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Strumenti di difesa: quali sono?

7 Febbraio 2020 | Autore:
Strumenti di difesa: quali sono?

Quali oggetti è possibile usare per la propria difesa personale? Quando occorre il porto d’armi per difendersi? Quali armi sono liberamente acquistabili?

Quando si parla di legittima difesa oppure di difesa personale si pensa immediatamente al modo più efficace per dissuadere gli altri dal farci del male: il pensiero corre pertanto alle armi da poter utilizzare per tutelare la propria incolumità. Gli strumenti di difesa in senso ampio, però, possono essere anche altri: alcuni di essi necessitano dell’autorizzazione dell’autorità competente per possederli; altri, invece, sono liberamente acquistabili.

Con questo articolo ti parlerò di quali sono gli strumenti di difesa e, soprattutto, cosa bisogna fare per poterli tenere con sé. Se l’argomenti ti interessa, prosegui nella lettura: ti basteranno solamente cinque minuti per sapere cosa dice la legge a proposito degli strumenti di difesa, quali sono i principali e cosa serve per poterli ottenere.

Strumenti di difesa: cosa sono?

Cosa sono gli strumenti di difesa? Possiamo definirli come tutti quegli oggetti che consentono di poter proteggere la propria incolumità dalle offese altrui.

In senso ampio, possono essere strumenti di difesa anche le cose che, per loro natura, sono destinate all’offesa della persona: una pistola, ad esempio, se impugnata solamente per spaventare l’aggressore e per farlo desistere dal continuare, può essere intesa come uno strumento di difesa.

In senso stretto, invece, gli strumenti di difesa sono soltanto quelli che servono alla protezione personale, ma mai all’offesa: pensa, ad esempio, a un’armatura di tipo medievale.

Rimandoti alla lettura dell’articolo “Difesa personale: armi consentite”, per un maggiore approfondimento di quali sono le armi più utili per la difesa della propria incolumità, nei prossimi paragrafi ti spiegherò cosa occorre fare per poter avere in casa uno strumento di difesa.

Strumenti di difesa: quando serve il porto d’armi?

Nel paragrafo precedente abbiamo chiarito cosa sono gli strumenti di difesa: abbiamo detto che per essi si possono intendere tanto le tradizionali armi quanto gli altri oggetti che, pur non essendo armi, possono tornare utili per la sola difesa della propria incolumità.

Il problema è che, in Italia, anche i più classici e antichi strumenti di difesa (tipo gli scudi e le armature) necessitano della licenza da parte dell’autorità.

Gli strumenti di difesa tradizionali rientrano infatti nella categoria delle armi bianche, cioè degli strumenti atti ad offendere che possono provocare ferite per mezzo di punte (come pugnali e baionette), forme contundenti (manganelli) o lame di metallo (sciabole, spade, ecc.).

Le armi bianche, esattamente come quelle da fuoco, sono classificate tra le armi proprie, cioè tra gli strumenti che, per loro natura, sono destinati all’offesa della persona.

Per tale ragione, per avere con sé un’arma bianca occorre chiedere alla questura territorialmente competente il rilascio di specifica autorizzazione, sotto forma di porto d’armi oppure di semplice nulla osta all’acquisto e alla detenzione di armi: la differenza è che mentre col primo si è abilitati anche al trasporto dell’arma (ma solamente per il motivo che giustifica il rilascio del porto stesso, tipo il tragitto da casa alla zona di caccia, nel caso di porto d’armi per uso venatorio), con il secondo si è legittimati solamente a comprare l’arma e a portarla a casa, senza che di qui possa uscire.

Dopo l’acquisto di qualsiasi tipo di arma, entro tre giorni, occorre sempre denunciarne la detenzione alla polizia o ai carabinieri.

Una volta ottenuto il porto d’armi, è possibile detenere tutte le armi bianche che si vogliono: a differenze delle armi da fuoco, infatti, la legge non pone un limite al numero di armi bianche che si possono detenere in casa. Ciò non toglie che sussista comunque l’obbligo di denunciarle alle autorità.

