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Matrimonio: pro e contro

16 Gennaio 2020
Matrimonio: pro e contro

Vantaggi e svantaggi delle nozze e della convivenza: conviene sposarsi o restare coppie di fatto?

No, non sarà il solito articolo sui pro e contro del matrimonio in cui si cederà ai luoghi comuni, alle lusinghe della vita da single, all’eterna giovinezza e alla possibilità di poter viaggiare il mondo senza il rischio di dover un giorno pagare un assegno di mantenimento; né si dirà che fare una famiglia è bello perché ti consente di avere una famiglia unita nella buona e nella cattiva sorte, una spalla su cui appoggiarti durante la vecchiaia, una persona che ti conosce sin da quando eri giovane. No, questo articolo sarà dedicato ai pro e contro del matrimonio sotto l’aspetto legale. Valuteremo così i vantaggi che può offrire una convivenza rispetto al tradizionale matrimonio e li confronteremo con gli aspetti negativi, invece, che questa può comportare soprattutto in termini di tutela. 

Ma procediamo con ordine.

Vantaggi del matrimonio 

Anche dopo la famosa legge Cirinnà che ha regolamentato le coppie di fatto, il legislatore ha mantenuto un atteggiamento più benevolo nei confronti delle coppie unite da matrimonio, accordando a queste maggiori diritti. Ciò è alla base della scelta di molte coppie di sposarsi. Cerchiamo di vedere quali sono allora i vantaggi del matrimonio.

Paternità dei figli

Rispetto a una convivenza, il matrimonio fa sì che eventuali figli abbiano già un padre certo, salvo ovviamente un successivo disconoscimento della paternità (che comunque non può intervenire oltre cinque anni dalla nascita del bambino; leggi Quanto tempo per disconoscere il figlio?). Al contrario, i figli delle coppie di fatto devono essere riconosciuti dal padre. Non che questi si possa sottrarre: è, infatti, un obbligo – e non una semplice facoltà – riconoscere come proprio il figlio avuto da una donna, ma se questi non lo fa spontaneamente bisogna ricorrere a una causa e, in quel caso, chiedere l’accertamento del Dna.

In più, all’atto della nascita, senza che ci sia bisogno di un formale riconoscimento, il figlio acquisisce in automatico il cognome del padre. 

Proprietà e gestione dei beni comuni

Durante un’unione, è normale che si acquistino oggetti e immobili per il bene della famiglia. Con il matrimonio, la coppia entra automaticamente nel regime della comunione dei beni (salvo opti, al momento delle nozze o anche dopo, per la separazione dei beni). Questo significa che tutto ciò che viene comprato durante il matrimonio, a prescindere da chi sostenga materialmente la spesa, appartiene al 50% ad entrambi i coniugi. Marito e moglie ne sono, quindi, comproprietari. Non rientrano nella comunione solo ciò che deriva da donazioni, successioni, beni acquistati prima del matrimonio o anche quelli comprati dopo, purché personali o necessari all’esercizio del proprio lavoro. 

Invece, nella convivenza, è necessario firmare un apposito patto di convivenza, che funziona un po’ come un contratto, con cui i due partner decidono di regolare i propri aspetti patrimoniali.

Separazione

In caso di separazione, il coniuge con un reddito più basso è garantito da un assegno di mantenimento e, dopo il divorzio, da un assegno divorzile. Ma ciò solo a condizione che dimostri di non potersi procurare da sé il necessario per vivere e che tale situazione non sia determinata da sua colpa. Colpa che potrebbe ricorrere, ad esempio, nel caso di soggetto molto giovane che possa ancora lavorare o che non abbia mai voluto trovare un impiego durante il matrimonio per scelta personale e non condivisa. 

Questo aspetto, che ovviamente è un punto a favore per chi decide di fare la casalinga, diventa però un elemento di forte remora per chi, invece, percepisce il reddito e si sente poco tutelato dalla possibilità di doverlo poi dividere con l’ex coniuge.

Eredità

Solo marito e moglie sono eredi l’uno dell’altro. Il che significa che se un partner vuol garantire all’altro il proprio patrimonio per quando non ci sarà più o fa testamento (ma in questo caso dovrà dividere i beni con gli eredi legittimari come i genitori) oppure lo sposa.

