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Invio di Pec a una casella di posta normale: ha valore legale?

17 Gennaio 2020
Invio di Pec a una casella di posta normale: ha valore legale?

Quando l’email di Posta elettronica certificata può essere utilizzata come prova e può dimostrare la spedizione da parte del mittente e il ricevimento da parte del destinatario. 

Non tutti sanno ancora come funziona una Pec e conoscono le condizioni per dare a tale tipo di email valore legale. Leggiamo spesso, tra i commenti dei nostri lettori, il seguente quesito: l’invio di Pec a una casella di posta normale ha valore legale? Se si spedisce un’email di posta elettronica certificata a chi non ne è dotato, si può ugualmente dimostrare il ricevimento della stessa in un eventuale giudizio? 

La questione può essere facilmente risolta nei seguenti termini. Qui di seguito, ti spiegheremo quindi quando la Pec ha valore legale. 

Come funziona la Pec?

Si comprende molto meglio il meccanismo della Pec se si tiene a mente come funzionano le comuni raccomandate con avviso di ricevimento. Come di certo già saprai, la raccomandata garantisce la prova legale della sua spedizione (grazie alla ricevuta che, dopo la compilazione, viene timbrata dall’ufficio postale e restituita al mittente seduta stante) e della sua consegna (grazie al cosiddetto «avviso di ricevimento» che è il cartoncino munito del timbro del postino). Si tratta di prove dotate di autorevolezza in quanto l’addetto alla posta è considerato un pubblico ufficiale e, quindi, dotato del potere di conferire valore di piena prova agli atti da lui certificati. 

Ebbene, la stessa cosa succede con le Pec. Quando il mittente invia un’email di posta elettronica certificata, riceve subito dal gestore un’altra Pec, con la conferma di presa in carico della spedizione. Si tratta, né più né meno, della stessa ricevuta che consegna l’ufficio postale all’atto della consegna della busta per la spedizione. 

Quando poi la Pec viene recapitata al destinatario, il gestore invia al mittente una seconda Pec, confermandogli di aver lasciato il messaggio nella casella elettronica del destinatario. E tanto basta per completare tutto il procedimento e dargli valore legale: è, infatti, del tutto indifferente se poi il destinatario apre la propria casella di posta elettronica e legge l’email, al pari di come è indifferente il fatto che chi riceve una raccomandata si curi di prenderla dalle mani del postino o di ritirarla all’ufficio postale in un momento successivo.

La legge attribuisce alle due certificazioni del gestore del servizio Pec valore legale al pari delle certificazioni fatte dal postino. 

Non vi sono quindi dubbi sul fatto che, producendo la seconda Pec che il gestore invia al mittente, questi ha in mano la “prova documentale” del ricevimento della comunicazione da parte del destinatario. Proprio perciò chi spedisce una Pec deve custodire con cura le due conferme che il gestore del servizio gli invia successivamente, perché valgono al pari delle ricevute di consegna della raccomandata a.r. e senza di esse non potrebbe mai dimostrare l’invio della comunicazione. 

A cosa serve la Pec?

Proprio per ciò, la Pec serve per tutte le comunicazioni il cui invio deve essere certo e dimostrabile in un eventuale contenzioso in tribunale. Pensa, ad esempio, alla disdetta da un servizio di abbonamento o di un contratto (anche la stessa locazione). Pensa alla lettera di diffida e messa in mora che possa servire per interrompere i termini di prescrizione di un credito oppure anche alla spedizione di un atto giudiziario, di una multa, di una cartella esattoriale. Infatti, in caso di contestazione sul ricevimento dell’email, le ricevute del gestore possono essere prodotte in processo e così usate come prova contraria. Una prova difficilmente contestabile perché, come detto, ha pieno valore legale. 

Insomma, la Pec ha sostituito la raccomandata a.r. tradizionale.

L’invio di una email Pec a un indirizzo di posta normale ha valore?

Affinché la Pec abbia valore legale è necessario che tanto il mittente quanto il destinatario siano muniti di un valido indirizzo Pec. 

Una Pec inviata a un indirizzo email ordinario non garantisce alcuna prova ed è del tutto inutile il suo invio; parimenti, un’email ordinaria inviata a un indirizzo Pec non acquisisce alcun valore legale. 

Il testo esplicativo redatto dal CNIPA è esplicito in proposito:

«Da una casella di Pec è possibile inviare un messaggio certificato a chiunque abbia una casella di posta elettronica?

Sì, ma nel solo caso in cui il destinatario sia dotato di una casella di Posta Elettronica certificata, sia l’invio che la ricezione di un messaggio di Pec hanno valore legale».

Leggi anche Quando una Pec ha valore legale.

Quindi, affinché la Pec abbia valore legale, simile a quello di una raccomandata, è necessario che essa parta da un indirizzo Pec e giunga a un altro indirizzo Pec.

A quel punto, è irrilevante se il destinatario non legge il messaggio perché ha la casella piena di messaggi e la Pec è tornata al mittente, ha perso la password del proprio account e non può più aprirlo, ha mandato il computer in assistenza, non gli funziona internet, ha delegato il suo commercialista alla gestione della Pec. Difatti, per legge, al mittente basta la spedizione al corretto indirizzo del destinatario, indipendentemente dal fatto che questi abbia poi letto o meno l’email (salvo un valido motivo di forza maggiore come un ricovero in ospedale per un incidente stradale).

Perché la Pec è meglio della raccomandata?

Abbiamo detto che la Pec garantisce la prova legale della spedizione al pari della raccomandata. Ma, in realtà, non è corretto. La Pec offre ulteriori elementi di prova che la raccomandata non ha e che, pertanto, la rendono preferibile a quest’ultima. 

La Pec, infatti, consente di dimostrare non solo il giorno di spedizione e di consegna, ma anche l’esatta ora e il minuto in cui ciò è avvenuto. In più la ricevuta della Pec contiene anche il testo del messaggio in essa contenuto (cosa che con la raccomandata non avviene); sicché, il destinatario difficilmente potrà contestarlo, sostenendo magari che l’email aveva un tenore diverso da quello dedotto in giudizio dal mittente. 


1 Commento

  1. Alla notificazione irrituale avvenuta a mezzo di posta elettronica certificata non consegue la nullità qualora la consegna telematica abbia comunque raggiunto la propria finalità di portare a conoscenza l’atto al relativo destinatario. E’ inammissibile, perciò, l’eccezione che faccia emergere solo tale vizio procedimentale, in assenza di un concreto pregiudizio per l’esercizio del diritto di difesa, che la norma in esame ha l’obiettivo di garantire.

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