Strumenti di difesa liberamente acquistabili

Esistono poi alcuni strumenti di difesa più moderni che la legge ritiene liberamente acquistabili in quanto deputati esclusivamente alla protezione personale. Questi strumenti, dunque, non sono classificati dalla legge come armi e, pertanto, non necessitano di alcun nulla osta all’acquisto o del porto d’armi per il trasporto. Vediamo quali sono i principali.

Armi ad aria compressa

Le armi ad aria compressa (cioè quelle da lancio che sparano proiettili propulsi da aria compressa o gas compresso) sono liberamente acquistabili da qualsiasi maggiorenne, purché non sviluppino un’energia cinetica superiore o uguale a 7,5 joule [1].

Secondo la legge [2], il  porto delle armi ad aria compressa con potenza inferiore ai 7,5 joule non è sottoposto ad autorizzazione dell’Autorità di pubblica sicurezza; tuttavia, tali armi non possono essere portate fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa senza giustificato motivo. Inoltre, non possono mai essere portate in riunioni pubbliche.

Spray al peperoncino

Lo spray urticante può essere acquistato e portato con sé fuori casa senza alcuna autorizzazione. Lo spray urticante non è considerato un’arma, purché la capacità della bomboletta non sia superiore ai 20 ml.

Lo spray al peperoncino può essere utilizzato solamente in caso di legittima difesa: ciò vuol dire che non può essere adoperato come mezzo d’offesa.

Pistola al peperoncino

La pistola al peperoncino sfrutta e migliora il meccanismo alla base dello spray urticante. La pistola contiene un gel irritante in grado di colpire l’aggressore fino a tre metri di distanza.

Per la pistola al peperoncino non è necessario il porto d’armi, essendo uno strumento di difesa legale [3], facile da utilizzare e più sicuro del normale spray urticante: a differenza di quest’ultimo, infatti, la pistola può essere utilizzata in qualsiasi ambiente, aperto o chiuso, non essendovi il rischio che, in presenza di determinate condizioni ambientali (vento, pioggia, ecc.) la sostanza urticante potrebbe tornare verso l’utilizzatore.

Storditore elettrico

Anche per il dissuasore elettrico non c’è bisogno di alcuna licenza. Si tratta di un apparecchio maneggevole, di forma rettangolare, alimentato con batterie, in grado di emettere scariche elettriche capaci di indebolire l’aggressore. Sebbene la vendita ne sia libera, non è possibile portarlo con sé in strada.

Il dissuasore elettrico non va confuso con il taser, cioè con la pistola elettrica che, al contrario dello storditore, è qualificata come un’arma vera e propria (anche se non da fuoco) e per la quale occorre il porto d’armi.

Pistola a salve

Le pistole a salve possono essere annoverate tra gli strumenti di difesa, visto che il rumore che producono potrebbe essere utile per indurre l’aggressore a fuggire.

Le pistole a salve, non essendo armi a tutti gli effetti, non necessitano dell’apposita autorizzazione, cioè del porto d’armi. Per la legge, infatti, l’arma da fuoco è solamente quella che espelle, è progettata per espellere o può essere trasformata per espellere un colpo, una pallottola o un proiettile [4].

La legge, poi, dice che gli strumenti riproducenti armi, se realizzati in metallo, devono avere la canna completamente ostruita, non in grado di accogliere cartucce ed avere la canna occlusa da un tappo rosso inamovibile.

Nel dettaglio, gli strumenti da segnalazione acustica, destinati a produrre un rumore tramite l’accensione di una cartuccia a salve, devono avere la canna occlusa da un inserto di metallo ed un tappo rosso inamovibile all’estremità della canna.


note

[1] Legge n. 526 del 21 dicembre 1999.

[2] D.M. n. 362 del 9 agosto 2001.

[3] Decreto Ministeriale n. 103 del 12 maggio 2011.

[4] D. lgs. n. 204/2010.

Autore immagine: Canva.com


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