Diritto e Fisco | Articoli

Quota 100: pro e contro

16 Gennaio 2020 | Autore:
Quota 100: pro e contro

L’uscita anticipata dal lavoro con la pensione quota 100 è conveniente o presenta degli svantaggi da non trascurare?

Ci stai pensando da tempo: hai raggiunto i 38 anni di contributi richiesti per la pensione quota 100 ed hai compiuto i 62 anni di età; i tuoi colleghi, appena è stato possibile, si sono subito pensionati sfruttando quest’opportunità.

La pensione quota 100, il trattamento agevolato sperimentale che si può raggiungere con un minimo di 62 anni più 38 di versamenti, è in effetti una possibilità che “fa gola” a molti, ma spaventa: in parte a causa delle notizie confuse in merito a non precisate penalizzazioni sull’importo della pensione, in parte anche a causa del fatto che questo trattamento non è cumulabile con i redditi di lavoro.

Di recente, poi, è partita una campagna informativa sul nuovo obbligo di inviare una nuova dichiarazione reddituale per i beneficiari della Quota 100: l’adempimento non è semplice, per chi non ha dimestichezza col web e con le pratiche amministrative, pertanto questo nuovo adempimento costituisce un disincentivo al pensionamento.

Ma proviamo a fare chiarezza sulla Quota 100: pro e contro.

È bene tener presente che le criticità relative al trattamento non si limitano alla fase successiva alla sua liquidazione, ma anche all’accesso: rispetto ad altre prestazioni previdenziali, è necessario prestare particolare attenzione. Ad esempio, il requisito contributivo può essere raggiunto anche sommando la contribuzione accreditata presso casse diverse, ma devono essere escluse le gestioni previdenziali dei liberi professionisti.

È, inoltre, indispensabile controllare che risultino accreditati, tra i contributi posseduti, almeno 35 anni al netto dei periodi di disoccupazione e malattia/infortunio non integrati. Ma procediamo con ordine.

Quota 100: anticipo della pensione

Il primo vantaggio relativo alla quota 100 è il forte anticipo della pensione offerto dallo strumento. Non si devono difatti attendere i 67 anni di età previsti per la pensione di vecchiaia, ma si esce dal lavoro 5 anni prima.

Inoltre, il requisito contributivo è notevolmente più leggero, rispetto alla pensione anticipata ordinaria, che si ottiene con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 1 anno in meno per le donne. Con la quota 100, in sostanza, l’anticipo del requisito contributivo è di 4 anni e 10 mesi per gli uomini, 3 anni e 10 mesi per le donne.

Per contro, bisogna osservare che la pensione anticipata ordinaria non prevede alcun requisito di età minima, quindi può risultare più conveniente per chi ha iniziato a lavorare molto presto (peraltro, è possibile fruire della pensione anticipata precoci con soli 41 anni di contributi).

Ci sono, inoltre, dei trattamenti più vantaggiosi per gli addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni, che prevedono un requisito anagrafico minimo di 61 anni e 7 mesi e 35 anni di contribuzione (per approfondire, qui la Guida alle pensioni per gli addetti ai lavori usuranti).

Più vantaggiosa anche la pensione anticipata con opzione donna, per la quale sono richiesti solo 58 anni di età (59 per le autonome) unitamente a 35 anni di contributi. L’opzione donna, però, comporta delle importanti penalizzazioni sull’assegno, in gran parte dei casi, a causa del ricalcolo contributivo del trattamento.

Quota 100: calcolo del trattamento

A questo proposito, va invece osservato che la pensione quota 100 non comporta alcuna penalizzazione o il ricalcolo integralmente contributivo del trattamento.

L’assegno pensionistico si calcola invece:

  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • col sistema integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995

Perché allora tutti dicono che con la quota 100 si perde?

Nella generalità dei casi, prima viene liquidata la pensione, meno risulteranno i contributi accreditati e rivalutati, minore risulterà l’età pensionabile, e più bassa risulterà di conseguenza la pensione. Questo, in rapporto alla quota contributiva del trattamento, che è calcolata sulla base dei versamenti e dell’età al momento della decorrenza della pensione.

La quota retributiva, calcolata sugli ultimi redditi, “perde”, invece, nell’ipotesi in cui il pensionamento anticipato impedisca la maturazione di scatti e di varie tipologie d’incremento, che avrebbero dato luogo ad una retribuzione pensionabile più elevata. Ma potrebbe anche accadere il contrario: un crollo dello stipendio a fine carriera, nelle ipotesi in cui non risulta neutralizzabile, rende l’uscita anticipata vantaggiosa in rapporto alla quota retributiva del trattamento.

Quota 100: uscita con le finestre

Nella valutazione della data d’uscita è importante tener conto delle cosiddette finestre, cioè del lasso di tempo che intercorre tra il perfezionamento dei requisiti per la pensione e la liquidazione della stessa.

Le finestre per la pensione quota 100 ammontano a 3 mesi per la generalità dei lavoratori, ed a 6 mesi per i dipendenti pubblici, con obbligo di preavviso pari a 6 mesi. Nulla cambia per i dipendenti del comparto scuola e Afam, ai quali si applica la finestra annuale.

Quota 100 e attività lavorativa

L’assegno di pensione con quota 100 non è cumulabile, in base a quanto disposto dal decreto che ha istituito il trattamento [1], con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro lordi annui, e specifici redditi cumulabili, tassativamente elencati da una recente circolare Inps [2].

L’impossibilità di cumulare la pensione coi redditi di lavoro opera sino alla maturazione del requisito di età per la pensione di vecchiaia (pari, nella generalità delle gestioni amministrate dall’Inps, a 67 anni dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2022; il requisito dopo questa data sarà adeguato alla speranza di vita media).

Se si lavora mentre si percepisce la pensione con quota 100, e non è stata ancora compiuta l’età pensionabile, la prestazione è sospesa per tutto l’anno di produzione del reddito (ad eccezione dell’anno in cui si compie l’età pensionabile).

Il pensionato che lavora o percepisce redditi assimilati a quelli di lavoro, anche se espressamente compatibili con la quota 100, è tenuto a nuovi adempimenti dichiarativi piuttosto complessi.

Di conseguenza, se si desidera ottenere la pensione ma si vuole continuare a lavorare, è consigliabile attendere i requisiti per una differente possibilità di uscita che non comporti il divieto di ricevere redditi di lavoro.

note

[1] Art.14 D.L. 4/2019.

[2] Inps Circ. 117/2019.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube