Autostrade: la revoca delle concessioni è incostituzionale?

16 Gennaio 2020
Autostrade: la revoca delle concessioni è incostituzionale?

Cinque esperti di diritto costituzionale e pubblico hanno sostenuto oggi, nell’audizione Aiscat alla Camera, l’incostituzionalità della norma del Milleproroghe.

Giornata molto calda oggi alla Camera dove si è svolta l’audizione parlamentare per discutere sulla revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia preannunciata dal Governo e contenuta nel decreto Milleproroghe in fase di approvazione: all’appuntamento i responsabili della Società Aiscat si sono presentati accompagnati da ben cinque prestigiosi professori universitari, esperti di diritto pubblico e costituzionale, che hanno argomentato i motivi per i quali la norma che regola le concessioni autostradali, così com’è formulata nel Milleproroghe è illegittima ed anticostituzionale. Così hanno affermato oggi alcuni dei maggiori costituzionalisti italiani; sui loro interventi nell’audizione alla Camera tenuta oggi pomeriggio ci resoconta la nostra agenzia stampa Adnkronos.

“È una norma terribilmente illegittima – sottolinea Giuseppe Franco Ferrari, professore di Diritto Costituzionale alla Bocconi – e che qualora giungesse alla Corte costituzionale sarebbe bocciata”. Dello stesso avviso gli interventi di Francesco Saverio Marini, professore di Istituzioni di diritto pubblico a Tor Vergata, di Giovanni Guzzetta, professore di Diritto pubblico a Tor Vergata e Mario Esposito, professore di Diritto costituzionale all’università di Salerno.

Secondo l’ultimo dei cinque studiosi, il prof. Massimo Luciani, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all’università La Sapienza di Roma, la presenza delle norme in materia di concessioni autostradali “risulta violativa dell’art. 77 della Costituzione sia per il profilo del difetto di omogeneità, sia per quello del difetto dei presupposti della necessità e dell’urgenza”, ha affermato nel corso dell’audizione dell’Aiscat alla Camera. “E – spiega – deve aggiungersi che, trattandosi di vizi formali dell’atto, da qualificarsi in procedendo, essi non sono emendabili in sede di conversione”.

Luciani si concentra in particolare sull’ipotesi dell’affidamento ad Anas della gestione dei beni e dei servizi fino all’espletamento di una nuova gara per segnalare che “la previsione dell’affidamento ad Anas potrebbe esporsi al dubbio d’incostituzionalità e di violazione del diritto europeo ove la revoca, il recesso o la risoluzione del contratto non fossero imputabili all’inadempimento del concessionario”. E, ancora, “per un differente profilo, peraltro, sollecita dei dubbi, più in generale, la stessa previsione che si proceda a un affidamento immediato, diretto e provvisorio a soggetto diverso da un nuovo gestore che sia individuato tramite procedura a evidenza pubblica”.

Inoltre, il diritto comune “prevede la proroga del rapporto concessorio (pur cessato) sino al subentro del nuovo gestore, senza che si passi per affidamenti diretti a un soggetto terzo”. E, prosegue Luciani, “gli attuali concessionari, pertanto, coltivavano e tuttora coltivano un legittimo affidamento nella gestione provvisoria del servizio anche in caso di cessazione anticipata del rapporto. Gestione provvisoria che, si badi, prevedendo l’incasso dei ricavi, è profittevole e non può essere ablata senza indennizzo. Non basta. Nel caso specifico di Aspi, l’affidamento risulta ancor più qualificato in ragione delle previsioni convenzionali, stabilendosi, che anche nell’ipotesi di un suo inadempimento ‘Il concessionario resta obbligato a proseguire nell’ordinaria amministrazione dell’esercizio delle autostrade fino al trasferimento della gestione stessa”.



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