eccezione le sole quote liquidate dalle casse professionali, qualora venga raggiunto presso la singola gestione il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia.

Pensione di anzianità addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni

Consente l’uscita a 63 anni di età, o prima, anche la pensione di anzianità a favore degli addetti a mansioni usuranti ed ai turni notturni. Questa pensione agevolata si può raggiungere con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età.

Nel dettaglio, per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che perfezionare i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (sino a questa data non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota (somma di età e contribuzione) pari a 97,6, con:
  • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
  • almeno 35 anni di contributi.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno (tra le 64 e le 71, o tra le 72 e le 77, o da 78 notti in poi).

Per saperne di più: pensione addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.

Scivolo per la pensione

A 63 anni, se non si riesce ad ottenere la pensione vera e propria, in presenza di determinate condizioni può essere liquidato un trattamento di prepensionamento, o di accompagnamento alla pensione.

L’Isopensione e l’assegno straordinario, ad esempio, consentono di uscire dal lavoro con 7 anni di anticipo, rispetto all’età per la pensione di vecchiaia o al requisito contributivo per la pensione anticipata, con un importo molto vicino alla pensione spettante. Il contratto di espansione può anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 5 anni.

Per approfondire: Scivolo per la pensione.

Pensione anticipata professionisti

Sono numerosi i casi in cui i liberi professionisti possono uscire dal lavoro a 63 anni. Gli avvocati, ad esempio, possono ottenere la pensione di anzianità presso la Cassa Forense, alle seguenti condizioni:

  • dal 1° gennaio 2020: 62 anni di età con almeno 40 anni di contribuzione.

I consulenti del lavoro iscritti all’Enpacl possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata con un minimo di 60 anni di età e 39 anni di contributi, per il 2020, e con un minimo di 60 anni di età e 40 anni di contributi dal 2021.

I dottori commercialisti iscritti alla CNPADC possono ottenere la pensione di vecchiaia anticipata perfezionando i seguenti requisiti:

  • 61 anni di età, unitamente a 38 anni di anzianità contributiva;
  • 40 anni di anzianità contributiva, indipendentemente dal requisito di età.

I ragionieri ed i periti commerciali iscritti alla CNPR possono ottenere la pensione anticipata con un minimo di 63 anni e 9 mesi di età ed almeno 20 anni di effettiva iscrizione e contribuzione.

Per ogni categoria professionale è necessario aver riguardo alla disciplina stabilita dal regolamento di previdenza dell’ente di appartenenza.


note

[1] Art.14 D.L. 4/2019.

[2] Art.1, Co. 179, L. 232/2016.

[3] L. 160/2019.

[4] Art.24 Co. 10 D.L. 201/2011.

[5] Art.1, Co. 239 e ss., L. 228/2012, così come modificata dalla L. 232/2016.

[6] D.lgs. 42/2006.


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