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Condominio: qual è il limite alle deleghe in assemblea?

25 Gennaio 2020
Condominio: qual è il limite alle deleghe in assemblea?

Vorrei sapere qual è il limite delle deleghe nelle assemblee condominiali e se devono essere compresi o esclusi anche i millesimi di proprietà del delegato. Ad esempio, un delegato condomino, che ha già 320 millesimi di suo, può rappresentare 200 millesimi?

Con la delega, il soggetto delegante decide di conferire un certo potere e/o rappresentanza ad un’altra persona affinché questi, in nome e per conto del primo, possa compiere determinate operazioni oppure assumere alcune decisioni.

In particolare, in ambito condominiale, la delega deve essere conferita per iscritto e non è rilevante che il delegato sia un estraneo, piuttosto che un parente di un proprietario oppure, come comunemente avviene, un altro condomino: l’unico soggetto che non può ricevere tale compito e potere è l’amministratore del fabbricato.

Si tratta di una facoltà che, all’interno di un’assemblea condominiale, non può essere esercitata senza alcun limite: infatti, solo nei fabbricati caratterizzati dalla presenza di oltre venti condomini, la legge [1] stabilisce che un unico delegato non può rappresentare più di 1/5 dei proprietari e del corrispondente valore millesimale. In termini matematici, ciò significa che in un palazzo in cui sono, ad esempio, presenti 25 condomini, il delegato non può avere più di 5 deleghe e non può rappresentare oltre 200 millesimi.

Ricapitolando, quindi, in prospettiva di una riunione di condominio ed in merito agli argomenti all’ordine del giorno, un proprietario può tranquillamente decidere di delegare le proprie decisioni ad un altro condomino. Questi, durante l’assemblea, avrà facoltà di esprimere il proprio voto che, come titolare del proprio immobile, sarà autonomo, distinto rispetto a quello espresso per il delegante e sommato a quest’ultimo: evidentemente, le due posizioni resteranno, quindi, separate, per quanto abbiano trovato convergenza in un interesse comune, né più e né meno come se entrambi avessero presenziato all’assemblea e come se entrambi avessero votato allo stesso modo.

Alla luce, quindi, di tali considerazioni e in assenza di diversa affermazione normativa o contraria interpretazione giurisprudenziale, ai fini del limite massimo di deleghe sancito dalla legge, non può essere preso in considerazione il valore millesimale dell’immobile di proprietà del delegato: questi, infatti, esprime un voto personale e distinto rispetto agli altri condomini che, per loro scelta, hanno deciso di delegargli ogni decisione in assemblea.

Resta chiaro, però, che il caso esemplificato in quesito potrebbe rappresentare un’ipotesi in cui, di fatto, non sarebbe rispettato il normale dibattito e la collegialità che dovrebbero caratterizzare ogni riunione condominiale e che hanno ispirato la norma in esame.

Tuttavia, non essendoci violazioni formali della legge, appare difficile sollevare, fondatamente, il problema in sede giudiziale. Non si deve dimenticare, infatti, il diritto dei soggetti deleganti di farsi rappresentare anche da un condomino particolarmente “potente” all’interno del fabbricato (poiché espressione di un valore millesimale molto consistente), che tale diritto è assolutamente ammesso e che una sostanzialmente identica e legittima circostanza si potrebbe verificare se in assemblea si presentassero tutte le persone interessate e se le medesime dovessero esprimere un voto convergente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Marco Borriello

note

[1] Art 67 disp. att. cod. civ.


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