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È legale comprare e rivendere su internet?

16 Gennaio 2020
È legale comprare e rivendere su internet?

Acquistare e vendere prodotti nuovi o usati: adempimenti e obblighi fiscali. Cosa dice la legge a chi fa da intermediario sul web?

Su internet è facile trovare occasioni: chi vuole acquistare di prima o seconda mano, spulciando tra i siti e le piattaforme di scambio troverà numerose offerte convenienti. Non tutti, però, hanno il tempo e l’esperienza per mettersi alla ricerca dell’affare perfetto. Così, spesso, ci si affida al passaparola. Ma è legale comprare e rivendere su internet? 

Immagina di aver trovato alcuni siti in grado di applicare dei forti sconti sul nuovo ed altri, invece, in cui è possibile acquistare l’usato in buone condizioni. Hai così intenzione di “intermediare” tali vendite attraverso un tuo canale: troverai i clienti a cui proporre l’affare e, una volta ricevuto il pagamento, provvederai tu stesso a fare l’ordine e a spedire il pacco all’acquirente. Il tutto applicando una piccola maggiorazione in modo da fare un tuo utile. Puoi farlo oppure si tratta di un comportamento vietato dalla legge? Insomma, è legale comprare e rivendere su internet? Cerchiamo di approfondire questo interessante campo. 

Rivendere un prodotto nuovo è legale?

La legge non vieta, a chi compra un oggetto nuovo, di rivenderlo. Né per questo deve pagare una commissione al suo produttore o rivenditore. Così si può acquistare una borsa, un paio di scarpe o un computer e poi venderlo immediatamente a un’altra persona. Si può, addirittura, fare anche con i prodotti coperti da marchi, brevetti e diritti d’autore. Ad esempio, chi acquista un software, un videogame o un libro può rivenderlo senza violare alcuna disposizione (l’unico divieto è di mettere a disposizione il file, gli mp3 o l’ebook tramite download diretto: così facendo, infatti, le rivendite possono essere infinite e, quindi, si entra in concorrenza con l’autore). Sì, hai capito bene: si può rivendere un prodotto con il copyright, a condizione però che fai una sola vendita, cedendo il supporto materiale e non solo il file.

Rivendere un prodotto nuovo è legale, ma solo se tale attività viene fatta in modo occasionale. Se, invece, diventa professionale – ossia, svolta con continuità – è soggetta agli obblighi della normativa fiscale, all’apertura di una partita Iva, alla richiesta di autorizzazione per l’inizio dell’attività commerciale e a tutti gli adempimenti di un comune negozio (ad esempio, le dichiarazioni fiscali e dei redditi). Questo non trasforma l’attività da legale a illegale, ma la sottopone solo ad alcuni adempimenti la cui violazione può implicare sanzioni di tipo amministrativo. 

È comunque vietato acquistare e rivendere prodotti contraffatti o di dubbia origine, che potrebbero dar luogo al delitto di ricettazione (si pensi ad orologi falsi o cellulari rubati). Quindi, l’oggetto della vendita deve essere sempre lecito. Non ci si può neanche giustificare sostenendo di non aver avuto contezza della provenienza illecita dei beni se le circostanze (ad esempio, il prezzo basso) consentivano di sollevare dei sospetti.

Rivendere un prodotto usato è legale?

Il discorso appena fatto vale anche per chi decide di acquistare e rivendere prodotti usati. Quando tale attività è fatta senza alcun fine di lucro (si pensi a un collezionista che voglia disfarsi di tutti gli oggetti che ha custodito per molto tempo o a un divoratore di libri che intende liberare gli scaffali di casa), non c’è alcun obbligo di natura fiscale. Né sulle rivendite è necessario pagare le tasse: infatti, non viene prodotto lucro nel momento in cui si cede un prodotto a un prezzo più basso rispetto a quello che si è pagato, a suo tempo, per acquistarlo.

Anche in tale ipotesi, però, quando l’attività diventa professionale e viene allestito un vero e proprio negozio dell’usato – sia anche tramite il web – scattano tutti gli obblighi di legge di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo (apertura di partita Iva, presentazione della dichiarazione dei redditi, ecc.).

È legale fare drop-shipping? 

Una tecnica spesso usata da chi apre un negozio online è quella dello drop-shopping. Qui, il commerciante non apre una sede fisica con un proprio magazzino, non ha bisogno di prendere in locazione un locale o di acquistare la merce prima di rivenderla. Egli si limita solo a ricevere gli ordini dei clienti e, una volta che l’affare è andato in porto, acquista l’oggetto da terzi per poi spedirlo all’ordinante. Insomma, è una sorta di intermediazione, dove però l’intermediario non si limita a mettere in comunicazione il venditore e il consumatore, ma diventa egli stesso prima venditore e poi acquirente del fornitore. 

Con questo semplice metodo si può avviare un business a zero euro e vendere potenzialmente ovunque, senza limitazioni territoriali.

Anche questa attività è legale e non incontra alcun divieto, salvi solo gli adempimenti fiscali e le dovute autorizzazioni amministrative nel momento in cui diventa stabile e non occasionale. 


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