Stop alimenti all’ex moglie se può fare la donna delle pulizie

17 Gennaio 2020 | Autore:
Stop alimenti all’ex moglie se può fare la donna delle pulizie

La sindrome ansioso depressiva non è sufficiente per ottenere l’assegno alimentare, perché consente di svolgere dei lavori come, ad esempio, quello di colf.

Niente alimenti se si può lavorare: può essere sintetizzata così la nuova pronuncia della Cassazione [1] che ha stabilito il “no” all’assegno perché, nonostante la richiedente fosse priva di lavoro, poteva trovarlo. La vicenda esaminata vede una moglie affetta da depressione – che il certificato medico in atti diagnosticava come “sindrome ansioso depressiva”, ma questo non basta a provare i requisiti necessari per poter percepire gli alimenti: serve, infatti, non solo lo stato di bisogno del richiedente, ma anche l’impossibilità di mantenersi da sé [2].

Le due cose non vanno necessariamente di pari passo, può accadere che ci sia un requisito e manchi l’altro, specialmente quando, come nel caso deciso, gli Ermellini fanno una distinzione tra la capacità lavorativa generica a poter lavorare e quella specifica a poter svolgere determinati compiti e mansioni. La donna, a causa della depressione, aveva una compromissione a poter trovare molti lavori, ma non tutti: gliene rimanevano a disposizione alcuni, anche se solamente possibili, come quello della donna delle pulizie o colf.

In realtà, la Corte prende atto che la depressione di cui la donna soffriva «menomava grandemente la capacità lavorativa specifica», ma non eliminava del tutto la possibilità per lei di trovare un lavoro e, infatti, afferma che questa patologia, seppur grave, «non era tale da impedirle lo svolgimento di attività lavorative generiche di tipo esecutivo» e a questo punto propone, quasi come un suggerimento, l’esempio delle pulizie domestiche.

Una volta seguito questo ragionamento, la strada per negare il diritto a percepire gli alimenti è segnata, perché a questo punto i giudici constatano che la richiedente «non aveva fornito prova di essersi attivata per reperire un’occupazione e di non essere riuscita a trovarla e/o a mantenerla a causa delle patologie da cui era afflitta».

In sostanza, avrebbe dovuto essere lei, come ricorrente in Cassazione e prima ancora come richiedente dell’assegno alimentare (che il tribunale le aveva riconosciuto nella misura di 200 euro al mese e poi la corte d’Appello le aveva negato) a dimostrare di non essere in grado di mantenersi lavorando.

note

[1] Cass. ord. n.770/2020 del 16 gennaio 2020.

[2] Art. 438 Cod. civ.


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