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Posso non avere residenza?

16 Gennaio 2020
Posso non avere residenza?

La residenza è obbligatoria? Come ci si può cancellare dall’anagrafe del Comune?

La residenza è un diritto di tutti i cittadini. L’iscrizione alle liste dell’anagrafe garantisce, ad esempio, la possibilità di esercitare il voto, di ottenere i documenti d’identità (compresa la tessera sanitaria) e i certificati anagrafici, di scegliere e usufruire del medico di base, di accedere alle prestazioni socio-assistenziali e dell’Asl, ecc. Ma si può rinunciare alla residenza? Una persona può cancellarsi dall’anagrafe del Comune e risultare così irreperibile?

Per quanto strano possa sembrarti, sono molti gli italiani a chiedersi: posso non avere residenza? Le ragioni di tale scelta sono le più varie. C’è chi lo fa per sfuggire al fisco perché non intende pagare le tasse, chi ha molti creditori alle spalle e sta tentando di nascondere le proprie tracce, chi invece vorrebbe condurre una vita senza responsabilità e restare impunito per qualsiasi illecito: dalle multe stradali ai reati. Scelte estreme e – come vedremo a breve – anche illegali, ma di cui bisogna prendere atto perché, nel nostro Paese, c’è sempre chi tenta di fare il furbo. Chi opera nel mondo della giustizia sa che eseguire una notifica non è sempre un’operazione semplice. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione. 

La residenza è obbligatoria?

Per rispondere alla domanda posso non avere residenza bisogna prima chiedersi se la residenza è obbligatoria. Ecco come stanno le cose. 

La legge obbliga tutti coloro che risiedono stabilmente in Italia ad iscriversi all’anagrafe e, quindi, ad indicare una residenza ove è fissata la propria abitazione. Essere reperibili è, infatti, un dovere di tutti [1]. Se così non fosse, difficilmente si potrebbero condurre indagini, punire i colpevoli o anche solo intentare giudizi civili. Non si potrebbero notificare atti fiscali o giudiziari, contravvenzioni, consegnare le semplici raccomandate. 

Ma la legge non si accontenta del puro dato formale. Non è solo obbligatorio fornire un indirizzo di residenza, ma questo non può essere scelto “a caso”: deve, al contrario, coincidere con il luogo ove il cittadino effettivamente vive gran parte dell’anno. Questo luogo è, perciò, detto “dimora abituale”. 

Ciò non significa che chi si trasferisce al mare per le ferie estive è costretto a cambiare residenza per poi mutarla di nuovo a settembre. L’importante è che la residenza sia fissata nel luogo ove prevalentemente si abita. 

E chi non ha casa (perché, ad esempio, alloggia sempre presso residence diversi) o, addirittura, vive sotto i ponti? In questi casi, è possibile fornire all’anagrafe una residenza virtuale, cioè un luogo ove il soggetto può essere reperibile pur non rappresentando per lui una vera dimora (si pensi alla reception di un hotel). 

Quando si viene cancellati dall’anagrafe?

Ci si cancella dall’anagrafe di un Comune quando ci si trasferisce in un altro. In tale ipotesi, il cittadino può limitarsi a dichiarare la nuova residenza presso il nuovo Comune che poi farà la comunicazione a quello vecchio (il quale procederà, a sua volta, alla cancellazione). Leggi anche residenza: come toglierla.

Come esiste l’obbligo di iscriversi all’anagrafe, esiste anche l’obbligo di aggiornare l’indirizzo di residenza quando si cambia dimora abituale. Così viola la legge chi, pur avendo cambiato casa, non si è recato al Comune ad aggiornare la residenza. 

Le cose vanno peggio per chi, invece, fornisce una residenza falsa, ossia indica un luogo ove non abita: in tal caso, scatta il reato di falso in atto pubblico (non dimenticare, infatti, che il registro dell’anagrafe è gestito da un pubblico ufficiale: quello di Stato civile).

Esiste, però, anche un altro caso in cui si viene cancellati dall’anagrafe ed è quando il cittadino risulti irreperibile a seguito di svariati tentativi di notifica. Se, ad esempio, il postino o l’ufficiale giudiziario hanno più volte tentato di consegnare un atto a una persona e sul citofono questa non risulta più abitarvi, la regola impone loro di consegnare il plico rispettivamente presso l’ufficio postale o la casa comunale ove rimane in giacenza. L’atto si considera ugualmente notificato. Tuttavia, se tale situazione di irreperibilità permane per molto tempo, l’episodio viene segnalato alle autorità che iniziano a svolgere indagini: indagini che non possono durare meno di un anno. All’esito di queste, se non viene trovata la persona, questa viene automaticamente cancellata dall’anagrafe risultando formalmente irreperibile (ma anche “fuorilegge”). In particolare, la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente può avvenire anche quando, a seguito di ripetute verifiche, nell’arco di 365 giorni, l’interessato sia sempre risultato irreperibile.

Il procedimento può essere avviato d’ufficio quando, ad esempio, il Comune non riesce ripetutamente a notificare un atto. L’irreperibilità può essere segnalata anche da chi svolge un servizio pubblico: pensiamo al caso del postino che non trova il nominativo dell’interessato sul citofono o sulla cassetta delle lettere.

Leggi anche residenza: quando decade?

note

[1] Legge n. 1228/1954.

[2] Legge n. 94/2009.

[3] Art. 11 legge n. 1228/1954.


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