Pensioni basse, si allarga il divario

15 Gennaio 2020
Pensioni basse, si allarga il divario

Al 20% delle pensioni più alte va il 42% della spesa complessiva, 8 volte di più rispetto alle pensioni povere, cui rimane il 5% del totale delle risorse.

L’Istat ha diffuso oggi le rilevazioni aggiornate sulle pensioni in Italia; l’agenzia stampa Adnkronos ha offerto alla nostra redazione un’ampia selezione dei dati maggiormente significativi. Dal rapporto Istat emerge che i pensionati sono circa 16 milioni di italiani, per un numero complessivo di trattamenti pensionistici erogati pari a quasi 23 milioni.

La spesa pensionistica totale (inclusa la componente assistenziale) nell’anno 2018 anno ha raggiunto i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale), con un incidenza sul Pil, il prodotto interno lordo che misura la ricchezza prodotta dal Paese, pari al 16,6%, un valore appena più alto rispetto al 2017 (16,5%). Torna quindi ad aumentare, sia pur lievemente, il rapporto tra spesa pensionistica e Pil, indotto dalla forte contrazione dell’economia negli anni di crisi (con un picco del 17,0% nel 2014) ma poi interrotto in senso contrario dall’andamento più favorevole della crescita economica e dagli effetti delle riforme sulla spesa pensionistica.

La maggior parte della spesa pensionistica (265 miliardi, il 91% del totale) è destinata alle pensioni Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti), legate a un pregresso rapporto contributivo proprio o di un familiare, a cui si aggiungono 4,2 miliardi erogati a copertura di 716mila rendite dirette e indirette erogate per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Le pensioni assistenziali (invalidità civile, pensione sociale e pensione di guerra) sono circa 4,4 milioni e impegnano 23,8 miliardi.

Ma è nella ripartizione delle fasce tra “ricchi e poveri” che emergono i dati più interessanti: infatti il 36,3% dei pensionati riceve ogni mese meno di 1.000 euro lordi, e il 12,2% non supera i 500 euro. Un pensionato su quattro (24,7%) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro. E’ molto ampia la disuguaglianza di reddito tra i pensionati, la “forbice” che misura il divario tra i pochi che prendono molto e i molti che invece percepiscono poco: al quinto con redditi pensionistici più alti va il 42,4% della spesa complessiva. Vale a dire che un quinto dei pensionati inghiotte quasi la metà della torta complessiva.

Guardando le cose dalla prospettiva dei “poveri”, il risultato non cambia: la distribuzione dei beneficiari secondo il reddito da pensione mostra che il 20% di quanti percepiscono i redditi pensionistici più bassi dispone del 5,2% del totale delle risorse pensionistiche mentre il quinto più ricco ne possiede otto volte di più (appunto il 42,4%).

La situazione è ancor più preoccupante rilevando che per quasi 7 milioni e 400mila famiglie con pensionati i trasferimenti pensionistici rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile, dunque queste famiglie si mantengono essenzialmente con il reddito derivanti dalla pensione.

”Troppe iniquità e troppi divari tra nord- sud anche nel sistema previdenziale. Un pensionato su tre vive con 1000 euro al mese. Molti non superano i 500 euro. Le donne sono penalizzate per la loro
carriera discontinua. Dall’Istat oggi un quadro allarmante: intervenire è un dovere morale e sociale’, scrive in proposito su Twitter la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan

I dati diffusi oggi sono stati subito commentati dal Codacons, che osserva: ”La stragrande maggioranza dei pensionati italiani non riesce a condurre una vita dignitosa e può considerarsi a tutti gli effetti ‘povera’, mentre aumenta il divario tra i redditi della categoria”. I dati diffusi oggi dall’Istat rappresentano ”il simbolo delle disparità economiche e sociali esistenti in Italia”.

”Quasi 2 milioni di pensionati, il 12,2% del totale, ha ricevuto nel 2018 un importo mensile inferiore a 500 euro, cifra al di sotto della soglia di povertà relativa fissata dall’Istat e pari lo scorso anno a 657 euro per un nucleo di un solo componente”, sottolinea il presidente Carlo Rienzi.

”Le pensioni italiane ‘da fame‘ non solo sono le più basse d’Europa, ma anche le più tassate – prosegue Rienzi – Basti pensare che un pensionato italiano che nel 2018 ha percepito una mensilità di 1.500 euro, ha corrisposto allo Stato 4.000 euro di tasse sulla propria pensione; in Spagna, a parità di pensione, si pagano 1.800 euro all’anno di tasse; nel Regno Unito 1.500 euro, in Francia 1.000 euro e in Germania appena 39 euro”, conclude il presidente.

Proteste giungono anche dall’Unione nazionale consumatori, il cui presidente, Massimiliano Dona, dichiara; “Secondo i dati resi noti oggi dall’Inps, al quinto con redditi pensionistici più alti va il 42,4%
della spesa complessiva e il 36,3% dei pensionati percepisce un reddito mensile inferiore a 1.000 euro. La disuguaglianza è un problema irrisolto di questo Paese di cui dovremmo vergognarci”.  Ed aggiunge che “il dato di oggi si somma a quello dei giorni scorsi, secondo il quale il reddito totale del 20% delle famiglie più abbienti è più di sei volte quello del 20% delle famiglie più povere, un valore che colloca
l’Italia tra i peggiori d’Europa”. Ora, “considerati i diritti acquisiti dei pensionati – spiega – l’unica via per arginare il fenomeno è avere un Fisco più equo, rispettoso dell’art. 53 della Costituzione, ossia del criterio della capacità contributiva e della progressività del sistema tributario”.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube