Cellulari e tumori: ecco chi rischia di più

15 Gennaio 2020
Cellulari e tumori: ecco chi rischia di più

Le osservazioni dei periti della Corte d’Appello di Torino evidenziano i rischi per bambini e adolescenti delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari.

Trapelano le prime motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Torino che ha stabilito il nesso tra un tumore cerebrale e l’uso prolungato del telefonino: l’agenzia stampa Adnkronos Salute ha visionato la relazione peritale che è stata posta a sostegno della decisione assunta ieri dai giudici per ritenere che usare il cellulare provoca il cancro.

La perizia parla di “Uso inappropriato dei dati sull’andamento dell’incidenza dei tumori cerebrali per confutare l’associazione tra radio frequenze e tumori cerebrali” e “non aver fatto”, a fronte della “dichiarata incertezza sugli effetti associati ad un uso intenso e prolungato di telefoni cellulari, raccomandazioni più stringenti sui limiti di esposizione a radiofrequenze in particolare per i bambini e gli adolescenti, che potrebbero essere maggiormente suscettibili a tali effetti”. Sono alcuni dei rilievi dei periti, esperti in Medicina legale e Medicina del lavoro, contenuti nella relazione con cui la Corte d’Appello di Torino ha sentenziato che vi sarebbe nessocausale” o quantomeno “concausale” tra il neurinoma del nervo acustico che ha colpito un dipendente Telecom, che per anni aveva fatto un uso prolungato del telefonino, anche per 4 o 5ore al giorno, e appunto l’utilizzo del cellulare.

In particolare, per i loro rilievi i periti fanno riferimento al rapporto Istisan su radiofrequenze e tumori dell’Istituto Superiore di Sanità che era stato richiamato nelle conclusioni dei consulenti Inail per escludere il nesso causale nella causa di lavoro promossa contro il dipendente affetto da neurinoma.

Ed ecco il passaggio della perizia relativo alla sussistenza del nesso causale: “I dati epidemiologici, i risultati delle sperimentazioni sugli animali (non contraddetti, allo stato, da altre sperimentazioni dello stesso tipo), la durata e l’intensità dell’esposizione che assumono particolare rilievo considerata l’accertata, a livello scientifico, relazione dose-risposta tra esposizione a radiofrequenze da telefono cellulare e rischio di neurinoma dell’acustico – si legge – consentono di ritenere che sussista una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo criteri probabilistici (‘più probabile che non’)”.

“In effetti – prosegue la relazione – buona parte della letteratura scientifica che esclude la cancerogenicità dell’esposizione a radiofrequenze, o che quantomeno sostiene che le ricerche giunte ad opposte conclusioni non possano essere considerate conclusive, come evidenziato anche dai consulenti d’ufficio a commento delle osservazioni della difesa dell’appellato, versa in posizione di conflitto di interessi, peraltro non sempre dichiarato”, si sottolinea.

Nelle argomentazioni peritali il tema del conflitto di interessi sembra essere stato decisivo: infatti si legge ancora che “alla luce dell’ampia documentazione sui conflitti di interesse di diversi ricercatori si ritiene che debba essere dato minor peso agli studi pubblicati da autori che non hanno dichiarato l’esistenza di conflitti di interesse invece sussistenti e che debba essere dato maggior peso ai risultati di studi condotti da ricercatori esenti da tali conflitti”.

“Nel caso in esame – si legge ancora – possono concretizzare situazioni di conflitto di interesse rispetto alla valutazione dell’effetto sulla salute delle radiofrequenze ad esempio, quei casi in cui l’autore dello studio ha effettuato consulenze per l’industria telefonica o ha ricevuto finanziamenti per la realizzazione di studi dall’industria telefonica oppure nel caso in cui l’autore sia membro di organizzazioni per le quali le linee guida sulle radiofrequenze hanno una grande importanza economica e strategica per l’industria delle telecomunicazioni“.

Oggi, la stessa sentenza qui in discussione era stata definita una “cantonata” epocale da un altro esperto interpellato da Adnkronos Salute, Walter Ricciardi, ex presidente dell’Iss, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’Università Cattolica di Roma e presidente del Mission Board for Cancer (che gestisce i fondi per la ricerca oncologica in Europa), che aveva dichiarato: “I giudici di Torino o sono da Nobel, o stanno prendendo una cantonata epocale. Hanno stabilito un precedente unico al mondo, arrivando ad individuare un nesso causale fra uso dei telefonini cellulari e tumori mai dimostrato da prestigiosi istituti scientifici internazionali. E questo sulla base delle affermazioni di periti. O si tratta di un’innovazione metologica e scientifica dirompente, oppure di una cantonata”.

“Dove non arrivano scienziati che studiano da una vita e poderose istituzioni internazionali, arrivano i giudici della Corte d’Appello di Torino e i loro periti? Ebbene, condivido in pieno il pensiero del ministro della Salute Roberto Speranza – aveva aggiunto Ricciardi, richiamando il commento del ministro a margine di un incontro al Policlinico Gemelli di Roma – il nesso causale non è stato ancora dimostrato dalla ricerca, tanto che la Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha parlato di un potenziale effetto cancerogeno, come per la carne rossa, per intenderci. Occorrono studi di lunga durata, complessi e su grandi numeri per avere una risposta”.

Come regolarsi dunque, nel frattempo? “I cellulari andrebbero usati con raziocinio, seguendo appunto le indicazioni degli istituti scientifici, ovvero utilizzandoli preferibilmente con l’auricolare, e prestando cautela nel caso dei bimbi che sono nell’età dello sviluppo“, conclude l’esperto. Si associa a queste conclusioni, specificandole ulteriormente, anche il presidente della Società italiana di pediatria (Sip) Alberto Villani che, interpellato da Adnkronos Salute, afferma: “Li sconsigliamo sotto i 2 anni, mentre occorrerebbe limitarli a massimo un’ora al giorno nei bambini tra i 2 e i 5 anni e a massimo 2 ore al
giorno per quelli tra 5 e 8 anni. E questo, prosegue il pediatra, non per proteggere i piccoli dal pericolo di tumori, ma perché “come pediatri che hanno a cuore la salute psicofisica dei bambini – precisa – non possiamo trascurare i rischi documentati di un’esposizione precoce e prolungata a smartphone e tablet”.

Infatti – precisa Villani – “È dimostrato che l’uso eccessivo dei telefonini cellulari (e dei tablet) può associarsi a problemi alla vista e alla postura dei bambini, e anche ad uno ‘sbilanciamento’ delle attitudini del cervello. Ma non c’è nulla di scientificamente dimostrato sul fatto che questi dispositivi provochino un aumento dell’incidenza dei tumori“.  Sulla questione, tuttora aperta e contrastata nel dibattito in corso, leggi anche altri contributi apparsi oggi sul nostro sito negli articoli cellulari e tumori: si riapre il dibattito e cellulari e cancro: ci sono prove del collegamento?



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