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Debiti del defunto: che deve fare l’erede

15 Gennaio 2020
Debiti del defunto: che deve fare l’erede

Il coerede paga l’intero debito se non indica al creditore la quota per cui è obbligato.

Quando muore una persona, i suoi debiti si trasmettono agli eredi, ossia a quelli che accetteranno l’eredità. L’erede risponde, però, solo nei limiti della propria quota. Chi, ad esempio, ha ricevuto il 30% dell’eredità è tenuto a pagare solo il 30% dell’importo richiesto da ogni creditore. Salvo alcune eccezioni. Proprio per questo, è bene sapere, in caso di debiti del defunto, che deve fare l’erede. 

Alcune precisazioni vengono fornite dalla giurisprudenza che, in questa breve guida, avremo modo di citare. Ad esempio, proprio di recente, la Cassazione ha detto che il coerede ha l’obbligo di indicare al creditore la quota per cui è obbligato, altrimenti risponde per l’intero debito. 

Qui di seguito, troverai alcune delle principali risposte ai comuni dubbi in materia di successioni. Pertanto, tutte le volte in cui ti chiederai che deve fare l’erede in caso di debiti del defunto, non dovrai far altro che rispolverare le informazioni che stiamo per darti. 

Quali debiti non si trasmettono agli eredi?

Gli eredi rispondono dei debiti del defunto solo a partire dal momento in cui accettano l’eredità. Non prima. Quindi, il semplice “chiamato all’eredità”, ossia colui che potenzialmente è erede (perché indicato in testamento o, in assenza di testamento, individuato dalla legge come soggetto legittimato a succedere), ma che ancora non ha formalizzato l’accettazione, può ignorare qualsiasi richiesta dei creditori. Anche eventuali notifiche di cartelle esattoriali non avranno alcun rilievo nei suoi confronti.

L’erede risponde, in generale, di tutti i debiti del defunto. Restano esclusi solo i debiti conseguenti a sanzioni amministrative (ad es. multe stradali) o a sezioni penali (a seguito di reato). Non cade in successione neanche il debito per l’assegno di mantenimento all’ex coniuge il cui obbligo, quindi, si estingue con la morte del soggetto obbligato. 

Un ultimo caso di debiti che non si ereditano sono le spese condominiali insolute di un appartamento che viene ereditato. Chi subentra nella proprietà o nel possesso dell’appartamento di un condomino moroso, anche a titolo successorio, è tenuto al pagamento delle spese condominiali insolute solo per gli ultimi due esercizi. Cioè il condominio non potrà chiedergli di ripianare più di due anni di spese arretrate.

Responsabilità degli eredi per i debiti del defunto

La responsabilità degli eredi per i debiti del defunto si limita alla quota di eredità ricevuta da ciascuno di essi. Quindi, il creditore che voglia recuperare tutto l’importo dovrà spezzettare la richiesta tante volte per quanti sono gli eredi: a ciascuno di essi, infatti, dovrà chiedere un importo non superiore alla rispettiva quota.

Così, ad esempio, tre eredi al 33,33% ciascuno risponderanno di un terzo di ogni debito lasciato dal padre. 

Solo nel caso di debiti con il Fisco per imposta di successione e imposte sui redditi (ad es. Irpef) è prevista la responsabilità solidale di tutti gli eredi. In pratica, l’Agenzia Entrate o l’Agente per la riscossione può chiedere tutto l’importo anche a un solo erede, con possibilità per questi, una volta pagato, di rivalersi nei confronti dei coeredi.

Se un creditore chiede tutto il pagamento a un solo erede

Potrebbe succedere che un creditore, non conoscendo il nome di tutti gli eredi, agisca solo contro uno di questi. Secondo la Cassazione [1], è obbligo di quest’ultimo indicare immediatamente, nel proprio atto difensivo, la quota di eredità ricevuta. Se non lo fa, il giudice può condannarlo a pagare tutto il debito. 

La pronuncia indica il comportamento processuale che deve tenere il coerede se viene chiamato in causa da un creditore al fine del pagamento dell’intero debito del defunto. Egli è tenuto a pagare tutto l’importo se non indica al creditore la quota per cui è obbligato. La dichiarazione, infatti, integra gli estremi dell’istituto processuale della «eccezione propria» e deve essere proposta nella memoria difensiva.

Il coerede convenuto per il pagamento di un debito ereditario ha l’onere di indicare al creditore la sua condizione di coobbligato passivo entro il limite della propria quota, con indicazione degli altri coeredi non raggiunti dall’azione giudiziaria intrapresa dal creditore.

Le richieste di pagamento fatte ai familiari

Dopo la morte di una persona, non tutti i suoi creditori possono essere al corrente del lutto. E così ben potrebbero arrivare presso la residenza di quest’ultimo delle richieste di pagamento. Tuttavia, le lettere che non siano indirizzate “impersonalmente” a tutti gli eredi cumulativamente sono illegittime. Ad esempio, si può fare a meno di ritirare una raccomandata intestata al sig. Mario Rossi, ormai deceduto; la diffida, infatti, doveva essere intestata “Eredi del sig. Mario Rossi”. L’indicazione generale degli eredi, peraltro, è consentita solo entro un anno dal decesso. Dopodiché, i creditori dovranno inviare le diffide presso la residenza di ciascun erede – sempre che ci sia già stata l’accettazione dell’eredità – intestando la lettera singolarmente e questi (ad es. Sig. Luca Rossi, Sig.ra Giovanna Ross, ecc.).

Se l’erede non sa quanti debiti ha lasciato il defunto

Ben potrebbe succedere, e capita spesso, che l’erede non sappia quanti debiti abbia lasciato il defunto. Per evitare che i creditori possano pignorargli la propria casa e i beni di cui era già proprietario prima della successione, può optare per l’accettazione con beneficio di inventario. In questo modo, i creditori potranno aggredire solo il patrimonio che l’erede ha ricevuto dalla successione e non quello personale. Sul punto, ti rinvio alla guida sul beneficio di inventario: pro e contro. 


note

[1] Cass. sent. n. 459/20 del 14.01.2020.


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