Per le coppie sposate poi vale la regola della successione nel Tfr del coniuge defunto da parte di quello superstite, cosa che invece non vale per le coppie di fatto.

Reversibilità

La cosiddetta pensione ai superstiti, ossia la reversibilità, nasce proprio per tutelare il coniuge superstite in caso di decesso dell’altro. Invece, se uno dei conviventi muore, l’altro non ha diritto alla pensione di reversibilità.

La casa

Sempre nel caso di decesso di uno dei due coniugi, se questo è proprietario della casa, l’altro vanta il diritto di abitazione vita natural durante. Significa che non può essere sfrattato dagli altri eredi. Invece, nel caso di coppie non sposate, il convivente superstite ha il diritto di continuare a vivere nello stesso immobile:

  • per due anni;
  • per il periodo pari alla convivenza se superiore a due anni;
  • non oltre cinque anni.

Leggi coppia di fatto: che succede se muore un convivente.

Se la casa in cui si è svolta la convivenza è presa in affitto, alla morte dell’uno il convivente sopravvissuto ha diritto di subentrare nel contratto fino alla sua naturale scadenza.

Svantaggi del matrimonio

Gli svantaggi del matrimonio sono, in genere, punti a favore della convivenza. Tra questi, ovviamente, il più ricorrente è il rischio di dover affrontare le spese di una separazione e di un successivo divorzio, non solo in termini di parcella dell’avvocato, ma anche con riferimento all’assegno di mantenimento che potrebbe addirittura permanere fino alla morte.

In più, come noto, al momento del pensionamento, l’ex coniuge può rivendicare il 40% del Tfr maturato durante il periodo in cui la coppia è stata sposata. E non è certo bello perdere ciò che, di solito, serve per mantenersi durante la terza età.

Sotto un profilo fiscale, poi, il matrimonio considera la coppia come un unico centro di interessi. Sicché, se ci sono due o più immobili di proprietà, le agevolazioni potranno essere godute una sola volta per nucleo familiare. Si pensi al bonus prima casa che si ottiene al momento dell’acquisto o all’esenzione Imu che spetta, invece, per l’abitazione principale, richiedendo quindi sia la residenza che la dimora abituale. 

In più, nel caso di coppia di conviventi, non c’è il rischio che i debiti dell’uno si trasferiscano all’altro: come detto, infatti, il regime di comunione dei beni vale solo per le coppie sposate. 

Vantaggi della convivenza

I vantaggi della convivenza derivano per lo più dall’assimilazione delle coppie di fatto a quelle sposate, assimilazione che prima è stata operata dalla giurisprudenza e, infine, ha avuto nella legge Cirinnà la massima consacrazione.

Chi opta per la coabitazione sa già che potrà garantirsi un futuro solo concordando con il partner un patto di convivenza. Ma sa anche che, per quanto invece riguarda i figli, non ci sono differenze con il matrimonio. Sicché:

  • non ci si può esimere dal riconoscere i figli anche se nati da un’unione di fatto;
  • in caso di separazione, entrambi i genitori sono tenuti a mantenere i figli fino alla loro indipendenza economica;
  • non si può “scappare” da una relazione di fatto con cui si è avuto un figlio sfuggendo ai propri doveri di genitore.

Sicuramente, il principale vantaggio della convivenza è di consentire alla coppia di conoscersi e iniziare a testare la compatibilità prima di prendere una decisione più impegnativa. Nel frattempo, eventuali fallimenti non avranno ripercussioni di tipo legale o patrimoniale. 

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi i nostri articoli:

 



1 Commento

  1. Il matrimonio moderno nel mondo occidentale è un contratto-capestro ad unico vantaggio della donna. Per questo io (che sono sopravvissuto a un divorzio) cerco di sconsigliare, sensibilizzare e informare i giovani uomini contro questo pericolo. E anche contro le convivenze con donne, che legalmente potrebbero essere equiparate al matrimonio.

    Uomini, il matrimonio è ormai da evitare come la peste!

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