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Busta paga lordo e netto

1 Febbraio 2020
Busta paga lordo e netto

In Italia, si parla da anni di ridurre il cuneo fiscale, ossia, la differenza tra il costo del lavoratore e lo stipendio netto che egli si mette in tasca.

Quando si legge una busta paga di un lavoratore dipendente colpisce osservare la grande distanza che esiste tra quanto un dipendente costa al datore di lavoro e quanto il lavoratore si mette in tasca in termini di stipendio netto.

Il delta esistente in busta paga tra lordo e netto deriva dal fatto che, sul lavoro, sono presenti molte tasse e contributi previdenziali. Questo stato di fatto finisce per scontentare un pò tutti: il lavoratore ritiene di prendere troppo poco ed il datore di lavoro, dal canto suo, si trova a pagare molti soldi per assumere un dipendente in azienda. Per questo, si parla da tempo di intervenire per una riduzione strutturale del cuneo fiscale, ma poi, all’atto pratico, lo Stato non riesce a rinunciare alle ingenti entrate fiscali che il costo del lavoro gli assicura e la misura, pur considerata necessaria da tutti, viene sempre rimandata di anno in anno.

Busta paga: cos’è?

In Italia, il datore di lavoro è nominato dalla legge sostituto di imposta nei confronti del lavoratore. Ciò significa che, mentre un lavoratore autonomo ottiene dal proprio cliente il compenso lordo e, poi, in sede di dichiarazione dei redditi, provvede a pagare le tasse ed i contributi previdenziali sul reddito dell’anno precedente, nel rapporto di lavoro subordinato questo adempimento viene svolto direttamente dal datore di lavoro per conto del lavoratore.

In sostanza, il datore di lavoro calcola le tasse sul reddito che il lavoratore deve pagare e provvede a trattenerle direttamente dallo stipendio lordo, versando le tasse del lavoratore al fisco.

Allo stesso modo, il datore di lavoro trattiene dallo stipendio lordo dovuto al dipendente anche la quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore e provvede a versarli all’Inps o al diverso ente previdenziale cui il dipendente è iscritto.

Per dare conto al dipendente di tutte queste operazioni, effettuate sul suo stipendio, la legge [1] obbliga ogni datore di lavoro a consegnare al lavoratore mensilmente, all’atto del pagamento dello stipendio mensile, un prospetto paga detto anche cedolino o busta paga.

La busta paga è, dunque, il documento nel quale vengono indicati tutti i movimenti dare/avere effettuati dal datore di lavoro sullo stipendio lordo del dipendente.

Busta paga: cosa deve contenere?

In particolare, la busta paga deve contenere i seguenti elementi:

  • nome, cognome, codice fiscale, indirizzo e qualifica e livello di inquadramento del lavoratore;
  • data di assunzione e di cessazione del rapporto di lavoro;
  • contratto collettivo nazionale di lavoro applicato;
  • denominazione, partita iva, matricola Inps ed Inail e sede legale del datore di lavoro;
  • sede di lavoro del dipendente;
  • giornate di lavoro prestate nel mese di riferimento;
  • retribuzione base, superminimo individuale, scatti di anzianità;
  • fringe benefit erogati al dipendente ed incidenza sulla retribuzione;
  • ferie e permessi retribuiti goduti e residui;
  • tfr accantonato e residuo;
  • trattenute operate dal datore di lavoro per versare l’Irpef al Fisco ed i contributi previdenziali all’ente previdenziale cui il dipendente è iscritto;
  • somme erogate al lavoratore per conto terzi (assegni familiari, indennità di malattia, maternità, infortunio, bonus Renzi, etc.);
  • stipendio netto erogato al dipendente nel mese di riferimento.

Il datore di lavoro deve rispettare l’obbligo di consegna della busta paga, anche con strumenti di invio digitali ed informatici, altrimenti si espone al rischio di ricevere delle sanzioni amministrative.

Busta paga lordo e netto

Da quanto abbiamo detto, emerge che leggendo le varie righe della busta paga si passa dallo stipendio lordo, ossia lo stipendio spettante al dipendente al lordo della trattenute fiscali e previdenziali dovute agli enti di riferimento, allo stipendio netto, ossia, la somma di denaro concretamente messa in tasca al dipendente dopo aver sottratto allo stipendio lordo tutte le trattenute di legge.

La differenza tra lordo e netto è notevole ed è tanto maggiore quanto più alto è il livello retributivo del dipendente. Infatti, la principale somma trattenuta sullo stipendio lordo del lavoratore è l’Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche).

L’Irpef non è una tassa in percentuale fissa essendo una imposta progressiva a scaglioni. Ciò significa che più aumenta il reddito più si innalza la percentuale di prelievo fiscale, sino ad oltre il 40% e, ovviamente, aumenta la forbice tra stipendio lordo e stipendio netto.

Ancora diverso è il costo aziendale complessivo del lavoratore. Infatti, sopra lo stipendio lordo, il datore di lavoro deve calcolare la quota di contributi previdenziali a carico datoriale e pagarli all’Inps. Questo ulteriore carico si aggira intorno al 30%.

Tanto per fare un esempio concreto: se il lavoratore ha diritto ad uno stipendio lordo di 2.000 euro, all’azienda gli costerà circa 2.600 euro poichè allo stipendio lordo devono aggiungersi i contributi previdenziali. Il lavoratore, invece, si metterà in tasca circa 1.400 euro, dovendo pagare l’Irpef e a quota di contributi previdenziali a proprio carico.


note

[1] L. n. 4/1953.


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