Taglio tasse: ecco gli importi in busta paga

17 Gennaio 2020
Taglio tasse: ecco gli importi in busta paga

Decisi oggi i limiti di reddito per rientrare nella detassazione: ecco per ciascuna fascia gli aumenti in busta paga che scatteranno dal 1° luglio.

Dall’incontro svolto oggi tra Governo e sindacati Cgil Cisl e Uil emerge la proposta del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: prende così forma  il taglio delle tasse in busta paga, del quale beneficeranno 4,3 milioni di lavoratori in più, rispetto alle previsioni originarie, su un totale di 16 milioni beneficiari coinvolti.

Ecco di seguito tutti gli importi per ciascuna fascia di reddito e i meccanismi con cui verrà applicato il beneficio.

Lo schema di riduzione della tassazione mediante il taglio del cuneo fiscale, realizzando così gli aumenti nelle prossime buste paga mensili dei lavoratori, secondo quanto si apprende dalle fonti dell’agenzia stampa Adnkronos, prevede a partire dal 1° luglio prossimo, 100 euro per ogni mese lavorativo (1.200 su base annua) per tutti i lavoratori dipendenti con reddito fino a 28mila euro; dai 28mila ai 35 mila euro di reddito l’importo sarà decrescente fino a 80 euro mensili (960 euro annui); per i redditi superiori ai 35 mila euro, invece, l’importo scalerà ulteriormente fino ad azzerarsi al raggiungimento della soglia di 40 mila euro. Il beneficio per i percettori del bonus Renzi (si tratta di 11, 7 milioni di lavoratori dipendenti con redditi tra gli 8.173 e i 26.600 euro annui), vedrà una integrazione fino a 100 euro dell’attuale bonus da 80 euro.

A conti fatti, saranno circa 4,3 milioni dunque le new entries ammesse al taglio delle tasse in busta paga rispetto alle previsioni iniziali, prima del confronto svolto oggi con le parti sociali: precisamente, gli interessati che ora possono rientrare nel beneficio saranno 750mila per la fascia di redditi 26.600-28.000; 2,6milioni per quella, numericamente più consistente, compresa tra 28 mila e 35 mila; infine 950 mila nella fascia superiore, quella dai 35mila ai 40mila, oltre la quale non è previsto più alcun beneficio.

Precisamente, per quanto riguarda gli importi che andranno nelle tasche dei lavoratori a seconda dei redditi percepiti, la proposta del governo prevede inoltre un impatto di tassazione zero per i redditi fino a 8.000 euro che potrebbero però accedere al Reddito di cittadinanza e un beneficio in busta paga di 1.200 euro l’anno (100 euro al mese) per coloro che percepiscono redditi nella fascia compresa tra gli 8.200 euro fino ai 28.000 euro.

Da questa soglia in su la proposta Gualtieri applicherebbe un meccanismo di décalage per rendere più “morbida la discesa del beneficio ed evitare gradini che creerebbero discrepanze per chi si trova al limite: ad esempio, per i redditi fino a 29 mila il beneficio scalerebbe a 1.166 annuo (+97 euro mese); arriverebbe a 1.131 euro l’anno (94 euro mese) per la fascia tra 29 mila e30 mila e passerebbe a 1.097 (91 euro mese) per i redditi fino a 31 mila euro annui per scendere a 1.063 euro (88,5 euro mese ) per chi si trova fino a 32 mila ed a 1.029 (85,7 euro mese) per coloro che hanno da 32 mila a 33 mila.

Dai redditi a partire dai 34 mila euro il taglio del cuneo fiscale si tradurrà in un beneficio che scende – anche in questo caso gradualmente – sotto i mille euro annui. Ed infatti: i lavoratori con redditi di 34mila euro percepirebbero 994 euro (83 euro mese), 960 euro (80 euro) quelli con 35 mila euro di reddito; 768 euro (64 euro mese) fino a 36 mila euro di reddito annuo; 576 ( 48 euro mese) per i lavoratori con un reddito lordo di 37mila euro annuo; 384 euro (32 euro mese )per i redditi fino a 38mila; 192 (16 euro mese) per quelli fino a 39mila euro;  fino ad arrivare a impatto zero per i redditi di 40 mila euro annui.

”Il cantiere della riforma dell’Irpef si apre oggi, dobbiamo costruire insieme, come hanno detto i Sindacati, e non distruggere. È una fase di transizione, così come avevamo ipotizzato, ma che dal 1 luglio avrà benefici concreti per oltre 16 milioni di percettori”, ha detto il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli al termine dell’incontro a Palazzo Chigi.

Infatti, nelle mosse del Governo l’intervento sul cuneo fiscale è il primo passo verso una complessiva riforma fiscale che riguarderà in modo particolare l’Irpef. “E’ una misura che certifica in modo inoppugnabile che la manovra riduce le tasse a lavoratori e alle famiglie“. Così, a quanto si apprende da fonti sindacali, ha detto il premier Giuseppe Conte durante l’incontro con i leader di Cgil Cisl e Uil.

Conte preannuncia che “In prospettiva contiamo di coinvolgere in questo piano di riforma fiscale e riduzione dell’Irpef anche i pensionati. L’obiettivo è restituire sicurezza economica ai lavoratori e alle famiglie, rendendo più equo il sistema tributario”, e aggiunge che “Nei prossimi giorni ci sarà un proseguimento dei tavoli su pensioni, investimenti e mezzogiorno”. E Conte ha anche ricordato: “nella legge di bilancio abbiamo destinato 3 miliardi di euro per il 2020, che crescono fino a 5 miliardi di euro a partire dal 2021, allo scopo di ridurre il cuneo fiscale interamente a beneficio dei lavoratori”.

Secondo il viceministro all’Economia, Antonio Misiani, “Inizia una nuova stagione di taglio delle tasse ai lavoratori, un obiettivo per il quale il Partito Democratico ha investito le proprie energie con la manovra economica. Milioni di italiani si ritroveranno in tasca fino a mille euro in più a regime”.


2 Commenti

  1. Dal pregevole articolo non si riesce a desumere se anche i pensionati possano fruire dei benefici secondo le fasce di reddito esposti. A tutti gli effetti dovrebbero essere considerati dei “lavoratori” o ne restano esclusi?

    1. Da come la vedo io anche i pensionati devono avere perlomeno gli stessi sgravi fiscali se viene considerato reddito la pensione (per certe somme che non superano 2000 euro mensili non si dovrebbero togliere le tasse considerando che per vivere sufficientemente il pensionato questi soldi li spenderebbe facendo muovere anche l’economia..pensiamo comunque a chi paga l’affitto di casa ,qualche medicina, mangiare meglio etc..in questo caso non andrebbero a chiedere prestiti ne altre richieste di assistenza che gravano sempre sulle tasche di tutti i cittadini) Le tasse in Italia : su ogni cosa che viviamo e che non viviamo c’è una tassa.. nonostante questo i debiti dello stato aumentano ogni giorno ( lo stato siamo noi ?)

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